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L'intervista

Baglioni: «Vi racconto il mio viaggio al centro della musica»

Per il cantautore oltre mezzo secolo di canzoni. Anche tre date a Bari, dal 6 all’8 novembre per il suo tour.

Claudio Baglioni in tour  anche a Bari il 6 novembre per i 50 anni di carriera

«Al centro» Claudio Baglioni. Per festeggiare il mezzo secolo di canzoni, il cantautore romano, dopo le due anteprime previste per il 14 e 15 settembre già sold out all’Arena di Verona, inizierà il tour ufficiale di «Al centro» nei palazzetti italiani partendo il 16 ottobre da Firenze per poi giungere in Puglia per la tripletta: 6, 7 e 8 novembre al Palaflorio di Bari (biglietti disponibili su TicketOne.it, info www.fepgroup.it).

Baglioni, pensava di arrivare «al centro» della musica italiana?
«Agli inizi, pensavo che arrivare sarebbe stato difficilissimo: questa aspirazione al successo come “centro” di un viaggio, mi pareva davvero un miraggio. Poi, quando il successo è arrivato, ho iniziato a pensare che non sarebbe mai durato. Certo non avrei mai immaginato che sarebbe durato più di cinquant’anni. Credo, però, che “al centro” non si arrivi mai, perché, fino a che un viaggio dura, c’è sempre un altro centro da raggiungere. E credo che sia molto meglio così».

Tre date a Bari: cosa sente di dire al pubblico pugliese?
«Lo trovo straordinario. E pensare che, nel 1971 – che, poi, sarebbe il terzo di questi cinquant’anni di musica - partecipai al secondo concorso più importante della mia vita: la “Caravella dei successi di Bari”. Mi classificai ultimo, con il brano Notte di Natale. Dopo tanto tempo, tornare a Bari e in Puglia, e trovare tutto questo affetto, questa passione è davvero sorprendente.

Che dire? Per esser ultimo, mi sono piazzato bene».
Un’altra grande emozione l’ha regalata quando suonò nel rudere del Teatro Petruzzelli con il solo pianoforte. Cosa ricorda?
«Una grande emozione per l’esecuzione di Per incanto e per amore. Sentivo che era importante fare qualcosa per cercare di essere utile alla causa, per contribuire a fare in modo che la struttura tornasse di nuovo a funzionare ma, soprattutto, riportarla ai fasti clamorosi dalla sua costruzione e di prima del dopoguerra, quando il Petruzzelli era uno dei teatri più belli del mondo. Quella sera, il teatro era ancora un cantiere per via della diatriba che opponeva amministrazione e proprietari: sembrava che nessuno riuscisse a fare in modo di ripristinare il teatro. Era la vigilia dell’Epifania: avevamo scelto quella data, proprio a significare che ci aspettavamo tutti un bel regalo. Tra l’altro, visto che ci trovavamo a Bari porta d’Oriente, anche noi ci aspettavamo i re magi che ci portassero in dono l’intelligenza, la lungimiranza e l’equilibrio necessari a sciogliere quel nodo. Ricordo una sera gelida: intorno a noi c’era il teatro, ma sopra di noi non c’era il tetto sfondato. È stata un’esperienza televisiva decisamente insolita, ma molto importante: alla fine del Tg andò in onda il collegamento con una canzone nuova scritta proprio per quella occasione, poi seguì un concerto al quale parteciparono alcune centinaia di persone. Un’emozione incontenibile e un’esperienza unica».

Il doppio album «Oltre» del ’90, è uno dei momenti più sperimentali della sua carriera. Nel disco, dalle sonorità world vicine a Peter Gabriel, figurano straordinari artisti internazionali (Paco de Lucia, Richard Galliano, Manu Katche, Danny Thompson): come mai ha abbandonato quella sperimentazione?
«Perché in quel doppio album mi sembrava di aver già esplorato quei connubi e incontri, quelle fusioni che la canzone popolare può avere con le altre discipline, che anno stili e connotazioni più particolari. A quel progetto c’era anche un’artista straordinaria come Mia Martini. E, comunque, anche dopo Oltre non sono mancate quelle che allora si chiamavano “contaminazioni”, sempre nel tentativo di non fermarsi e di dare vita a un linguaggio che fosse il meno sentito, scontato e consueto possibile».

Tanto lavoro a breve, compreso Sanremo. Sta pensando a un nuovo album di inediti?
«Sì, è già in lavorazione da alcuni mesi, anche se non fa parte del progetto legato a questi primi 50 anni. È un lavoro che somiglia un po’ a Oltre, nel senso che è vissuto con una preparazione e una libertà creativa, espressiva e lavorativa che assomiglia a quella».

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