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Addio a Franco Anelli junior, suo padre scoprì le Grotte di Castellana

Lo speleologo Franco fu scopritore delle Grotte di Castellana e di numerose altre cavità come quelle di Cassano, nonchè padre della speleologia italiana e pugliese

CASTELLANA - La scomparsa di Enrico Franco Anelli, unico figlio maschio dello speleologo Franco - scopritore delle Grotte di Castellana e padre della speleologia italiana e pugliese (a lui si devono le scoperte di numerose altre cavità come quelle di Cassano) - proprio nella notte successiva alla riapertura del meraviglioso sito carsico, ha suscitato particolare partecipazione della comunità castellanese da sempre vicina e grata alla famiglia Anelli.

A dare la notizia del decesso dell’85enne già insegnante di Fisica all’Università di Bari (dove fu discepolo di Michelangelo Merlin) prima di passare all’industria e al Csata di Tecnopolis, l’attuale Innovapuglia, è stata proprio la Grotte srl, la società di gestione in house del patrimonio ipogeo presieduta da Victor Joal Casulli.

L’annuncio con un post sulla pagina Facebook della srl e alcune foto scattate in occasione dell’80esimo anniversario della scoperta, suggellato dalla visita del capo dello Stato Sergio Mattarella, il 23 gennaio 2018. Una visita che nacque proprio dall’intuizione di Enrico Franco che, esprimendo il forte desiderio e supportato dal figlio Francesco (funzionario di Polizia a Milano), scrisse a quattro mani con il sindaco Francesco De Ruvo la lettera ufficiale di invito al Presidente. Pochi giorni prima sulle pagine della «Gazzetta» lo stesso Anelli aveva ricostruito la prima storica visita dell’allora capo dello Stato Luigi Einaudi del 25 settembre 1951: «Il Presidente era notoriamente claudicante e le Grotte all’epoca non erano dotate di ascensori - raccontava - ma dalla superficie restò meravigliosamente colpito grazie alla straordinaria illuminazione della Grave».

In quell’occasione Anelli junior rinverdì ricordi d’infanzia: «Sentii parlare per la prima volta della scoperta solo nel 1947, quando eravamo sfollati nei pressi di Udine dove ci giunse una lettera dell’avvocato Pietro Pace, allora sindaco di Castellana, che chiedeva a papà di dirigere le Grotte. Avevamo lasciato Postumia da poco per l’incalzare delle truppe titine e, se così non fosse stato, papà, che nel frattempo aveva messo al sicuro molti reperti delle grotte che lì dirigeva, sarebbe stato fra i primi a essere giustiziato poiché ritenuto nemico del popolo slavo. Le condizioni economiche non permettevano di accettare la proposta castellanese che qualche mese dopo fu integrata con l’incarico di insegnamento nell’Università di Bari e nel maggio del 1949 ci trasferimmo tutti a Castellana e fu una benedizione per tutta la famiglia: papà tornava finalmente al suo lavoro e nel tempo si rivelò anche un ottimo manager, per la mia carriera si rivelò fondamentale la frequenza del Liceo scientifico “Sante Simone” di Conversano e la successiva frequenza della facoltà di Fisica dell’Università di Bari coincidente con il trasferimento della famiglia nel capoluogo, dal quale papà ha continuato a fare il pendolare fino alla sua scomparsa avvenuta il 23 ottobre del 1977».

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