Venerdì 02 Ottobre 2020 | 00:19

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“Dress code” a scuola tra gonne e cravatte

Tra i tanti problemi dell'avvio scolastico, nasce l'idea dell'uniforme

“Dress code” a scuola tra gonne e cravatte

Ragazze con le gonne e ragazzi in giacca e cravatta: a Francavilla Fontana, 30 gradi all'ombra anche a settembre, nasce la divisa da college inglese. Le ragazze avranno anche i collant (genere di abbigliamento che le giovani non conoscono) o al limite i calzettoni (no comment); mentre i ragazzi indosseranno una bella uniforme ingessata.

Nella scuola alle prese con i banchi distanziati, i disinfettanti anti-virus e gli assembramenti vietati, c'è una preside, Adelaide D’Amelia, a capo del terzo Istituto comprensivo “De Amicis - San Francesco”, che ha lanciato l'idea dell'uniforme. Immaginate le chat degli onnipresenti genitori: in un mondo scolastico che è ancora alle prese con i disagi da pandemia-isteria-follia, è nato un caso decisamente “originale”, con tanto di capannelli virtuali (in ossequio alle norme antiCovid) e con raccolta di firme reali che pare si terrà stasera.

L'idea dell'uniforme sembra una provocazione in un'era in cui chi è sotto i vent'anni (ma pure molto prima e molto oltre, purtroppo!), è... uniformato da un look unico fatto di shorts, stivaletti o di zainetti identici per tutti. Un tempo grembiulino e fiocco, poi camice nero alle medie, poi nulla. In qualche caso, c'è chi ha adottato la maglia con il logo della scuola o al massimo il colore identico per tutta la classe, senza distinzione di sesso. Nello stile “college” di Francavilla, invece, maschi e femmine avranno divise legate alla loro identità e quindi gonne e cravatte. Una divisa che costerà 35 euro per bambino ma che – sono parole della stessa dirigente - “saranno costi ammortizzati nel medio periodo, perché la gonna è lunga fino al ginocchio e ha l’elastico regolabile”. (sic!)

Fedele al ministro dell'Istruzione Valeria Fedeli (la vita ha assonanze incredibili, a volte) che è stata in carica fino al 2018, la preside cita la propensione dell'allora ministra alla “differenza di genere nel linguaggio amministrativo”. E c'è di più, per spiegare l'idea delle donne con le gonne, la dirigente aggiunge che “l'uguaglianza formale e sostanziale tra le bambine e i bambini lascerà comprendere anche attraverso la gonna, indossata a scuola, che il corpo femminile richiede profondo rispetto e ossequio della sua dignità e personalità”.

Inutile aggiungere altro. Il dress code scolastico si somma alle tante incertezze di un anno che sarà positivo e negativo come i nostri tamponi. Peccato che si parli ancora di banchi e non di voci o di contenuti e di mezzi sempre scarsi per l'insegnamento. Peccato che non ci si impegni a rendere possibile quel vento di libertà e di amore per la cultura che la scuola dovrebbe far soffiare, aprendo le finestre non solo per cambiare l'aria ormai pericolosa di contagio, ma per immaginare orizzonti. Futuri così difficili, oggi che siamo tutti dominati dall'incertezza. Eppure – ricordiamolo – è nell'incertezza che l'uomo (sia pure un prof disinfettato, un bimbo con giacca o una bimba in gonnellina e collant) scopre le sue possibilità... quelle vere, di vita e non di look.

Nell'anno caldo del virus, la divisa da sudori in classe è davvero una pensata che fa pensare. Anche il torrido settembre pugliese evidentemente fa i suoi effetti e lo farà soprattutto sui bimbi incravattati. Coraggio, ragazzi.

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