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Indignatevi piazze del Sud (con i dottori ora spazzini)

Se quella dei dottor spazzini di Barletta, Italia, non è una forma di resa ma di resistenza civile, tanto buon lavoro sia per loro.

Barletta, diventerà netturbino con 110 e lode in ingegneria edile: la storia

BARI - Ma certo, non è uno scandalo che nove laureati a Barletta faranno gli spazzini, pardon gli operatori ecologici. E non è uno scandalo che lo faranno anche quattro diplomati. Sai, guadagneranno 1200 euro netti al mese, più o meno quanto un insegnante di scuola media. E se lo sarebbero sognato se avessero fatto il mestiere per il quale hanno studiato. E del resto, non si dice di continuo che studiare è ormai da fessi? Non si dice che in America anche il premio Nobel da giovane ha fatto il cameriere? Non si dice che è ora che questi giovani la finiscano col posto fisso? E che devono diventare imprenditori di se stessi? E’ il progresso, bellezza. Quello per il quale neanche lo scandalo è più uno scandalo. Fanno il deserto e lo chiamano progresso.

Così, cari dottori spazzini, non la fate grossa. Anzi uno è ingegnere. E tutti questi titoli sui giornali, poi. Ve ne potevate andare al Nord o all’estero. Ma anche allora avrebbero detto, ma perché se ne vanno tutti? Voi avete avuto la colpa di voler fare le superiori o l’università nell’ignorantissimo Paese in cui non è laureato neanche un terzo dei deputati, gli onorevoli insomma (Lega in testa). Figuriamoci che non è laureato neanche il ministro degli Esteri, né altri tre attuali ministri. E dovete lamentarvi voi? Ogni lavoro ha la sua dignità, vi ripetono i sapientoni col conto corrente. Né la laurea dice tutto delle capacità o dell’ingegno. E’ vero. Magari sarebbe stato meglio che l’aveste scelto, quel lavoro, invece di dover cedere al ricatto del <qualsiasi cosa meglio della disoccupazione>. Invece di dover cedere alla necessità di mettere su famiglia, di guardare in faccia la realtà. Voi giovani che, a furia di guardarla, finisce a sprezzo. O rassegnazione.

Dovessimo per una volta non mistificare le parole, non contrabbandare la menzogna per verità, dovremmo parlare di distruzione di valore. Il valore di quanto hanno speso le vostre famiglie di nuovi spazzini per farvi diventare dottori. Il valore della vostra fatica e delle vostre speranze. Il valore della vostra conoscenza sottratto alla società. Il valore di quanto ha investito lo Stato su di voi. Il valore di titoli di studio sempre più scoraggianti nelle scelte di altri giovani dopo di voi. Il valore del futuro di tutti. E meno male che avete acchiappato l’occasione, con i robot che come puliscono loro le strade non ci sarà partita per nessuno. E chissà che fine faranno anche gli spazzini.
Per consolarvi (voi che forse non volete affatto essere ipocritamente consolati) vi dicono che anche al Nord, sapete? Anche al Nord non trovano ciò che vogliono e vanno via. Loro vanno all’estero, se lo possono consentire. Voi andate al Nord. E mica lo scopriamo oggi che il Sud ha la condanna di emigrare. E’ come un elemento del paesaggio, dai bastimenti per l’oceano, alle valigie di cartone, ai trolley. Così è e così deve andare. Via come invisibili, cittadini di seconda classe. Figuriamoci se stare a filosofeggiare su di voi che comunque un lavoro lo avete trovato, pensate a quanti altri laureati o diplomati come voi non hanno superato il concorso di Barletta. Ve lo dovrebbero dire, che siete fortunati. E che basta con questo merito che non viene riconosciuto, potevate mettervi in politica che è l’unico posto in Italia in cui l’ascensore sociale funziona (e spesso fa fare soldi).

E’ chiaro, c’è un tempo per tutto, come insegnano i vangeli. Per pagarti gli studi puoi certamente andare a fare il barista o la babysitter la sera. Anzi è ammirevole. Ma al Sud questo tempo sembra non finire mai. E non è il destino, sia chiaro. Sono le scelte ingiuste di un Paese contro un pezzo di se stesso trattato da serie B. Pensate che ora che è Natale e i ragazzi devono tornare a casa dal Nord, che ti fa questo disgraziato Paese? Ti aumenta di tanto il costo dei biglietti ferroviari e aerei che hanno dovuto organizzarsi un pullman per conto loro per scendere da Milano. Pronto soccorso collettivo, autodifesa terrona.
Quella che ci vorrebbe non solo alle feste comandate. Non c’è mai stata una piazza del Sud come le tante piazze d’Italia e del mondo che fremono di indignazione per le piccole e grandi ingiustizie di questo tempo. Piazze giovanili. Fossero sardine o alici mediterranee o polpi (creature intelligentissime), una voce dovrebbe salire dal Sud per spezzare la convinzione che non ci sia nulla da fare. Che ciò che è fatto è fatto. Sud in cui invece si può, nonostante tutto. Sud dal quale tutti dovrebbero imparare come si ottenga il più dal meno. Ma anche Sud che non porga più l’altra guancia per evitare di svuotarsi dei suoi nuovi cittadini.

Se quella dei dottor spazzini di Barletta, Italia, non è una forma di resa ma di resistenza civile, tanto buon lavoro sia per loro.

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