E' partita alle ore 10 di stamattina con un concentramento in piazza Diaz la manifestazione delle realtà transfemministe baresi nelle strade del centro della città di Bari, per unire la lotta simbolica della Giornata Internazionale dei Diritti delle Donne alla pratica dello sciopero transfemminista dal lavoro riproduttivo e produttivo e chiedere a gran voce non mimose ma pane, pace e rose. “La violenza di genere agisce attraverso le molestie, gli abusi, le violenze sessuali, così come attraverso la riduzione di diritti riproduttivi come quello all’aborto, sempre più ridotto all’osso anche nel nostro territorio. Il DDL Bongiorno e la riqualificazione del reato di violenza sessuale che sostituiscono il consenso con la “volontà contraria all’atto sessuale rappresentano un ulteriore arretramento su questo fronte. Scendiamo in piazza per dire a gran voce che senza consenso è stupro. Vogliamo che l'Otto Marzo sia ogni giorno, e ogni giorno le istituzioni si pongano in ascolto e agiscano nell'interesse dell'emancipazione di genere” dichiara Silvana Federighi, Esecutivo di Zona Franka. “Mentre crescono i casi di violenze di genere anche sulle studentesse in età scolare, crediamo sia urgente affrontare nelle aule percorsi di educazione alla sessualità e all’affettività. Uno degli antidoti alla cultura patriarcale è la conoscenza.
Nelle ultime settimane abbiamo portato la nostra proposta per riconoscere il congedo mestruale, una proposta che mira a riaffermare la salute e la dignità delle studentesse in presenza di condizioni critiche ed invalidanti legate al ciclo mestruale. Anche da ciò, passa la tutela del diritto alla salute e allo studio” continua Sabrina Fanelli, Coordinatrice dell’Unione degli Studenti Bari. “Anche le università sono luoghi in cui si riproducono molestie, ricatti e gerarchie di potere. Per questo riteniamo urgenti e indispensabili misure per prevenire questi fenomeni, come l’introduzione di un Codice Antimolestie al Politecnico di Bari, il potenziamento dei CAV all’interno degli atenei e percorsi di formazione che promuovano la cultura del consenso, attraverso programmi di educazione sessuo-affettiva sostenuti dall’introduzione della figura del sessuologo”, conclude Sahar Locaputo, coordinatrice UDU Bari.















