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Il giallo della scomparsa

Ritrovato, torna a casa
il primo libro
stampato in Puglia?

libri antichi

di ENRICA SIMONETTI

Il primo libro stampato in Puglia è un meraviglioso testo d’amore e di inganni: l’autore, l’antico scrittore Colantonio Carmignano, non avrebbe mai potuto immaginare, nella sua epoca cinquecentesca, di finire al centro di un giallo internazionale fatto di altrettanto amore e di altrettanti inganni. Il mistero riguarda la scomparsa di questo preziosissimo volume, che da un bel po’ di tempo è «disperso»; l’inganno è dovuto alla mano che lo ha «rapito»; mentre per fortuna, come nelle belle liriche rinascimentali, alla fine trionfano l’amore e il lieto fine.

Sì, perché la bella notizia è che la «cinquecentina» dal titolo Le operette del Parthenopeo è pronta a riapparire in Puglia dopo la sua «latitanza». La notizia circola negli ambienti culturali regionali e si sa che il lavoro meticoloso della Procura di Bari e le lunghe indagini condotte dal Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Bari stanno per dare i loro frutti. Il libro rinascimentale doveva trovarsi nel patrimonio dell’ex Ente Provinciale per il Turismo, un patrimonio che nel tempo - come la Gazzetta ha più volte documentato - è risultato «decurtato», visto che ci sono stati importanti dipinti spariti (alcuni recentemente recuperati), altri venduti in aste internazionali e altri ancora abbandonati per decenni in un caveau.

Tutta questa brutta storia, vergognosa perché il patrimonio è pubblico e appartiene a tutti i pugliesi, finirà in una mostra ad hoc in cui saranno esposti ben presto i dipinti «dimenticati» da chi invece doveva custodirli.

Chissà se in quella occasione non sarà presente anche il libro misterioso di cui stiamo parlando, l’opera con le liriche di Colantonio Carmignano, che fu stampato il 15 ottobre del 1535 dalla Basilica di San Nicola e che non meritava questo strano destino.

Pensate che di questo libro esistono solo pochissime copie: una è conservata a Londra, al British Museum, un’altra alla Biblioteca Trivulziana di Milano, un’altra ancora appartiene agli editori Laterza, mentre l’unica esposta si trova nel Museo Civico di Bari, chiusa in una vetrina al primo piano. Quella mancante era censita dello storico Vito A. Melchiorre nelle casse dell’ex Ente Provinciale, poi divenuto PugliaPromozione.

In un qualsiasi altro Paese del mondo un’opera così importante, testimonianza cinquecentesca, sarebbe stata tenuta ben stretta. Da noi non è andata così, ma forse il 2018 potrebbe segnare l’anno del ritorno a casa di un capolavoro che fa gola ai bibliofili.

Il giallo non finisce qui perché al Museo Civico spunta una curiosità decisamente interessante. Infatti, come spiega lo stesso Francesco Carofiglio, direttore del Consorzio Idria (che gestisce il Museo nel cuore di Bari Vecchia), del libro esposto esiste una copia anastatica non perfettamente corrispondente al libro originale esposto nella teca. Il frontespizio è simile, ma le pagine e le immagini a corredo sono diverse. Quindi si tratta della copia di un altro libro. Forse di quello scomparso? E come mai esiste questa copia e non quella originale dell’opera?

Il mondo dell’editoria antica è pieno di questi misteri. Lo si vorrebbe meno pieno di sparizioni e di ruberìe, ma il mondo in cui viviamo non lo permette. Troppa voglia di affari, troppa furbizia.

Colantonio Carmignano, l’autore del libro scomparso, è a sua volta uno scrittore misterioso. Tanto che per tempo la sua identità è stata celata sotto lo pseudonimo di «Partenopeo Suavio» e che per secoli si è ritenuto che fosse sempre lui l’autore del resoconto di un viaggio di Bona Sforza in Polonia. In realtà, il Carmignano era uno scrittore raffinato, discendente di una antica famiglia nobile napoletana. Di lui si interessò pure Benedetto Croce e tutta la storia dello scrittore, compresi i collegamenti con la Duchessa di Polonia, con i principi e gli ambienti politici cinquecenteschi, sembra già da sola un film.

A questo film si potrebbe aggiungere ora la scena finale del ritorno del libro scomparso in Puglia, un’occasione - chissà - per voltare pagina, per conoscere le liriche deliziose del Carmignano, fatte di corteggiamenti arditi (niente a che vedere con il caso molestie, no!) ma anche - ai nostri tempi - una metafora del modo in cui dissipiamo la nostra cultura.

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