Martedì 03 Marzo 2026 | 12:45

In bici fino al San Paolo per vedere i murales: «Baresi come crocieristi? Il riscatto è un altro»

In bici fino al San Paolo per vedere i murales: «Baresi come crocieristi? Il riscatto è un altro»

In bici fino al San Paolo per vedere i murales: «Baresi come crocieristi? Il riscatto è un altro»

 
Rita Schena

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Rita Schena

Rendere il quartiere «un museo a cielo aperto» non è servito a molto. Gli artisti sono arrivati, hanno fatto le loro opere e andati via. Dovevano essere la base di partenza per iniziative e invece niente

Martedì 03 Marzo 2026, 10:54

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Metti una domenica in bicicletta fino al quartiere San Paolo. Non una gita ma un «circuito urbano» organizzato dalla Terreno Cycling Therapy che ha incuriosito e stupito non poco i residenti. Un gruppo di una trentina di persone partito da piazza Ferrarese e che su due ruote ha costeggiato San Girolamo, risalito strada rurale del torrente fino al quartiere, per un giro tra i tanti murales realizzati tra i palazzi.

«Il nostro obiettivo è avvicinare le persone alle biciclette come mezzo di spostamento nel quotidiano, non solo per svago – spiega Antonella Santoro presidente della Terreno Cycling Therapy – e la scelta di arrivare fino al San Paolo è stata proprio per dimostrare che non è così distante come si pensa. In gruppo ci abbiamo messo un’ora, io ci metto una mezz’ora dal centro».
La presenza di un gruppo di ciclisti per il San Paolo non è passata inosservata, ha destato curiosità, sono stati fotografati dai residenti quasi come «alieni» in visita. «Sembravano come croceristi in giro per la città. Hanno attraversato il quartiere come fosse una attrazione esotica, ad ammirare murales che in realtà non sono il quartiere». Stefano Franco, educatore, imprenditore residente ed ex consigliere del Municipio 3 ha lanciato una sua considerazione sui social, animando un intenso dibattito.

«Ho colto l’occasione della visita di questo gruppo per lanciare una provocazione: per chi vive il quartiere dai murales a questi tour, alla fine il San Paolo resta sempre sullo sfondo. Io invece vorrei che ci fosse un movimento dal basso, una reazione che possa portare il quartiere a un nuovo futuro, da parte di chi veramente lo vive. La mia riflessione non era contro i bikers, ma per far rinascere il San Paolo ci vorrebbe di più. Invece vedo solo iniziative spot di associazioni slegate tra loro».
«Ci siamo resi conto che la nostra biciclettata ha sollevato il dibattito – risponde la Santoro -, ma dopo abbiamo ricevuto tante richieste di tornare al San Paolo. Ieri la prima tappa è stata la Scuola di ciclismo Franco Ballerini, poi i murales con il gruppo scout Agesci che ci hanno fatto da ciceroni, ma già lo scorso anno siamo venuti in bici fino al San Paolo con gli amici di Retake.

Il Comune sta facendo un grosso sforzo nella realizzazione delle piste ciclabili e noi cerchiamo di dimostrare come la mobilità su due ruote sia anche una ricucitura tra centro e periferia. Domani il San Paolo avrà la pista ciclabile di viale Europa oggi in completamento».

«Quando me li sono visti arrivare verso mezzogiorno da strada rurale del torrente la prima cosa che ho pensato è il rischio che hanno corso a percorrere un tratto sconnesso e dove il passaggio con le auto è continuo – commenta Ciccio Vitti consigliere del Municipio 3 -. Sinceramente credo sia stato un azzardo. Sarebbe stato bello se avessero avvisato e chiesto l’appoggio di qualche associazione sul posto. Si sarebbe potuto organizzare qualcosa di meglio».

Dai murales a queste iniziative nel quartiere sono anni che si sogna una ripartenza che però non c’è. «Ricordo l’attivismo del Comitato di solidarietà degli anni ’90 – continua Franco -. Fu un momento molto bello. Portò all’apertura dell’ospedale, alla linea della Metro, a tante iniziative con le parrocchie. Poi esaurita quella spinta, il nulla. Ma non mi arrendo, io punto sempre a una rinascita da chi il quartiere lo vive. Anche la battaglia di un liceo qui nel quartiere mi piacerebbe diventasse obiettivo comune».

Anche i murales, il «quartiere museo a cielo aperto», non è servito a molto. Gli artisti sono arrivati, hanno fatto le loro opere e andati via. Dovevano essere la base di partenza per iniziative e invece niente. Molte immagini sono persino incomprensibili ai più. «Per non parlare che nei palazzi decorati ci sono perdite di acqua che nessuno aggiusta», commenta sarcastica una residente.

«I murales hanno provato a portare bellezza, ma non hanno cambiato le condizioni profonde né lo sguardo strutturale sulla periferia – conclude il sociologo Nicola Schingaro -. Un quartiere non si trasforma perché viene fotografato: si trasforma quando si costruiscono processi duraturi. È dall’intreccio tra radicamento territoriale e investimenti strategici che il San Paolo può tornare protagonista del proprio futuro».
E magari questo intreccio può camminare su due ruote, una pedalata dopo l’altra verso un nuovo domani.

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