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Ciak, si gira ma la crisi merita registi di alta scuola

Ciak si gira

La crisi che oggi trova il suo climax nella salita al Colle del Presidente della Camera potrebbe essere raccontata da tre registi italiani, o di origine italiana, per adeguati remaking

03 Febbraio 2021

Umberto Sulpasso

La crisi che oggi trova il suo climax nella salita al Colle del Presidente della Camera potrebbe essere raccontata da tre registi italiani, o di origine italiana, per adeguati remaking. Il grandissimo Sergio Leone avrebbe potuto rifare il film Per un pugno di dollari quando si annunciava la crisi, ovvero Per qualche poltrona in più, durante la crisi, riservandosi il terzo Il Buono, il Brutto e il Cattivo nel caso non si risolva. Lasciando agli utenti televisivi la scelta del Buono, del Brutto mentre pochi dubbi ci sarebbero sulla scelta de “Il cattivo”. Matteo, se ci sei, batti un colpo.

Quentin Tarantino potrebbe invece girare Giuseppi unchained e Mchael Cimino potrebbe realizzare il remaking de Il cacciatore.Nella trilogia di Leone, c’è un film più adeguato al remaking. Titolo (nuovo): Per qualche poltrona in più. Trama: c’è una triade di soggetti – el Indio Giuseppi, intento ad assaltare banche, che ha scippato alla comunità europea il malloppo dei recovery funds. Ci sono due personaggi, el Monco Matteo, che adopera sempre solo la mano sinistra perché usa la destra per sparare, che lo vuol fare fuori per prendersi la taglia- e il colonnello Mortimer - Nicola, un altro cacciatore di taglie che peraltro è animato anche da ragioni sentimentali: si è sposato con la sinistra e vorrebbe portare avanti il matrimonio con i 5 stelle.
Nelle parole dello sceneggiatore di Leone il personaggio chiave … “È cinico... quasi un robot. Sembra che gli interessi solo il denaro. E da lì nasce il massimo della violenza: il denaro come forza motrice dell'azione”. E naturalmente la favolosa musica di Ennio Morricone dovrebbe aprire tutti i telegiornali della sera per introdurre i cronisti del momento. L’atmosfera sarebbe perfetta.

Quentin potrebbe fare un remake con Giuseppi Unchained, la storia di uno schiavo di due padroni, che si libera miracolosamente dalla schiavitù di uno dei due, ma mentre sta per diventare Master di sé stesso, deve affrontare gli attacchi di chi vuole eliminarlo. Per salvarsi Djiango-Giuseppi deve trasformarsi in infallibile pistolero se vuole sopravvivere.
Ma se ambedue le trame sono utili e possibili, il vero elemento trainante di tutti i possibili film non può che essere una scena de Il cacciatore di Cimino, quella in cui i personaggi della crisi giocano con la roulette russa delle elezioni anticipate. È chiaro che Michael Vronsky Matteo, sa benissimo che se ci fossero le elezioni lui sarebbe spazzato via, e conta sul fatto che essendo una notevole percentuale dei presenti rappresentanti delle due camere certi di concludere qui la loro avventura rappresentativa, se non altro perché ci sarà una riduzione drastica degli eletti, può contare su loro par avere una potentissima spinta ai vari partiti a fare un accordo secondo le sue condizioni. E qui entra in scena Cimino. Rullo della pistola fatto girare: 30 domande a cui se la risposta è no, si tira il grilletto. Matteo: e se il colpo in canna sparasse alla tempia? Ne valeva proprio la pena?

Intanto in attesa della soluzione, potrebbe entrare in scena un remaking di Patroni Griffi Metti una sera a cena in cui quattro personaggi con amori incrociati (PD, 5 Stelle, IV e Leu) si annoiano a cena e alla fine ammettono un quinto commensale (i Costruttori), ma la noia perdura.
Cinematografia della crisi. A scegliere il remaking da fare proporrei fosse preposta una intelligente giornalista del Sole 24 Ore, Lina Palmerini. Confesso che raramente vedo un talk show politico, e meno che mai in questo periodo, ma ieri ho fatto una eccezione e sono stato premiato. Al talk show serale della Gruber. Brava Lilly, tre donne su quattro partecipanti scelte con senso della qualità, ma anche l’elemento maschile era bravo, perché non lo adotti come regola? Sempre, ogni sera, 3 donne su quattro, per sentire qualcosa di diverso.

Perché sceglierei Lina? Perché ad un certo momento si è chiesta come mai si parla di tutto e non dei recovery funds?
Già, come mai? La mia risposta è banale. I recovery funds dovrebbero essere utilizzati come straordinaria opportunità offerta dalla Comunità europea di modernizzare la nostra economia per affrontare il Post Covid 19, la vera spada di Damocle dei prossimi anni. (vedere film su Netflix I sopravvissuti). Ma dalle parti dei protestatari si sono sentiti solo appelli a come spendere, e mai a come investire. E qui è sembrato decisamente divertente l’indicazione a Draghi come premier fatta all’uscita di Renzi dall’incontro con il Capo dello Stato senza peraltro essersi informati con il soggetto in causa circa la sua eventuale intenzione a farsi coinvolgere. (captatio benevolentia in previsione di un possibile futuro fuori dal Parlamento?)
Per cui per concludere questa carrellata cinematografica verrebbe quasi da ispirarsi al capolavoro di Pilip Dick, Il cacciatore di androidi, trasportato in forma cinematografica nello straordinario Blade Runner: Il buon Matteo che corre sul filo del rasoio. Ma non era preferibile invece di andare a caccia di replicanti discutere pubblicamente come investire i recovery funds?

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