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San Nicola di New York: al lavoro monaci-pittori

Il contributo di due artisti religiosi per la chiesa nel cuore di Manhattan

26 Giugno 2022

Armando Fizzarotti

Monaci-pittori e San Nicola: dall’antichità al mondo contemporaneo il legame fra fede vissuta, arte sacra e la figura del Patrono di Bari si perpetua e si rinnova attraverso un lungo ponte ideale che unisce l’area mediterranea al Nuovo Continente. Due artisti, religiosi ortodossi di una delle comunità monastiche del Monte Athos, stanno decorando in queste settimane la nuova chiesa di San Nicola di New York, nel cuore di Manhattan, edificio realizzato con un contributo di 300mila dollari donato dal Comune di Bari.

IL GRANDE CUORE DEI BARESI Il fondo venne erogato nel 2002 dall'Amministrazione guidata all'epoca dal sindaco Simeone Di Cagno Abbrescia, che si recò personalmente nella «Grande Mela» a «staccare l’assegno» a favore dell’Arcidiocesi della Chiesa greco-ortodossa d’America, promotrice dell’edificazione del nuovo tempio, un luogo di culto progettato e costruito negli anni con non poche difficoltà sulle rovine di «Ground Zero», l’area colpita dagli attentati terroristici dell’11 settembre 2001. Nell’attacco all'America messo a segno dai kamikaze di Al Qaeda alla guida di aerei di linea dirottati e fatti schiantare contro le Torri Gemelle, l’unico luogo di culto distrutto fra i vari edifici ridotti in macerie fu la vecchia chiesetta di San Nicola dell’Arcidiocesi greco-ortodossa. La comunità religiosa locale decise, come segno di riscatto, di costruire così la nuova San Nicola e sull’onda emotiva della tragedia l’Amministrazione comunale di Bari, città dove secondo la tradizione sono custodite e venerate, nell’omonima Basilica, le spoglie del Santo, decise di contribuire alla realizzazione del luogo di culto.
I DUE MONACI-PITTORI Si chiama padre Lukas il «caposquadra» della coppia di monaci-artisti impegnati nell’operazione iconografica, ed è aiutato dal confratello Pachomios. Entrambi - come riferisce la stampa locale newyorchese - fanno parte della comunità religiosa di Xenofonte, uno dei venti monasteri del Monte Athos, in Grecia, Stato monastico autonomo che si trova nella lingua più orientale della penisola Calcidica, abitato da circa 1.500 monaci ortodossi distribuiti in 20 monasteri, in 12 comunità di monaci singoli sorte intorno a chiese e in circa 250 celle (eremi isolati). L’edificio di Xenofonte è dedicato a San Giorgio.
Tocca così a padre Lukas, l’arduo compito di dipingere, o «scrivere», la nuova iconografia di San Nicola nel cuore di New York che vuole rimarginare le ferite di 21 anni fa. Sì, proprio «scrivere» le icone, le immagini sacre. È questo infatti il termine esatto, in quanto nella tradizione orientale il quadro, il dipinto religioso non è solo una raffigurazione da ammirare come si può intendere in Occidente, bensì rappresenta una vera e propria preghiera da parte di chi lo ha realizzato.
Padre Lukas è un pittore di fama mondiale di icone sacre e murales. Nato a Larissa (sempre in Grecia, nella regione della Tessaglia), Lukas in gioventù ha studiato matematica e poi seguiì la vocazione alla vita monastica e alla pittura. In un’intervista rilasciata ad una tv statunitense, ha parlato del suo lavoro a New York specificando che sta usando l'antico metodo della tempera all'uovo. «Dio mi ha chiamato a fare questo lavoro per comunicare lo spirito del Monte Athos alle persone» ha dichiarato all’intervistatore, aggiungendo che questo progetto rappresenta l'opera più importante di tutta la sua vita artistica. Importante sì, visto che ha la responsabilità di dare vita e colore, nella fede, ad un edificio da 100 milioni di dollari progettato dall’archistar Santiago Calatrava, costo pari a più di 300 volte la cifra donata dai baresi.
Già nell’estate del 2019 padre Lukas lasciò la sua cella sul Monte Athos per entrare di persona nel nuovo Santuario di San Nicola, all'epoca ancora parzialmente costruito, per avere un’idea del tipo di icone e altre opere d'arte necessarie per decorare e dare vita a questa che intende essere la più speciale di tutte le chiese di Manhattan, quella che, al suo completamento, segnerà il trionfo sulla morte e distruzione di quel giorno. Lo «scrittore» di icone, è stato detto, doveva andare in prima persona a «prendere le misure della galleria vuota di Dio».
SARANNO 56 OPERE I due monaci pittori stanno realizzando 56 icone. Ce ne sarà ovviamente una che rappresenta lo stesso San Nicola, patrono non solo dei bambini ma anche dei marittimi.
Padre Lukas ha mostrato alla tv americana una delle nuove icone che ha scritto, che rappresenta San Nicola che salva dall’acqua un equipaggio di marinai naufraghi, e che sarà presente nel Santuario di New York. Padre Lukas ha, tuttavia, aggiunto un’immagine inquietante a quella scena tipica delle opere di San Nicola. Sovrapposta alle acque blu nella parte inferiore del dipinto c’è una scena di Manhattan sotto attacco, con la Statua della Libertà di fronte alle torri in fiamme. «Personalmente voglio che questa chiesa, attraverso l'iconografia - ha commentato l'artista -, apra un nuovo orizzonte alla gente, far sì che riescano ad avere ancora speranza. Se ciò accadrà, le icone avranno raggiunto il loro scopo».

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