Sabato 04 Aprile 2026 | 16:49

Gheddafi qui per fare i conti con la storia

Gheddafi qui per fare i conti con la storia

Gheddafi qui per fare i conti con la storia

 

Sabato 13 Giugno 2009, 15:09

02 Febbraio 2016, 20:23

di Giuseppe Giacovazzo

L’altra notte, sulle colline di Fasano, hanno ucciso un malvivente che da anni terrorizzava campagne e paesi. Furti, rapine, estorsioni , e anche l’omicidio. L’hanno freddato sotto casa con tre fucilate a pallettoni da cinghiale. Mai vista tanta goduria negli occhi dei contadini in Valle d’ Itria. Un gran sospiro di sollievo: “ Hanno ucciso Gheddafi!” Così lo chiamavano. Questo per dire come a livello popolare viene tuttora associata la fama del colonnello libico. Estremo lembo di una stratificazione mediatica che viene da lontano. Fin dal 1911 la Libia strappata ai Turchi riscuoteva la stessa ignominia. Senussi e Beduini li appellavano, con ironia e dileggio, i due partiti locali che in quegli anni a Locorotondo parteggiavano con Giolitti o con Salandra, a suon di brogli e coltellate.

Ora Muammar Gheddafi approda a Roma con una vecchia foto cucita sul petto, che ritrae l’eroe nazionale dei Beduini mentre, deriso dai fascisti, sta per salire alla forca, condannato dal generale Graziani. 1931, nono anno dell’era fascista. Gheddafi è un grande comunicatore. Scendendo dall’aereo si è tolto il berretto gallonato davanti a Berlusconi, ma tenendo stretto nella mano il bastone del comando. E ha fulminato tutti con una frase secca, lapidaria: “ Sono qui perché l’Italia ha chiesto scusa al mio popolo”. Era il messaggio che la sua gente si aspettava estatica attorno al video, nei più sperduti villaggi del deserto.

La notte scorsa ho visto su Sky Cinema il film vietato per 28 anni ai nostri schermi, “ il leone del deserto”, che racconta vita e morte dell’eroe nazionale della resistenza Omar Mukhtar. Un brutto colpo ai fanatici cultori dell’abusato mito “ Italiani brava gente “, che invano cercarono di demolire i nostri più famosi “ antitaliani”, da Prezzolini a Montanelli , da Longanesi a Bocca e allo stesso Scalfari che di recente ha bollato di “ analfabetismo politico” i nostri intellettuali di sinistra. Il problema è la nostra endemica tendenza a rimuovere dalla memoria il passato. Anche il passato prossimo. Troppo accecati dal presente, ignoriamo la storia. Pochi ricordano che siamo stati una potenza coloniale . Che abbiamo sterminato tribù di etiopi con i gas asfissianti. Che abbiamo lasciato morire migliaia di deportati libici qui in Puglia, nelle favolose isole Tremiti, a mezz’ora di mare da Manfredonia. Ce l’ha ricordato Gheddafi, a Roma capitale dell’impero sui colli fatali. E quel terribile film sublime, con Antony Quinn nei panni dell’eroe immolato. Nessun colonialismo fu esente da orrori. Quello fascista raggiunse la ferocia. Con il re Sciaboletta che teneva il sacco ai massacri. Chi ha visto quel film ora sa perché Gheddafi è sceso dall’aereo con quella effige cucita sul petto. E’ la loro Croce. Il loro Olocausto. Incancellabile. Non fosse che per questo, è stata benefica alla nostra memoria la visita del Rais. Per quello stesso deficit di memoria abbiamo dimenticato anche i lati negativi della politica libica in questi 40 anni di regime che continua. Gheddafi ha foraggiato un po’ di terrorismo basco e nord-irlandese, anche se poi ha preso nettamente le distanze dalla follia di Bin Laden.Ha sparato su Lampedusa un paio di missili taroccati, comprati a peso d’oro dai russi che lui odia. Ma ha anche rinunciato a far parte del “ club nucleare”. Ha pesantemente attaccato l’America di Reagan. Ma, con buona pace del ministro Frattini, non ha tutti i torti: volevano sterminare lui e la famiglia bombardando la sua tenda , quella notte del 1986. I più accaniti puristi della forma democratica occidentale puntano il dito contro il dittatore. E il Pd non perde occasione per dividersi anche su questo. Già, ma il signor Mubarak cosa fa in Egitto? E il signor Ben Alì in Tunisia? E tutti i sultani del Golfo, dal Catar all’Oman fino all’Arabia Saudita? E il miliardo e mezzo di cinesi come se la passano dopo aver perso la fede nel comunismo? Per una metà del mondo la democrazia è un “lusso “ dei paesi che hanno potuto coniugare capitalismo e libertà, benessere e diritti civili, Cristianesimo e Rivoluzione francese. Io non so di quale Dio parlasse Gheddafi nel discorso a Palazzo Giustiniani. L’ha evocato ogni tre minuti. Non il dio di Abramo, né quello di Gesù di Nazaret. E’ il Dio di Maometto. Ma ciò che più conta è il fatto che la Libia non è uno stato islamista. Crede nell’ Islam, ma è uno stato areligioso, quasi laico. Al contrario dei tanti sultanati arabi, teocrazie fondate sul Dio Petrolio.

Gheddafi è l’unico leader africano che ha capito la geopolitica mediterranea e la sua centralità tra l’Europa e il Medio Oriente.

E questo rimane il segno più certo, oltre ogni interesse materiale, della nostra vicinanza che diventa alleanza e forse amicizia.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Marchio e contenuto di questo sito sono di interesse storico ai sensi del D. Lgs 42/2004 (decreto Soprintendenza archivistica e Bibliografica Puglia 18 settembre 2020)

Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725 (Privacy Policy - Cookie Policy - - Dichiarazione di accessibilità)