Martedì 02 Marzo 2021 | 02:35

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Sempre più «social» sempre meno alfabetizzati

È accaduto anche in Puglia, come la Campania ultima regione ad aprire le scuole dopo le ferie estive e prima a chiuderle dinanzi all’onda pandemica

social network

Si è detto che ci voleva la pandemia per capire quanto fosse disastrato il servizio sanitario nazionale: poche risorse alle regioni più povere dal Fondo nazionale, scarsi investimenti sulla sanità territoriale, servizi socio-sanitari (utili a decongestionare gli ospedali) arretrati. Ebbene, lo stesso potrebbe dirsi della scuola. Ci voleva la pandemia per rendersi conto di quanto fosse importante per la crescita dei ragazzi, per le famiglie, per la formazione della società che domani loro, da adulti, dovranno costruire. Una scuola, quella italiana, arretrata, fatiscente, impoverita negli stipendi come nelle ristrutturazioni degli edifici.
Sia come sia, il problema è stato affrontato male e gestito peggio. Con un ministro che si è preoccupato dei banchi con le rotelle mentre “Italia protetta” si chiudeva dentro un'unica zona rossa e con i governatori preoccupati di non finire davanti ai tribunali penali per i contagi negli istituti, al punto da ribellarsi ai decreti ministeriali sulle riaperture e combattere a suon di ordinanze più restrittive sino davanti al Tar.

È accaduto anche in Puglia, come la Campania ultima regione ad aprire le scuole dopo le ferie estive e prima a chiuderle dinanzi all’onda pandemica.
Liti tra ministro e governatore, ricorsi davanti ai giudici amministrativi, scaricabarile sulle famiglie (chi vuole chiede la presenza, chi ha paura tenga i figli a casa), pioggia di soldi per fornire le scuole di pc adatti alla didattica a distanza e chi più ne ha più ne metta. I sindacati? Messi nell’angolo, tra la paura dei docenti di beccarsi il contagio in classe e la necessità di dover riaprire i cancelli, hanno battagliato per ottenere il tracciamento (tamponi) in tutte le scuole a partire dal 1° febbraio e sono tornati dal tavolo regionale con in mano il trofeo ottenuto per i loro lavoratori: la vaccinazione prioritaria nella fase due per i docenti. Cosa è accaduto, invece, in questi mesi e cosa potrà accadere quando questo incubo sarà finito ce lo racconta Bankitalia: nelle analisi sugli effetti economici dello smart-working ha deciso di inserire la valutazione sull’apprendimento dei ragazzi costretti alla “Dad”. Così, tra qualche mese, scopriremo quanti sono rimasti per strada e hanno abbandonato l’istruzione nel mezzo del cammino, aumentando i tassi già elevati di dispersione scolastica nel Sud. Quanti, ancora, non saranno in grado di sostenere una Maturità degna di questo nome. E quanti, in questi mesi, non hanno dovuto solo combattere con le paure del mondo adulto ma hanno anche perso il valore più alto che la scuola ti può insegnare: essere comunità, stare con gli altri, apprendere le regole della vita che non sempre trovi scritte nei libri.

In Puglia il caos determinato dal conflitto istituzionale è evidente: da un lato un presidente di Regione che non intende cedere di un passo sui poteri (la tutela della salute pubblica) a costo di tenere chiuse le aule, dall’altro un ministro che non intende distruggere quel pezzo di Costituzione che mette tra i principi inderogabile il diritto all’istruzione per tutti. E giù con i dossier della Asl di Bari che dimostrano l’impennata dei contagi con la scuola in presenza e con i contro-dossier del ministero che dimostrano la diffusione dei contagi fuori dalle aule, giudicate sicure. Battaglia “ideologica”? Semmai il perenne conflitto tra i poteri dello Stato e l’ennesima prova del federalismo da Terzo mondo che ci siamo dati.
Ecco cosa diranno domani le indagini Bankitalia di questo periodo: si riaprirono le discoteche lasciando chiusi i ristoranti, si vietarono gli assembramenti a scuola ma si lasciarono le piazze della movida aperte, si riaprirono le scuole ma i trasporti scolastici erano sempre gli stessi e i contagi ripresero alla grande. E il Covid, sconfitto dal vaccino, se la riderà alla grande di Azzolina o Emiliano: avrà vinto la battaglia più nascosta, quella di una generazione sempre più “social” (sui pc o sui cellulari) e sempre meno alfabetizzata.

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