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In Puglia e Basilicata

La storia

Gelato barese conquista New York: «Qui ora chiedono la “stracciatella”»

Ecco perché i newyorkesi sono letteralmente impazziti per coni e coppette della Gelateria Gentile che in quattro anni (con due anni e mezzo di pandemia di mezzo), dal 2018 a oggi, ha aperto ben quattro sedi tra Brooklyn e Manhattan

17 Agosto 2022

Maria Grazia Rongo

BARI - Hanno insegnato a dire «stracciatella» ai bambini newyorkesi. E così, adesso, i gusti del gelato made in Bari, anche nella Grande Mela, parlano italiano: «nocciola», «crema antica», «mandorla», «torroncino» e tantissimi altri.

Il merito è di due fratelli baresi, Francesco e Fabio Cataldo, che hanno fatto l’impresa (nel vero senso della parola) accettando la sfida di andare dall’altra parte del mondo a promuovere la loro idea di gelato sano, fatto con ingredienti naturali, quelli coltivati in terra di Puglia. Niente a che fare, insomma, con il tradizionale «ice cream» americano.

Ecco perché i newyorkesi sono letteralmente impazziti per coni e coppette della Gelateria Gentile che in quattro anni (con due anni e mezzo di pandemia di mezzo), dal 2018 a oggi, ha aperto ben quattro sedi tra Brooklyn e Manhattan, sempre tutte frequentatissime, 365 giorni all’anno.

la storiaA raccontare alla Gazzetta questa storia che parte da lontano sono proprio Francesco (44 anni) e Fabio (39). Era il lontano 1880 quando il loro bisnonno materno fondò la prima Gelateria Gentile a Barivecchia, in strada del Carmine. Nella sede attuale, appena rinnovata, di fronte al castello normanno svevo, c’è la fila di turisti e baresi che a qualsiasi ora del giorno vogliono gustare il rinomato gelato.

Francesco ormai vive stabilmente a New York, a pochi isolati di distanza dalla prima gelateria aperta a Williamsburg, una zona molto trendy di Brooklyn.

«L’idea di portare il nostro gelato nel mondo è del 2012 - racconta Francesco -. Un nostro amico ci propose Shangai, ma valutando il mercato cinese arrivammo alla conclusione che non era ancora pronto per il nostro tipo di prodotto. Rifiutammo quindi la proposta. Ma nella testa avevamo ormai la convinzione di poter osare. Un altro amico fraterno ci disse “ma perché non pensate a New York?”. Avevamo anche un altro amico architetto lì, quindi decidemmo di andare a New York in esplorazione. Nel 2013 avevamo già fatto tre viaggi e trovato anche il locale giusto per avviare la gelateria, e io rimasi lì. Nel 2014 abbiamo aperto la prima gelateria a Williamsburg, dieci mesi in attività e poi un giorno ci arrivò una lettera nella quale il proprietario di tutto il palazzo comunicava che in sessanta giorni bisognava liberare il locale perché aveva venduto il palazzo in blocco per 42 milioni di dollari. Ci crollò il mondo addosso. Io però, vivendo lì da due anni, avevo capito che avevamo ingranato perché il prodotto piaceva. Comunque, la situazione ci aveva spaventato e tolto l’entusiasmo».

Ma le strade del gelato sono infinite e una nuova opportunità si palesa ben presto. «Nel frattempo avevo conosciuto un mio coetaneo, pugliese, che viveva lì ormai da quindici anni, aveva aperto due ristornati e abitava a un isolato dalla gelateria, e nel frattempo era diventato praticamente il mio migliore amico – continua Francesco -. E proprio mentre stavamo per fare armi e bagagli per tornare a Bari archiviando l’esperienza negli Stati Uniti, lui ci spronò a non arrenderci e addirittura si offrì di divenire nostro socio».

Il colpo era stato duro ma i fratelli Cataldo, da buoni baresi, non si sono arresi: messa da parte la delusione hanno guardato avanti e hanno avuto ragione. «Nel 2017 firmammo il contratto per la nuova gelateria a Williamsburg, che aprimmo poi nel 2018 e lì si trova ancora oggi, con annesso il laboratorio».

solo ingredienti baresiE sì perché la gelateria Gentile produce tutto in loco ma con i prodotti che arrivano dall’Italia, la mandorla di Toritto, i fichi delle nostre campagne. I gusti di gelati e granite a New York sono gli stessi che si trovano nella gelateria barese dove ci sono anche le foto storiche e i primi macchinari utilizzati per fare il gelato. A New York acquistano solo il latte e la frutta freschi, il resto arriva tutto dall’Italia anche se purtroppo ora i tempi e i prezzi del trasporto si sono triplicati. «La nostra idea era quella di aprire dieci punti vendita nel giro di cinque/sei anni, per trasformare la nostra impresa familiare in un progetto all’altezza delle aspettative americane. La spinta ce la diede l’accoglienza dei clienti quando riaprimmo la gelateria, erano rimasti affezionati al nostro gelato, ci stavano aspettando. Con la ripartenza che andò davvero bene, cominciammo a pianificare l’apertura del secondo punto vendita, questa volta a Manhattan, nel West Village».

Pausa Covid Sull’avventura di Fabio e Francesco, poi, è arrivato come una valanga il Covid. «Abbiamo lavorato al cantiere e all’apertura della nuova gelateria in pieno Covid – ricorda Francesco –. Scene da film. Per una città in eterno movimento, in quel periodo non c’era nessuno per strada e io e il mio amico invece andavamo in giro per cercare nuovi locali per il nostro piano di espansione». Aggiunge Fabio: «C’è da dire che il Covid ha tolto molto ma a noi ha dato anche la possibilità di trovare i locali per le altre due aperture, perché siamo riusciti ad avere accesso a “location” che in altri tempi ci sarebbe stato impossibile individuare, perché troppo al di sopra delle nostre possibilità. Siamo riusciti a contrattare e a trovare il terzo e il quarto locale per aprire altrettanti punti vendita».

Le altre due gelaterie Gentile si trovano a University Place, sull’Undicesima strada, a tre blocchi da Union Square (aperta a ottobre 2021), e a Nolita, in Elizabeth Street, tra Little Italy e Soho (aperta a dicembre 2021). E i newyorkesi apprezzano non solo i gelati, ma anche i tradizionali panettoni farciti a Natale e a Pasqua le colombe.

«Adesso siamo soddisfatti, ci siamo ripresi il tempo e le energie investite. La nostra mission è stata sin dal primo giorno quella di portare esclusivamente i nostri gusti classici, perché siamo fortemente convinti della bontà del gelato made in Italy, che tra l’altro avrebbe assolutamente bisogno di una regolamentazione e di un ricettario ben preciso che possa permettere di definire il gelato artigianale italiano - conclude Francesco che è appena tornato a New York dopo un breve periodo a Bari, dove torna tre/quattro volte all’anno, mentre Fabio è qui per gestire la gelateria di famiglia.

Il futuroFrancesco e Fabio Cataldo hanno intenzione di portare avanti il loro progetto con ulteriori aperture (in tutto dovrebbero essere dieci sparse per i quartieri della città che non dorme mai) e portare a compimento un laboratorio centralizzato con il quale alimentare tutti i punti vendita.

E da Bari si continua a immaginare il futuro del gelato, a sperimentare gusti, coppe, coni insieme a storici collaboratori, che fanno anche la spola con New York, come la mamma Chiara e il mastro gelataio Fabio Lopez, perché il gelato barese continuerà a conquistare New York!

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