Martedì 28 Settembre 2021 | 23:47

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Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

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tra serio e faceto

Cosa farne delle ceneri?
Ma che bell'argomento!

ceneri

di VALENTINO SGARAMELLA

«Occhio malocchio prezzemolo e finocchio, io mi battezzo contro il malocchio», leggendaria formula scaramantica di Lino Banfi. Alla fine di un anno terribile, tra crisi economica incalzante, disoccupazione, governo caduto e terrorismo internazionale, discutere di un provvedimento come la eventuale richiesta di cremazione dopo la morte non se l’aspettava nessuno. È accaduto che l’Ufficio anagrafe di Palazzo di città abbia istituito il registro nel quale il cittadino residente a Bari ha la possibilità, volendolo, di indicare la destinazione finale delle proprie ceneri, nel caso scelga la cremazione dopo la morte. Il richiedente, potrà indicare già da ora dove gradisce che le sue ceneri siano affidate o eventualmente disperse, a piacimento. Perché stupirsi? È probabile che anche l’editto napoleonico di Saint Cloud con il quale nel 1804 si istituiva la novità della sepoltura nei cimiteri avrà prodotto sensazione.
Abbiamo chiesto un commento ai nostri artisti, sempre in grado di regalarci un po’ di ironia.

Gianni Ciardo «Vuole che la battuta la faccio adesso o aspettiamo un poco?»: lo humour di Gianni Ciardo. «Alcuni preferiscono essere sepolti, come tutti i morti civili, altri vogliono essere cremati; mi sono informato e per essere cremati costa di più. Siccome non ho possibilità di pagare la cremazione, ho deciso farmi cremare parzialmente così risparmio sul prezzo». In merito a chi affidare le sue ceneri: «Non lo voglio dire perché mi vergogno».

Dante Marmone «Con il peperoncino ed un po’ d’insalata, mi protegge la Madonna dell’Incoronata». Ma andiamo avanti.
«Che bell’argomento a Natale – prorompe Dante Marmone – stiamo sotto gli occhi del Signore; in questo modo potremmo anche trovare petrolio nel camposanto in futuro e risolvere il problema energetico».
Le idee sono come ciliegie, una dopo l’altra. «Se cominciamo a farci cremare tutti, avremo un enorme spazio di terra e ricavare petrolio per risolvere il problema del riscaldamento in cucina».
E delle ceneri cosa farne? «Non so se possiamo custodirle in casa del congiunto – esamina Marmone – oppure disperdendole va a finire che ci ritroveremo in un deserto di cenere con tutta la nostra risulta.
Di me resterà ben poco perché ho un peso molto limitato». Si congeda così: «Noi possiamo prendere in giro la morte solo da vivi, poi si incaricherà lei di prenderci in giro tutti inesorabilmente».

Mingo De Pasquale «Con l’olio, il sale e l’aceto mi protegge la Madonna dello sterpeto». «L’iniziativa del Comune è certamente lodevole perché è corretto scegliere in vita a chi andranno le nostre ceneri», commenta Mingo. La sua ironia: «Non è che il Comune lo fa in prospettiva di rimpinguare le casse? Non vorrei che si pensasse ad una tassa sul possesso delle ampolle con le ceneri». Poi prevede: «Bisogna tenere le anfore lontane dalla portata dei bambini e delle badanti sbadate, già vedo i baresi che portano le anfore in vacanza a Rosa Marina e poi prevedere nelle case una camera (non) mortuaria con tutte le anfore degli avi».

Uccio De Santis «Corna di bue, latte scremato, proteggi questa casa dall’innominato». «Con questo freddo che fa, a Capodanno rischiamo di trasformarci in granite con queste notizie». Intervistiamo Uccio De Santis in videochiamata, non si trattiene dal toccarsi, scaramanticamente, le parti intime... «Hanno imitato gli esquimesi - dice - anche da loro hanno adottato lo stesso provvedimento e hanno avuto granite». Poi semiserio: «Questa è una cosa alla quale difficilmente pensiamo, anche se è un investimento da fare, in un loculo o nella cremazione, per non gravare sulla famiglia».

Gianni Colajemma «Ti riscioglio ra la capo a lo pere. Chi t’a fatto lo male t’adda fa’ lo bene», altro proverbio in uso tra popoli superstiziosi. Colajemma analizza: «Sono impreparato dinanzi ad argomento simile, per chi ha sofferto lutti in famiglia non è allegra la cosa e si resta esterrefatti, ci sono cose serie, c’è il terrorismo che miete vittime, non posso argomentare su questo».

Alessio Giannone «Uocchie, contruocchie, mittincille a’ l’uocchio, schiatta riavolo e crepa l’uocchio»: ancora la fantasia di Napoli. «Io disperderò le mie ceneri sul ponte nuovo che hanno fatto a Bari - dice Alessio alias Pinuccio - perché almeno ha un’utilità, dopo il cimitero avremo il ponte delle ceneri». La battuta è fulminante: «Farlo alla fine dell’anno è come dire: m’rit cha è megghje».

Nico Salatino «Aglio fravaglio fattura ca nun quaglia», diceva, più o meno, Peppino De Filippo. «Anzitutto, ringrazio il Comune per gli auguri - esordisce Nico Salatino che ha ricevuto da poco il Nicolino d’oro proprio a Palazzo di città - Chi decide di farsi cremare lo farà ma chi non decide dovrà scegliere di farsi cremare perché non c’è più posto sotto terra, arriveremo al punto da rendere obbligatoria la cosa». Salatino propone cremazioni pubbliche in piazza Mercantile. «Gli artisti che se ne vanno li ricordiamo in un bel falò in una piazza a richiesta, piazza Massari, alla fontana dell’università». Poi conclude: «Sulla mia lapide farò scrivere: io sono qua non ho fretta vi aspetto con comodo perché per me il tempo si è fermato».

Alfredo Navarra «Corna, bicorna, capa r’alice e capa r’aglio», dicono (sempre) a Napoli. Navarra scoppia in una risata contagiosa. «Quando stappiamo lo spumante diciamo: cenere siamo e cenere torneremo; non si può fare in un altro momento questa cosa? Magari a Carnevale?».

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