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La magia dell'archetto
di Francesca Dego

La violinista applaudita a Bari con la Sinfonica metropolitana

La magia dell'archetto di Francesca Dego

Nicola Sbisà

Un avvio rilevante per interesse e portata per la stagione dell’Orchestra sinfonica metropolitana barese. Il direttore artistico maestro Marco Renzi, ( opportunamente confermato nell’incarico, per il quale, è bene dirlo, i «concorrenti» erano molti ed anche di rilievo!), ha infatti invitato una volta ancora una solista di prestigiosa personalità come la giovane violinista lombrada Francesca Dego (già apprezzata nelle scorse stagioni come brillante interprete di Paganini, Beethoven e Bruch) considerata oggi una delle migliori violiniste non solo italiane, affidandole stavolta quell’opera di grande impegno tecnico, ma soprattutto interpretativo, qual è il Concerto in re maggiore di Brahms.

Opera all’inizio - fu composta nel 1878 – non molto ben accetta dai grandi violinisti dell’epoca, primo fra tutti lo storico Joseph Joachim e dopo di lui il non meno famoso Pablo De Sarasate, il concerto si affermò tuttavia decisamente, entrando d’autorità nel repertorio di tutti i grandi violinisti. Oggi se ne contano ben oltre settanta registrazioni discografiche diverse, fra le quali spiccano quelle dei più grandi violinisti del ‘900 (il grande Jasha Heifetz ne realizzò ben tre diverse, ma resta «storica» quella con Koussevitzky e l’Orchestra di Boston).

Riascoltarla – il concerto si è svolto in Cattedrale, affollatissima – è stato un vero piacere, in quanto la Dego si è subito confermata interprete straordinaria, data per scontata la scintillante valentia tecnica, capace di esaltare con sincero, coinvolgente trasporto il lirismo ed i nobili accenti dei primi due movimenti ed il bruciante virtuosismo che anima il tempo conclusivo dell’opera.

Un’interpretazione decisamente trascinante la sua, che il pubblico ha accolto con caloroso entusiasmo.

Sul podio il maestro bulgaro Boian Videnoff, che in Brahms ha sfoggiato una feconda identità di vedute con la solista, ottenendo dall’orchestra l’ideale collaborazione per la migliore realizzazione di un’opera così significativa e possente.

Videnoff da parte sua ha poi presentato due pagine di estremo interesse nel repertorio sinfonico quali sono la Sinfonia n. 40 di Mozart e l’elegante Serenata per archi op. 20 di Elgar. Due opere di evidente, diversa natura, ma che hanno consentito al pubblico di apprezzare l’ampiezza di vedute interpretative del maestro e, in particolare, la sua precisa e feconda espressività. L’alternarsi di spunti briosi e di più torvi momenti introspettivi di Mozart e appunto il fecondo intreccio fra grazia e vigore di Elgar, - ne esiste anche, realizzata nel 1933, una registrazione diretta dall’autore - hanno ricevuto l’esemplare risalto. Ottima la prova – grazie ad una guida così fervida e competente – dell’orchestra barese, i cui archi, già notevolmente impegnati in Mozart, hanno poi avuto modo di ancor meglio esprimersi in Elgar.

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