«Chi l’abbia pensata è difficile che l’abbia poi anche solo percorsa una volta. Io non verrei o girerei in bicicletta qui alla zona industriale neanche se mi pagassero». Ridono gli uomini all’uscita dallo stabilimento lungo viale Guglielmo Murari, a pochi passi una striscia di asfalto bianco delimita una pista ciclabile che costeggia le ex officine Calabrese, lo store Tecnomat e poi giù verso la Bridgestone. Mentre gli operai parlano la loro voce è sovrastata dall’intenso passaggio di tir che percorrono le rotatorie o sfrecciano veloci lungo le arterie. Si è in una zona industriale, non certo lungo campagne silenziose. Bisogna stare attenti allo spostamento d’aria di questi bisonti della strada per i quali già un’auto è una foglia sul parabrezza, figuriamoci una bicicletta.
Le piste ciclabili nella zona industriale sono state realizzate da meno di due anni, ma di biciclette o operai ciclisti non c’è traccia. Nessuno le ha mai utilizzate. Tanto più che sono frammentate: a volte si interrompono, si innestano sulle rotatorie costringendoti a misurarti con camion e autocarri. Percorrere anche solo un tragitto può diventare una sfida contro le leggi della fisica e della vita. Buttati giù come birilli i segnali verticali che indicano gli inizi e la fine dei tratti, le carreggiate ingentilite da margherite ed erba incolta.
«La viabilità nella zona industriale, in particolare la sicurezza, è un problema irrisolto da anni – spiega Massimo Paparella rsu Allison (ex Dana Graziano). Dalle buche che nel tempo sono diventate voragini, all’illuminazione fioca. Tanti colleghi anche di altri stabilimenti si lamentano che hanno sfasciato gli ammortizzatori, oppure che la notte ai cambi di turno serale, nonostante ti trovi alla guida della tua auto, beh qualche timore ti viene nel buio che ti avvolge».
Viale Francesco De Blasio è una delle principali arterie della zona industriale, la attraversa da est ad ovest, ma se si spera che almeno gli accessi principali siano curati è una illusione: percorrere il vialone è uno slalom tra buche, asfalto sconnesso, cunette irregolari. Di giorno riesci a vederle, la notte è più difficile. Scansarle non sempre possibile, puoi rischiare di speronare l’auto che magari ti sta sorpassando. Sulle strade ad obbligo 30 la velocità imposta è una vaga idea che si perde nello smog dei gas di scarico.
«Che poi non è vero che nessuno usa le piste ciclabili – commenta dopo qualche secondo di riflessione Paparella -: specie la sera capita di incrociare giovani uomini extracomunitari a piedi. È capitato anche a me tra le ex officine Calabrese e l’ex Nuovo Pignole oggi Baker Hughes, mi hanno tagliato la strada, c’è mancato veramente poco che non li investissi. Anche per questo servirebbe una illuminazione più forte».
«La zona industriale è sempre stata una sorta di terra di tutti e di nessuno – conclude Paparella -. Anche per noi rsu, forse ci concentriamo più sulle esigenze dei colleghi all’interno delle aziende e meno di quello che succede fuori tra le strade per arrivare al lavoro. Poi ci troviamo a parlarne, ma nulla più. Ma dovremmo lamentarci anche delle condizioni attorno alle fabbriche: dalle strade ai trasporti pubblici assolutamente insussistenti. Alla fine sei obbligato a muoverti con la tua auto, altro che biciclette e ne va della qualità della vita delle persone, della sicurezza negli spostamenti da casa al lavoro».
«Quando si parla di sicurezza alla zona industriale, di manutenzione delle strade o illuminazione, si chiede l’intervento del Consorzio Asi che però non ha una sua autonomia economica - spiega Mario Aprile presidente di Confindustria Bari-Bat -. Come imprenditore e membro del suo consiglio conosco bene i problemi e mi rendo conto che ci sarebbe bisogno di ripensare un master plan di medio e lungo periodo anche per evitare interventi spot ed inutili. Ci vuole una programmazione di più ampio respiro che riveda la viabilità, l’illuminazione, la percezione della sicurezza, ma anche un censimento sui lotti, le opere di urbanizzazione. Solo che ci vuole un coordinamento che metta insieme il Comune di Bari, il Comune di Modugno e tutti i referenti che alla fine mettono le risorse per rendere possibile il tutto. E non dimentichiamo viale De Blasio che come arteria sarà completamente trasformata dalla camionale. Sicuramente serve una riflessione, la zona industriale è il cuore nevralgico dell’impresa e dell’economia del nostro territorio e renderla più funzionale è un vantaggio per le imprese ed i lavoratori».
















