Lunedì 16 Marzo 2026 | 17:59

A Monopoli dialogo tra due giganti dell'arte del '900: De Chirico e Marino Marini in mostra al Castello Carlo V

A Monopoli dialogo tra due giganti dell'arte del '900: De Chirico e Marino Marini in mostra al Castello Carlo V

A Monopoli dialogo tra due giganti dell'arte del '900: De Chirico e Marino Marini in mostra al Castello Carlo V

 
Rossella Cea

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Rossella Cea

Visitabile fino al 2 agosto, mette in relazione la pittura metafisica del fondatore delle Piazze d’Italia e la potente simbologia del cavallo e del cavaliere dello scultore toscano, in un percorso curato da Lorenzo Madaro che indaga affinità, divergenze e visioni

Lunedì 16 Marzo 2026, 16:03

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Se De Chirico «coglie nei suoi quadri quell'attimo in cui, proferita la parola fatale, viene tracciato il segno magico», come direbbe Julien Gracq, l' arte di Marino Marini potrebbe essere quella in cui «crollano le mura di Gerico» e tutta la storia dell’umanità e della natura si fonde nella figura del cavallo e del cavaliere. Una grande mostra al castello Carlo V di Monopoli intende celebrare il magico e silenzioso dialogo tra questi due grandi maestri del 900. È stata inaugurata lo scorso venerdì 13 marzo, ed è visitabile fino al 2 agosto 2026 “Giorgio De Chirico e Marino Marini. Due maestri della storia dell’arte italiana”, alla presenza del sindaco di Monopoli Angelo Annese, dell’Assessore alla Cultura Rosanna Perricci, del Dirigente dell’Area Organizzativa Affari Generali e Sviluppo Locale Pietro D’Amico, della Consigliera Metropolitana di Bari Micaela Paparella e del curatore della mostra Lorenzo Madaro, professore ordinario di Storia dell’arte contemporanea presso l’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, che abbiamo intervistato, analizzando gli aspetti salienti, le relazioni profonde e le divergenze tra i due protagonisti della mostra.

Cosa può accomunare l'espressione artistica di  queste due figure del panorama artistico novecentesco?

«Attraverso le opere scelte percepiamo il senso profondo della ricerca di Giorgio De Chirico, fondatore della pittura metafisica, e di Marino Marini, scultore e incisore, con una selezione di lavori molto diversi tra loro, che però mettono in dialogo due visioni artistiche che hanno poi anticipato le successive correnti del surrealismo e le inquietudini profonde di un secolo che, per diverse e profonde ragioni, andava sgretolando le proprie certezze».

Qual è l'aspetto preponderante nella pittura di De Chirico?

 «Per Giorgio De Chirico, tra i maestri più influenti delle avanguardie storiche, il percorso espositivo presente i temi della mitologia, della classicità e dell’architettura metafisica, restituendone l’atmosfera enigmatica e sospesa. Le celebri Piazze d’Italia, per esempio, spazi immaginari dominati da prospettive stranianti, lunghe ombre e silenzi carichi di mistero. Dimensioni interiori, insomma, in cui tutti noi possiamo riconoscerci. La sua pittura, sospesa tra memoria e visione, ha influenzato profondamente l'arte del Novecento, anticipando molte delle intuizioni che saranno sviluppate dal Surrealismo. Nonostante la sua nota idiosincrasia nei confronti della modernità, seppe anticiparne le istanze.».

Per quanto riguarda Marino Marini, invece?

«La sezione dedicata a Marini mette invece in luce la straordinaria versatilità espressiva della sua  produzione grafica, spesso sottovalutata, ma che invece esprime un universo di sperimentazione e di dinamiche ancestrali e profonde».

La simbologia del cavaliere e del cavallo fa in qualche modo riferimento alla simbologia evolutiva della condizione umana?

« Attraverso il tratto nervoso e l'uso del colore l’artista raggiunge, in questo ambito tecnico in particolare, risultati di grande intensità poetica. Il percorso comprende opere legate ai suoi temi più celebri: cavalieri, cavalli e figure simboliche. Preziosi sono gli album di litografie realizzati negli anni Sessanta e Settanta. La figura del cavaliere e del cavallo in Marino Marini evolve da un'armonia arcaica, ispirata agli Etruschi, alla tragedia esistenziale del dopoguerra. Dagli anni '30, il cavaliere diventa simbolo della crisi moderna, con forme sempre più scarnificate, tragiche e disarticolate. I disegni e le  litografie ne amplificano in maniera originale l'espressività drammatica».

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