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Dopo il voto Puglia e Sud si mobilitino per la banda larga

Il Mezzogiorno non può consentirsi di affrontare questa nuova fase in una condizione semifeudale dei propri collegamenti telematici

Dopo il voto Puglia e sud si mobilitino per la banda larga

Non capita di frequente un election day composto da un referendum e da un pacchetto di votazioni, sia pure parziali. Dipenderà dai risultati di ciascuno dei due test se gli strascichi più profondi saranno determinati dal conteggio dei sì e dei no al taglio dei parlamentari o dalla conta dei voti nelle presidenziali regionali. Né possono venire in soccorso le previsioni della vigilia. L’orientamento degli elettori è così volatile che persino un redivivo Nostradamus (1503-1566) si avventurerebbe malvolentieri in una profezia. Basti pensare al referendum sulla riduzione di deputati e senatori: pareva una formalità di routine il sì popolare alla sforbiciata già varata dal Parlamento. Ora, invece, non si esclude una volata fino all’ultimo centimetro, a conferma dell’aleatorietà di ogni pronostico.

In sette regioni (compresa la Valle d’Aosta) si vota nel cinquantenario dei primi parlamentini territoriali. Il bilancio delle esperienze regionali non è esaltante. Le Regioni si sarebbero dovute segnalare come strumenti esclusivi di programmazione, legislazione, progettazione, coordinamento. Si sono, invece, trasformate in megastrutture metà amministrative metà legislative: ora in concorrenza con i Comuni a livello locale, ora in competizione con lo stato a livello centrale.
Quest’ultimo, a iniziare dal governo nazionale, non parte ad armi pari con i 20 staterelli regionali. Le regioni sono presidenzializzate da un pezzo (attraverso l’elezione diretta del capo della giunta, impropriamente definito governatore), mentre lo stato centrale non può disporre di esecutivi blindati, rafforzati dalla legittimazione popolare. Di conseguenza è il governo, paradossalmente, l’anello più debole della catena decisionale italica.

Ma anche le Regioni, nonostante il loro assetto presidenzialistico, non sono sempre elementi di stabilità, collaborazione e sicurezza, anche perché la riforma del Titolo Quinto della Costituzione (2001) non ha dato certo una mano alla coesione nazionale.

Che cosa accadrebbe se tutte quante le Regioni chiedessero un giorno l’autonomia differenziata sollecitata in questi anni da tre Regioni del Nord?
Gli euroaiuti per la pandemia potrebbero rappresentare una svolta per «resettare» il Belpaese. Nazioni come la Francia sono partite con tempestività presentando programmi di interventi circostanziati e scadenzati. L’Italia si è mossa in ritardo, ma potrebbe recuperare il tempo perduto se anch’essa concentrasse e finalizzasse gli obiettivi, senza disperderli in mille affluenti, sulla falsariga di quanto accade nelle Camere in occasione delle leggi di bilancio, quando si scatenano assalti alla diligenza da far impallidire i più spettacolari western degli anni Settanta.


Le Regioni del Sud, ad esempio, dovrebbero allearsi su pochi definiti progetti comuni, per chiedere a Roma e Bruxelles un cambio di velocità sul problema delle infrastrutture, in particolare sull’ammodernamento telematico del Paese. Nel Mezzogiorno l’arretratezza infrastrutturale immateriale rischia di rivelarsi ancora più dannosa del sottosviluppo infrastrutturale materiale.

Lo smart working e tutte le forme ex remoto di lavoro sono destinate a rivoluzionare non solo il modo di produrre, ma anche lo stesso rapporto tra luogo, spazio, tempo. Nulla sarà come prima, anche se, per incanto, l’arrivo di un vaccino miracoloso dovesse al più presto mettere fuori gioco il terribile virus emigrato dalla Cina.

Il Mezzogiorno non può consentirsi di affrontare questa nuova fase in una condizione semifeudale dei propri collegamenti telematici. Altro che banda ultra-larga: ci sono zone del Sud in cui la connessione telefonica è un miraggio. E senza connessione nessuna prospettiva di sviluppo o di ripresa potrebbe essere presa sul serio. Anzi, se perdurasse questa arretratezza, la situazione meridionale sprofonderebbe ancora. Altro che cercare di sfruttare le opportunità di nuova occupazione «in loco» o «a casa» fornite dalla telematica. Fino a quando la fibra ottica non arriverà davvero in ogni abitazione, la svolta rimarrà un miraggio. E pensare che molti sindaci sono scatenati contro il 5G. Ma di questo passo la decrescita infelice sarà più inevitabile di una provocazione di Trump.
Purtroppo, in Italia, si parla poco delle cose da fare, perché , a causa dell’instabilità del potere politico nazionale, il tatticismo prevale su ogni altra considerazione. Il che produce un aumento esponenziale delle distrazioni, più o meno di massa, più o meno dietrologiche e avveniristiche. C’è sempre un nuovo governo (Draghi?) in fase di progettazione. C’è sempre un nuovo partito (Conte?) pronto a sciogliere gli ormeggi. C’è sempre una scadenza istituzionale (Quirinale) pronta a condizionare decisioni, idee, iniziative e attività, Intanto, il tempo trascorre in attesa di chissà cosa.
Oggi e domani si vota sul referendum per la riduzione di 345 parlamentari. L’esito non è scontato, così come non è scontato il sequel della consultazione. Ad esempio: si cambierà la legge elettorale, non la si cambierà? All’Italia servirebbe un bel pacchetto di riforme a costo zero, ma l’istinto di conservazione assai radicato nel sistema, non solo nella classe politica, blocca ogni passo in tal senso.
La Puglia è una regione chiave nel Paese, non soltanto per i riflessi che il suo voto potrà avere negli equilibri politici nazionali. La Puglia è una regione chiave perché può rappresentare davvero la forza motrice del Mezzogiorno, la cui rinascita è fondamentale per la tenuta della stessa Unione Europea. Ci sono varie Puglie, per fortuna o per sfortuna. Qualche Puglia, ossia qualche zona di Puglia, non ha nulla da invidiare agli standard delle realtà del Nord. Ma qualche altra zona ha parecchio da invidiare, non solo al Nord.

Purtroppo, sui temi caldi dello sviluppo, anche a causa della trasfigurazione delle campagne elettorali, sempre più twittate e gridate sui social (le vere istituzioni occulte, molto più frequentate di Camera e Senato), non si è svolto, in Puglia e nelle altre regioni chiamate al voto, alcun confronto tra i candidati, di conseguenza gli slogan hanno soppiantato i programmi.
Speriamo ora nella qualità del futura rappresentanza regionale. Inutile elencare i problemi in agenda. Quello che interessa sapere ai pugliesi, è come i nuovi governanti e consiglieri intenderanno risolverli. A cominciare, confidiamo, dal necessario pressing per la banda ultra-larga. Ecco perché, dicevamo, servirebbe un’azione corale da parte delle Regioni meridionali: per battere cassa sulle emergenze vere, non sulle magnificenze clientelari che finiscono per dissipare un mare di risorse.


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