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«La Grande Madre»
Racconti di pietra
a Castelmezzano

«La Grande Madre»Racconti di pietraa Castelmezzano

Mille anni di storie e leggende impresse sulle rocce di Castelmezzano. “La Grande Madre” è uno spettacolo unico, fantasmagorico. Spettacolo di luci, suoni, colori. E parole. Un racconto emozionante che diventa ancora più seducente perché proposto in un luogo incantato. «Sarà una visione esclusiva», evidenziano gli organizzatori, perché potrà avere un pubblico non superiore a 36 spettatori alla volta. Per questo è obbligatorio prenotarsi. Ogni sera, dall'8 agosto al 4 settembre 2016, saranno proposti due spettacoli, con inizio alle ore 21 e alle ore 22. L'anteprima per gli organi di informazione è stata programmata per domani, domenica 7 agosto, alle ore 21, presso il Fortilizio Normanno Svevo. Prevista, tra gli altri, la presenza anche dell’assessore regionale all'Agricoltura, Luca Braia, e del direttore Apt Basilicata, Mariano Schiavone.
La storia è affascinante. Ci sono “quattro canti” sussurrati lungo il sentiero che conduce alla rocca. Un canto di vento, un canto d'acqua, un canto di luce, un canto di pietra. Le loro nenie accompagnano il passo di ogni camminante. Nell'incavo di questa arenaria, a Castelmezzano - ora sono mille anni – trovarono rifugio i monaci basiliani. Giunsero a queste rocce per scampare a persecuzioni e massacri nelle terre d'oriente.

Ma non era finita. I saraceni minacciavano loro e la gente di questo borgo dalla rocca di Pietrapertosa. E proprio, quando tutto sembrava perduto, dal profondo Nord arrivarono i Normanni. Vennero a difendere i monaci e le genti di Castelmezzano. E la croce.
Giunsero fra queste guglie, e lasciarono la loro impronta, Boemondo d'Altavilla, principe d'Antiochia, e Thomas de Limburg. Arrivarono due cavalieri, sulla groppa di un unico destriero (tutt’ora simbolo del borgo) e Castelmezzano divenne tappa del lungo cammino che conduceva a Gerusalemme.
Lasciarono in questo paese di pietra, l'olmo, la quercia, la sacra fonte da cui ogni vita ha principio. E il tempio e i nomi e altri segni. Lasciarono la croce e le rose.
I cavalieri Templari scelsero Castelmezzano come terra di passaggio. Come rifugio. Ogni cosa portarono con devozione in questo luogo su cui veglia lo sguardo delle Madonne. La dea, la grazia, la luce della Stella Mattutina: «Qui abiterò perché l'ho scelto». Così è scritto.
Consegnarono nelle mani della Grande Madre, nella chiesa di Santa Maria dell'Olmo, la reliquia più preziosa: la Sacra Spina che aveva incoronato l'Ecce Homo. La reliquia che mani sacrileghe, un giorno non lontano, hanno portato via.
Restano i quattro canti lungo il cammino. Di vento, di acqua, di luce e di pietra. Raccontano misteri e rivelazioni. Bisbigliano leggende immortali che continuano a respirare fra i picchi e le rovine, nelle pieghe dei sentieri e del tempo. Negli anfratti più oscuri in cui spiriti erranti, da mille anni, mormorano nenie al ritorno delle stagioni.
[m.s.]

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