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A Rutigliano i fischietti in mostra nell'ex convento

Sono 700 manufatti d'argilla provenienti da tutta Italia, esposti nel seicentesco Palazzo San Domenico

A Rutigliano i fischietti in mostra nell'ex convento

Un bizzarro connubio tra sacro e profano dimora dal 1989 al primo piano del seicentesco Palazzo San Domenico: il Museo civico dei Fischietti di terracotta. Un museo diverso dagli altri: la visita nei corridoi che espongono una imponente collezione di oltre 700 manufatti di argilla sonante, provenienti da tutta Italia, la si fa con il sorriso.
Perché i fischietti di terracotta sono il frutto non solo della abile arte manipolativa dei figuli, ma soprattutto della loro arguta creatività dissacrante. Ormai autentici oggetti di culto, i fischietti hanno la loro straordinaria ribalta nazionale durante la celeberrima fiera di gennaio, cui dal 1989 si abbina un concorso nazionale: una competizione artistica, prima nel suo genere in Italia, che annualmente vede protagonisti i più importanti maestri italiani della terracotta, le cui opere alimentano, edizione dopo edizione, il Museo allestito in quello che un tempo (fino agli inizi dell’800) era un convento domenicano.
Nelle vetrine si possono così ammirare, accanto alle tipiche produzioni locali, manufatti provenienti da altre realtà geografiche: «Dalla collezione del Museo emerge la sorprendente varietà di fischietti in terracotta», afferma il noto antropologo calabrese Sergio Straface che nel 2015 ha curato la catalogazione delle opere conservate a Palazzo San Domenico e immesso nella rete nazionale telematica del Ministero dei Beni culturali le relative schede. «Curiosi e bizzarri testimoni del tempo e della storia, così come la fantasia delle figure, le loro fonti d’ispirazione, nonché capacità artistiche che superano la semplice manualità artigianale per elevarsi a una vera e propria forma rituale».
I fischietti del Museo di Rutigliano ricalcano soggetti tipici della produzione artigianale rutiglianese, della Puglia e di altre regioni italiane: Basilicata, Abruzzo, Calabria, Sicilia, Umbria, Lombardia, Piemonte e soprattutto Veneto: all’area del Vicentino (Nove, Asiago, Bassano del Grappa, eccetera) appartiene un cospicuo gruppo di opere che si rifanno ai tradizionali «cuchi», i tipici fischietti veneti dal suono piuttosto cupo, a differenza di quelli di Rutigliano, caratterizzati invece da sonorità acute. Sono proprio questi a farla da padroni (per quantità e apprezzamento da parte dei visitatori) nelle vetrine di Palazzo San Domenico: i fischietti realizzati dagli artigiani di Rutigliano hanno ottenuto nel 2003 il marchio di riconoscimento De.Co. (Denominazione comunale di origine) per la tutela e la valorizzazione di un’arte profondamente radicata nella storia di questa città.
Il Museo civico dei fischietti di terracotta, intitolato a Domenico Divella, pioniere della famosa industria alimentare locale, si apre a percorsi espositivi che offrono più livelli di lettura.
La suddivisione è stata fatta per aree tematiche, ognuna dedicata a un ambito particolare della collezione, con l’intento di far conoscere la sorprendente varietà di fischietti intesi come pezzi unici irripetibili. Il percorso museale è stato immaginato come un vero e proprio viaggio nel variegato mondo della terracotta di Rutigliano, alla scoperta delle forme, dei simboli e dei rituali, con uno sguardo costante alla millenaria tradizione figula locale.
L’edificio che lo ospita (vi hanno sede anche la Biblioteca comunale, l’Infopoint turistico della Pro Loco e altre associazioni), come ricordato, è l’ex convento di San Domenico, fatto costruire alla fine del ‘500 da Francesco Scivara, nobile spagnolo e capitano in loco della guarnigione del principe di Sulmona. Nella prima metà dell’800 la presenza della comunità dei frati domenicani venne soppressa e il complesso conventuale, divenuto proprietà comunale, ha ospitato nel ‘900 anche le scuole elementari, la sede municipale, la Pretura e il carcere mandamentale.

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