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In Puglia e Basilicata

Lo sbarco

Ucraina: arriva la terza nave in Italia, cargo d'olio di girasole in Puglia

Dopo lo sblocco diplomatico raggiunto con l’intesa di Istanbul

16 Agosto 2022

Redazione online

BARI -  E’ entrata poco fa nel porto di Monopoli (Bari) la nave cargo Mustafa Necati proveniente dall’Ucraina con a bordo 6mila tonnellate di olio di semi di girasole. La nave, partita il 7 agosto dal porto ucraino di Chornomorsk, a sud di Odessa, con una sosta in Turchia per essere sottoposta ai controlli previsti dall’accordo delle Nazioni Unite, è la terza imbarcazione che arriva in Italia dopo lo sblocco diplomatico raggiunto con l’intesa di Istanbul. 

Con l’aumento record del 66% l’olio di semi di girasole è il prodotto alimentare che ha fatto registrare in Italia il maggior incremento dei prezzi proprio a causa del blocco navale dall’Ucraina da dove è arrivato quasi la metà (46%) delle importazioni nazionali per un totale di ben 260 milioni di chili, lo scorso anno. E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti su dai Istat in riferimento all’arrivo nel porto di Monopoli (Bari) del primo carico di 6mila tonnellate di olio di semi di girasole destinate all’Italia con la nave Mv Mustafa Necati partita dal porto ucraino di Chornomorsk.
«La ripresa delle spedizioni è destinata ad avere effetti anche sull'inflazione con i prezzi dei prodotti alimentari che sono aumentati in media del 9,6% a luglio, trainati proprio dagli oli di semi di girasole (+66%), dal burro (+31,9%) e dalla farina (+21,5%) che salgono sul podio dei prodotti maggiormente rincarati», secondo l’analisi Coldiretti su dati Istat.
Si tratta di alimenti che - sottolinea la Coldiretti - risentono direttamente o indirettamente dal blocco delle spedizioni dai porti del Mar Nero determinato dall’invasione russa. Dalla ripartenza delle navi di cereali dell’Ucraina dipende l’arrivo in Italia di quasi 1,2 miliardi di chilli di mais per l’alimentazione animale per latte e carne, grano tenero e olio di girasole. L’Ucraina, infatti, con una quota di poco superiore al 13% per un totale di 785 milioni di chili è, conclude la Coldiretti, il secondo fornitore di mais dell’Italia che è costretta ad importare circa la metà del proprio fabbisogno per garantire l’alimentazione degli animali nelle stalle.

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