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L'emergenza non è finita

Bari, dopo la rottura della fogna la gente nuota e pesca nell’acqua marrone

Confermato fino a domani il divieto di balneazione fra Torre Quetta e il lido Trullo: «Per i bagni aspettate il via libera degli esperti»

BARI - Niente bagni da Torre Quetta in poi almeno fino a domani. Ma i trasgressori già abbondano, incuranti dell'acqua ancora torbida oltre l’area inquinata. D'altronde il divieto di balneazione si ferma al Trullo; nessuna trasgressione ufficiale se si nuota più in là, ma il pericolo è almeno eventuale anche perché la «marea marrone» si sposta con la corrente marina.
Nella prima mattinata di venerdì, intorno alle 2 di notte, si è bloccata una condotta della fogna in zona Torre del Diavolo, all’altezza del Sacrario dei Caduti d’oltremare. Conseguenza del blocco fognario è stato il rilascio dei liquami a mare, a Torre Carnosa, sul lungomare Di Cagno Abbrescia, lungo la litoranea Bari – San Giorgio. L'intervento dei tecnici dell'Acquedotto pugliese è stato immediato, ma ha dovuto seguire la fase di svuotamento dei reflui, peraltro clorati per eliminarne la carica batteriologica.

In pratica, «lo scarico a mare in emergenza dei liquami dell’impianto di sollevamento dell’Aqp è cessato ieri pomeriggio alle 19.50 (venerdì per chi legge - n.d.r.)». È lo stesso sindaco Antonio Decaro, con un post su Facebook, ad anticiparlo. Questo non significa però che si possa fare il bagno; bisogna aspettare l'esito dei prelievi dell'Arpa, l'Agenzia regionale per la prevenzione e protezione dell'ambiente, sulla qualità dell'acqua.
«Una volta chiusa la fonte dell'incidente, la situazione si risolve in 72 ore» spiega Nicola Ungaro, direttore scientifico facente funzione di Arpa Puglia -in base alla normativa sulla balneazione, l'incidente all'impianto di Torre del Diavolo viene inquadrato come «inquinamento di breve durata». La fuoriuscita di materiale in mare, per fortuna, si è conclusa. Teniamo conto che una volta chiusa la fonte, in 72 ore la situazione si risolve. Il mare, di suo, ha una forte capacità di dispersione microbiologica, e questo va a favore della balneazione. Diciamo che il mare distribuisce e diluisce – continua a spiegare Ungaro –. Sono tre i parametri che riducono il tempo di sopravvivenza dei batteri in mare: la salinità, che riduce la carica microbica, abituata ad acqua dolce; la temperatura dell'acqua di mare, più bassa di quella corporea; e l'irraggiamento marino».
Sulla costa «incriminata», il divieto di balneazione è segnalato da transenne posizionate agli accessi delle piazzole di sosta. Per tutto il resto del lungomare, la balneazione vietata è segnalata da nastri bianchi e rossi, già in parte divelti. Non mancano, in zona di pieno divieto, pescatori dell'ultim'ora che «catturano» pelose a riva. Nonché, appena oltre il Trullo, in direzione San Giorgio, bagnanti che sfidano l'acqua ancora schiumosa e torbida, e si fanno il bagno.
Poco distanti, nella mattinata di ieri, i Vigili urbani posizionano l’autovelox, ma non hanno nulla da eccepire per i bagnanti oltre la linea di demarcazione del divieto di balneazione.

«È uno sfacelo – si lamenta Anna Cippone, responsabile del lido “Il Trullo” – abbiamo avuto un calo di presenze del 95%. È chiaro che chi può trascorrere l'intera giornata al mare va sicuramente altrove». Nel lido sventola bandiera rossa, fuori dal lido è ben contrassegnato il divieto di balneazione, dentro i nastri rossi e bianchi impediscono la discesa a mare. «E il paradosso è che noi, ovviamente, rispettiamo l'ordinanza del sindaco. Ma solo appena fuori dal lido, che sembra essere diventato l'emblema dell'acqua contaminata, vediamo gente fare il bagno».
A Torre Quetta Stefania, mentre si crogiola al sole sotto un'afa niente male, commenta rassegnata la rinuncia al bagno «E vabbè, diciamo che poteva andare pure peggio. Almeno non c'è più quella terribile puzza di fogna». La sua amica, invece, smania: «Eppure il mare non sembra così torbido, anzi...».
Non ha tutti i torti. Ma non è detto che i batteri siano visibili ad occhio nudo. «Nei liquami sono presenti numerose specie di batteri – spiega Ungaro -, ma quelli monitorati ai sensi delle norme sulla balneazione sono escherichia coli e gli enterococchi intestinali. Di fatto questi due sono indicatori di contaminazione microbiologica». E per scongiurare definitivamente ogni rischio di contaminazione, bisogna aspettare l'esito del secondo prelievo Arpa.

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