Domenica 08 Marzo 2026 | 15:42

Bari e le rapine nelle attività commerciali:«Entrò nel negozio e con un coltello disse a mia moglie “ti ammazzo”»

Bari e le rapine nelle attività commerciali:«Entrò nel negozio e con un coltello disse a mia moglie “ti ammazzo”»

Bari e le rapine nelle attività commerciali:«Entrò nel negozio e con un coltello disse a mia moglie “ti ammazzo”»

 
Rosanna Volpe

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Rosanna Volpe

Bari e le rapine nelle attività commerciali:«Entrò nel negozio e con un coltello disse a mia moglie “ti ammazzo”»

foto d'archivio

Lo sfogo alla Gazzetta di Francesco Lucente, proprietario di una cartoleria. «Oggi chi alza una saracinesca vive con la paura. E a volte denunciare è inutile»

Domenica 08 Marzo 2026, 12:51

«Ti ammazzo». È la frase che il rapinatore ha urlato venerdì sera alla moglie del commerciante barese Francesco Lucente mentre, armato di coltello, svuotava la vetrina della cartoleria di famiglia nel centro di Bari. Erano circa le 20. L’uomo, che poche ore prima pare avesse già messo a segno un altro colpo in un negozio di via Argiro, è stato poi fermato dai carabinieri poco distante dalla stazione. Ma per Lucente, titolare di tre attività, l’episodio non è un caso isolato. «La questione - racconta a La Gazzetta del Mezzogiorno - sta nel fatto che oggi chi alza una saracinesca vive con la paura».

Ne avete avuta in quel momento?

«Come si fa a non averne? Quando una persona entra in negozio con un coltello e dice a tua moglie “ti ammazzo”, non sai mai come può finire. Lei era da sola in quel momento. L’uomo ha iniziato a prendere la merce dalla vetrina, come se sapesse già cosa cercare. Ha puntato subito alle penne di valore. In quei momenti speri solo che non succeda qualcosa di peggio. Per fortuna non c’era nostra figlia».

Il rapinatore aveva già colpito poche ore prima…

«Sì, la mattina aveva già fatto un altro colpo in un negozio di via Argiro. Poi i carabinieri lo hanno fermato vicino alla stazione. A loro va il nostro ringraziamento perché sono intervenuti e hanno fatto il loro lavoro. Le forze dell’ordine fanno il possibile e quando succedono queste cose sono presenti. Il problema però è più grande del singolo episodio».

Cosa intende?

«Per noi commercianti questi episodi non sono più casi isolati. Nei negozi entra gente che ruba continuamente: prendono merce dagli scaffali e scappano. Succede talmente spesso che non denunciamo neanche più, perché significa perdere ore tra carte e procedure per episodi che si ripetono di continuo».

Le è già successo?

«Una volta abbiamo sorpreso una coppia mentre stava rubando nel negozio. Abbiamo chiamato le forze dell’ordine e siamo andati a fare la denuncia al San Paolo. La cosa assurda è che mentre uscivamo dalla caserma ce li siamo ritrovati davanti. Una situazione che ti lascia senza parole. Ti fa sentire completamente esposto e senza tutela».

Il suo negozio si trova davanti all’Ateneo e a pochi passi da piazza Umberto...

«Esatto, siamo proprio di fronte all’università. E in una città universitaria certe cose non dovrebbero succedere. Invece piazza Umberto è diventata una vergogna. È un luogo dove succede di tutto: degrado, situazioni al limite, persone che bivaccano. È un posto che dovrebbe essere il cuore della città universitaria e invece è fuori controllo».

Che clima si respira tra i commercianti?

«C’è molta preoccupazione. Non è solo il timore della rapina, ma un senso continuo di insicurezza. Lavorare in queste condizioni è complicato: tra controlli, multe, burocrazia e la paura che qualcuno possa entrare in negozio e minacciarti, ogni giornata diventa una sfida. Noi vogliamo solo lavorare serenamente».

C’è anche un problema di immagine per la città?

«Assolutamente sì. Bari è una città bellissima e negli ultimi anni ha investito molto sul turismo. Noi stessi lavoriamo tanto con i turisti: tra valigeria e pelletteria gran parte della clientela arriva da fuori, soprattutto nel periodo che va da ora e fino a ottobre. Se però passa l’idea che questa è una città insicura, il danno d’immagine può essere enorme. Non parliamo solo di commercio, ma dell’economia di tutta la città».

Cosa chiedete alle istituzioni?

«Più attenzione e più presenza sul territorio. Non possiamo permettere che la città venga percepita come in mano a quattro balordi che girano armati di coltello. Chi lavora ogni giorno per strada ha bisogno di sentirsi protetto».

Dopo una esperienza come questa, come si torna al lavoro?

«Noi lunedì saremo di nuovo al nostro posto. Continueremo a lavorare come abbiamo sempre fatto. Bari non merita questa immagine e noi non vogliamo arrenderci. Andiamo avanti, più forti di prima. Però resta una domanda che ci facciamo tutti: noi siamo sempre qui, con le nostre attività. Se queste persone continuano a girare liberamente, chi ci protegge?».

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