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TU NON CONOSCI IL SUD

Frontiere / Lampedusa

Teatro. Da domani al Piccolo Eliseo di Roma

Il testo di Anders Lustgarten con Fabio Troiano, Donatella Finocchiaro e la regia di Gianpiero Borgia 

Tu non conosci il Sud

Oscar Iarussi

Oscar Iarussi

Un mondo nel verso di Bodini. Il Sud guardato da un altro verso.

Frontiere / Lampedusa

Lampedusa frontiera d’Europa e tragico simbolo dell’Italia d’oggi. Non a caso le pagine sull’isola siciliana, approdo e talora sepolcro dei migranti, chiudono la Storia mondiale dell’Italia pubblicata nei mesi scorsi da Laterza e costituiscono il clou dell’ultimo libro di Alessandro Leogrande, giornalista e scrittore tarantino scomparso a fine novembre (La frontiera, Feltrinelli 2015). A Lampedusa ha dedicato un racconto evocativo e struggente anche la francese Maylis de Kerangal (Feltrinelli 2016), mentre il regista Gianfranco Rosi vi ha ambientato il suo premiatissimo documentario Fuocammare (2016) con le testimonianze degli abitanti, in primis il medico Pietro Bartolo, a sua volta autore del memoriale Lacrime di sale (Mondadori 2016). Vi sarebbero altri testi da segnalare, tra i quali ora affiora alla ribalta questo Lampedusa del trentottenne drammaturgo londinese Anders Lustgarten.

Rappresentato con successo al «Soho Theatre» nel 2015, è stato «intercettato» dal regista pugliese Gianpiero Borgia, costante frequentatore della scena britannica (ha allestito spettacoli nella capitale e a Edimburgo). Con la produzione indipendente BAM Teatro, votata a testi inediti di autori contemporanei, Lampedusa ha debuttato l’estate scorsa al Mittelfest di Cividale del Friuli e intrapreso nell'ultimo autunno la sua tournée a partire dalla Puglia. Da domani 31 gennaio fino al 18 febbraio è in scena al Piccolo Eliseo di Roma (http://www.teatroeliseo.com/eventi/lampedusa/).

Lustgarten è autore «alla Pinter», secco, asciutto, attratto dai paradossi che qui attribuisce al personaggio femminile, Denise, un’immigrata marocchina di seconda generazione che è impiegata in una società di recupero crediti, e, nell’adattamento italiano, parla con una cadenza milanese volutamente quasi caricaturale, come una Franca Valeri incattivita o in cattività nella metropoli europea. L’unico altro personaggio è un giovane lampedusano, Stefano, pescatore di corpi e forse di anime, a tu per tu ogni giorno e poi in una notte cruciale con i sommersi e i salvati dell’ennesimo affondamento nel Mediterraneo. 

«Un’escursione coraggiosa nelle acque oscure della migrazione di massa», scrisse «The Guardian» nel recensire l’esordio londinese. Vero. Tuttavia l’alternarsi dei due caratteri sulla scena assume e restituisce i contorni di un corpo a corpo tra due sud, che scoprono un segreto l’uno nello sguardo dell’altro. Denise, apparentemente cinica in virtù della «scorza» necessaria a sopravvivere, ritroverà gli occhi della madre morente nelle persone che dovrebbe indurre a pagare il debito. Stefano, insieme a un compagno «invisibile» sulla barca sballottata dai flutti, tirerà a bordo decine di cadaveri e pochi sopravvissuti, fra i quali la donna di un meccanico africano, il quale lo ha spinto verso il largo in cerca del barcone su cui lei sta arrivando. Nel commovente tuffo «nuziale» della naufraga/sirena e del suo innamorato, suggello dello spettacolo, lampeggia un «principio speranza» che riscatta la stanchezza di vivere dell’Europa, il suo - il nostro - declino.ù

Fabio Troiano è attore eclettico, talmente bravo da riuscire a rendere evidenti personaggi altrimenti fantasmatici (una corda pirandelliana non gli è estranea). Donatella Finocchiaro si aggira sul palcoscenico con un orgoglio dolente, una sensualità «implosa» e la fiera lotta con il destino che la vuole sconfitta. Due monologhi che si alternano e si amalgamano, due opposti preda di un magnetismo umanistico, nella cornice dell’essenziale scenografia «marittima» - bellissima! - firmata dagli architetti Massimo Alvisi e Junko Kirimoto. La regia di Borgia è efficace, anti-retorica, eccellente lungo e ben oltre un altro confine: il cosiddetto «teatro di parola», stavolta surclassato dall’azione/inazione del dramma. Non solo narrazioni, bensì un vero spettacolo.

«LAMPEDUSA» di Anders Lustgarten, traduzione di Elena Battista, con Donatella Finocchiaro e Fabio Troiano. Adattamento e regia di Gianpiero Borgia. Produzione BAM teatro, Teatro Eliseo / Mittelfest 2017, in collaborazione con la Corte Ospitale e Teatro dei Borgia

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