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logo Matera 2019

«Il futuro ha un cuore antico» recita un titolo di Carlo Levi. Mettendo piede a Matera il paradosso del «futuro remoto» pare balenare già da qualche anno. Tanto più sembrerà a portata di mano oggi, giornata inaugurale della capitale europea della cultura 2019. A scandire la festa, con partenza dalla Cava del Sole (la struttura debutta stamane alle 10), sarà la musica delle bande provenienti dalla Basilicata e da numerosi paesi europei. Il clou è previsto alle 19 in piazza San Pietro Caveoso, dove si svolgerà in diretta Raiuno e in Eurovisione la cerimonia cui parteciperanno il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.

Sì, una qualche idea di futuro si abbarbica come un fiore sulla roccia nel «precipizio» dantesco dei Sassi, con i due «mezzi imbuti» del Caveoso e del Barisano. Così ne scrisse Levi in Cristo si è fermato a Eboli, il memoir del confino in Lucania inflitto da Mussolini al medico-artista e antifascista torinese, a metà degli anni Trenta (uscì per Einaudi nel 1945). Il futuro ha un cuore antico... Una contraddizione solo apparente giacché - ha annotato il filosofo del pensiero meridiano, Franco Cassano - nella «compresenza dei tempi» Levi intravede il carattere peculiare della civiltà italiana, dove «l’arcaico è vicinissimo e familiare, i secoli si sovrappongono e le contraddizioni divengono identità».


Il 17 ottobre 2014 Matera si aggiudicò il titolo di capitale culturale europea, in coppia con la città bulgara di Plovdiv. Nel lessico del dossier di candidatura e nei progetti cruciali, come l’archivio antropologico I-DEA coordinato da Mario Cresci e l’Open Design School, si coglie uno spirito che attinge da Giustino Fortunato, Gramsci, Levi, Sinisgalli, Pierro, Scotellaro, De Martino, Rossi-Doria, Olivetti, Guerrieri, Pasolini... Ma vi echeggiano anche gli studi dello stesso Cassano o del gruppo «Meridiana»; di storici e urbanisti come Aymonino, Pedio, Sacco, Bronzini, Restucci, Vitelli, D’Andrea, Mininni e Rolando; le narrazioni di Nigro, Arminio, Lupo, Cappelli, Sammartino, Mariolina Venezia, Di Consoli; il film Basilicata coast to coast di Rocco Papaleo; e l’approccio al paesaggio urbano/rupestre di Pietro Laureano. È l’architetto che si batté per far diventare i Sassi patrimonio dell’Unesco nel 1993 e adesso è il curatore di «Ars Excavandi», un’indagine sulle arti e le esperienze delle civiltà ipogee nel corso del tempo, che domani 20 gennaio nel museo archeologico «Ridola» aprirà la batteria di mostre materane.

La capitale 2019 è ai nastri di partenza, nonostante alcuni ritardi nelle infrastrutture (l’allargamento della strada Bari-Matera sarà completato solo in primavera) e un certo tasso di litigiosità pregressa dietro le quinte fra gli attori protagonisti dell’evento. Vedremo come andrà nei prossimi mesi sul versante culturale e non solo dei flussi turistici, già da un paio d’anni in evidente crescita, col tumultuoso moltiplicarsi dei B&B e dei pub. Una tendenza che, bisogna dirselo, rischia di snaturare il fragile habitat dei Sassi.

Ma intanto va reso merito alla Fondazione presieduta da Salvatore Adduce, che era sindaco nel 2014, e diretta dal torinese Paolo Verri (il legame tra la Mole e i Sassi ne esce rinverdito) con l’ausilio di Giovanni Oliva, Rossella Tarantino, Ariane Bieou e tanti altri, inclusi centinaia di volontari al servizio dei «cittadini temporanei» che stanno acquistando il «passaporto» per accedere a tutte le manifestazioni in programma al prezzo di 19 euro (a proposito, oggi riapre la stazione delle Fal ristrutturata su progetto di Stefano Boeri). Hanno fatto la loro anche i governi degli ultimi anni, la Regione Basilicata col presidente Marcello Pittella (ora sospeso per motivi giudiziari) e il sindaco Raffaello De Ruggieri, che oggi sarà premiato dal commissario Ue alla Cultura, Tibor Navracsics.

Del resto l’avvocato De Ruggieri nel 1959 fu uno dei fondatori del circolo «La Scaletta» insieme, tra gli altri, all’ingegner Francesco Paolo Vizziello che adesso presiede l’attivissimo sodalizio. Sono i «ragazzi del ‘59» che tra i primi entrarono nelle chiese rupestri Madonna delle Virtù e San Nicola dei Greci, avviando il recupero prodigioso di ambienti allora adibiti a stalle o a depositi, e poi nella Cripta del Peccato originale in località Pietrapenta.

Così Matera «vergogna nazionale» di cui aveva parlato Palmiro Togliatti nel dopoguerra intraprese il percorso che l’ha portata fino a oggi. Senza dimenticare il risanamento dei Sassi avviato dalla legge speciale varata nel 1952 dal governo De Gasperi, primo firmatario il lucano Emilio Colombo, che impose lo sfollamento degli abitanti da circa duemilacinquecento case grotte e il progressivo trasferimento in sette quartieri periferici in via di costruzione, tra cui l’olivettiano Borgo La Martella progettato da Ludovico Quaroni.

Quel che conta di Matera 2019 è innanzitutto, diremmo, lo straordinario nesso simbolico tra due parole non proprio sugli scudi, anzi decisamente «fuori moda»: Sud ed Europa. Tre con la parola Cultura, altrettanto vituperata in una stagione che tende a disconoscere le competenze e le élites. L’Europa in profonda crisi di fiducia in se stessa, continente vecchio ben più che Vecchio Continente, nel 2014 intravide in Matera il paradigma di una «capitale umana», e non solo contadina, rinata dopo secoli di miseria.

Ora dal Sud «eternamente paziente» (ancora Levi) e a lungo in esilio dalla Storia, potrebbe giungere un segnale in controtendenza, come accadde - si parva licet - dall’isola di Ventotene, dove i confinati Spinelli, Rossi, Colorni e Ursula Hirshmann nel pieno della guerra (1941) concepirono il «Manifesto per un’Europa libera e unita».

L’arrivo nei Sassi del presidente Mattarella, europeista convinto e convincente, incoraggia un’ipotesi cardinale: più Sud in Italia, più Italia in Europa. Quell’Europa che appare paralizzata nei confini a nord di Eboli, fino a Bruxelles, e nel suo dubbio amletico: essere o non essere? Capace soltanto di respingere i migranti che sognano di lei. Matera 2019 non può offrire né tanto meno essere la risposta, ma tra un evento e l’altro si ponga qualche domanda sul futuro dal cuore antico... Band and Breakfast non bastano e il 2020 è lì all’orizzonte. 

Articolo di fondo apparso sabato 19 gennaio 2019 sulla "Gazzetta del Mezzogiorno" e pubblicato sulla home page lo stesso giorno tra le analisi (https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/analisi/1102224/matera-2019-una-possibile-riscossa-meridionale.html)

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