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Poco prima delle 7

Taranto, crolla tratto acquedotto romano. Aqp offre collaborazione

L'arcata, sulla provinciale che collega il capoluogo a Statte, è venuta giù senza coinvolgere alcun mezzo

Sarà stata probabilmente la pioggia di questi giorni a far crollare un tratto dell'antico acquedotto romano sulla strada provinciale tra Taranto e Statte, noto come l'acquedotto del Triglio. L'arcata è venuta giù questa mattina poco prima delle 7, e per fortuna nessun mezzo è rimasto coinvolto. Una carreggiata della strada è stata interrotta, sul posto ci sono Vigili del Fuoco e Carabinieri.

A cedere è stata una delle parti emerse della struttura, che è lunga circa otto chilometri, tra gallerie sotterrane e archi a tutto sesto. Il crollo ha interessato la parte centrale, in corrispondenza dello stabilimento Ilva. Sul posto sono intervenuti subito vigili del fuoco e pattuglie di carabinieri. La strada è transitabile su una corsia, ma la circolazione ha subito forti rallentamenti. Una parte della struttura negli anni scorsi era stata restaurata.

L’Acquedotto del Triglio, che ha servito Taranto fino alla II Guerra Mondiale, è una delle più imponenti opere di ingegneria idraulica presente nel territorio ionico e si sviluppa parte in sotterraneo e parte in elevato, con una serie di archi canale che un tempo trasportavano acqua alla città di Taranto. Da valutazioni archeologiche e storiche, si ritiene che il primo tratto, che va dalle sorgenti fino a Statte, sia stato costruito per uso privato delle ville suburbane, nell’anno 123 a.C., al tempo dei Gracchi.

SINDACO: «L'OPERA È IN PERICOLO» - «Fare presto. L’opera è in pericolo». Lo sottolinea il sindaco di Statte Franco Andrioli riferendosi al crollo di una parte della struttura emersa dell’Acquedotto del Triglio, che attraversa i comuni di Taranto, Statte e Crispiano. «Tra il 2007 e il 2008 - ricorda il primo cittadino - circa 500mila euro vennero spesi per il recupero di una parte dell’acquedotto ipogeo. Allora intercettammo delle risorse regionali e riuscimmo a ripulire un lungo tratto dei cunicoli costruiti in periodo romano. Anche grazie al lavoro di associazioni come il Gruppo Speleo Statte - chiarisce Andrioli - siamo riusciti a rendere realtà attrattiva di rilievo adatta ad esplorazioni e visite guidate».

Gli archi medievali dell’antico Acquedotto del Triglio «fanno parte del nostro paesaggio - osserva il sindaco di Statte - e della nostra storia, anche se la competenza territoriale è del Comune di Taranto. Ho verificato che la viabilità da e verso Statte fosse garantita, ma c'è indubbiamente un pericolo imminente per tutta l’opera, sia quella emersa e più recente che va verso il quartiere Tamburi, sia per quella più antica, di epoca romana, che attraversa il territorio per circa 18 chilometri sotterranei, e poi riemerge, nella zona 'Incassatà quasi al confine tra la Gravina del Triglie e quella di Leucaspide». Il Gruppo Speleo «monitora costantemente - conclude Andrioli - lo stato di salute di questo importante manufatto storico, ma è chiaro che occorre far presto e agire prima che la pioggia e l’incuria del tempo possa cancellare tutto in pochi secondi». 

AQP OFFRE COLLABORAZIONE - “Apprendiamo dalle agenzie di stampa la dolorosa notizia del crollo di un tratto dello storico acquedotto del Triglio, sulla strada provinciale Taranto-Statte, caduto probabilmente a causa del maltempo di questi giorni. L’imponente opera di ingegneria idraulica che ha servito Taranto fino alla II Guerra Mondiale ha un grande valore storico perché risale all’anno 123 a.C., al tempo dei romani.

“La gravità dell’accaduto – sottolinea il Presidente di Acquedotto Pugliese, Simeone di Cagno Abbrescia – non ci lascia insensibili. Siamo pronti a mettere in campo le nostre competenze per collaborare con quanti si vorranno adoperare per il recupero e la salvaguardia di un così prezioso patrimonio storico presente sul nostro territorio”.

Per Acquedotto Pugliese l’acquedotto del Triglio ha un ulteriore riferimento storico e architettonico perché i ponti e le molte opere strutturali, realizzati nel secolo scorso per la costruzione della grande condotta di AQP, che porta l’acqua dalle Sorgenti di Caposele in Puglia, sono stati edificati con la stessa tecnica adottata dai romani per costruire i loro acquedotti.

 (foto Todaro)

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