Una profonda voragine si è aperta all’interno dello stabilimento ex Ilva di Taranto, lungo la strada che costeggia i reparti Treno Nastri 2 e Deposito Bramme 2. L’episodio, avvenuto durante il turno notturno, ha riacceso l'allarme tra i lavoratori a pochi giorni dalla morte dell’operaio Loris Costantino.
A segnalare l’accaduto sono stati i Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (Rls) di Fim, Fiom, Uilm e Usb con una comunicazione ufficiale inviata al direttore di stabilimento, all’Ufficio Rin e al capo area Dta. Nel documento si parla di «un significativo cedimento del manto stradale nel tratto che costeggia i reparti TNA2 e DBS2».
Secondo quanto riferito nella segnalazione sindacale, nella zona interessata dal cedimento sarebbe «presente anche una tubazione interrata». Una circostanza che, secondo gli Rls, "avrebbe potuto compromettere seriamente l’incolumità dei lavoratori e la sicurezza dei mezzi in transito».
Per questo motivo i rappresentanti per la sicurezza chiedono all’azienda «il piano dettagliato degli interventi attuati di messa in sicurezza dell’area» e «un’analisi dettagliata delle cause che hanno generato l’evento», avvertendo che in assenza di risposte si rivolgeranno agli enti competenti.
Sulla vicenda interviene anche Piero Vernile, Rsu Uilm: "Come i lavoratori di Acciaierie d’Italia possono essere tranquilli? C'è bisogno di investimenti veloci e no di tecnici che mettano su carta. In una fabbrica dove le manutenzioni ordinarie e straordinarie non ci sono ai tempi dei Riva, non si può stare sereni».
Il delegato sindacale sostiene inoltre che «tutte le RSU dovrebbero essere coinvolte nei sopralluoghi» e rilancia la richiesta di «nazionalizzare a tempo, altrimenti sarà una nuova ArcelorMittal». «Serve anche una legge speciale - conclude - perché gli unici a subire e pagare sono i lavoratori».
















