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TU NON CONOSCI IL SUD

La comunità della «Gazzetta»
è il Sud che ha voglia di futuro

Tu non conosci il Sud

Oscar Iarussi

Oscar Iarussi

Un mondo nel verso di Bodini. Il Sud guardato da un altro verso.

La comunità della «Gazzetta»è il Sud che ha voglia di futuro

Un quotidiano è innanzitutto una comunità. Lettori, redattori, poligrafici, collaboratori. Passioni e interessi. Opinioni e speranze. Una comunità. Persone che, per dirla con Jorge Luis Borges, senza saperlo stanno salvando il mondo. «Chi scopre con piacere una etimologia.
Due impiegati che in un caffè del sud giocano in silenzio agli scacchi.
Il tipografo che compone bene questa pagina che forse non gli piace».
Il sommo scrittore argentino in quella sua poesia dedicata ai Giusti (cercatela in libreria o «googlate» su Internet) indica nei dettagli, nei particolari, negli interstizi, il cuore sommesso delle cose, il senso stesso della vita.

Alla politica invece spetta l’appello, la voce pubblica, la ricerca di mediazioni e soluzioni. «Siamo qui per difendere non solo i posti di lavoro, ma il diritto all’informazione. Viva la Gazzetta del Mezzogiorno! Viva la città di Bari!». Il sindaco Antonio Decaro, ieri mattina nel flash mob di Via Sparano con gli orchestrali del Petruzzelli, ha concluso il suo intervento come un comizio vecchio stampo, con un appello alla volontà e alla ragione.

Dal 24 settembre scorso la Gazzetta, o, per essere precisi, le quote azionarie del socio di maggioranza, Mario Ciancio Sanfilippo, sono sottoposte a sequestro giudiziario da parte del Tribunale di Catania nell’ambito di un procedimento penale. Ciancio ha fatto ricorso alla Corte d’Appello per chiedere il dissequestro. Nelle more, la gestione è affidata a due amministratori giudiziari nominati dal Tribunale etneo, i quali, rispetto ai conti in rosso, hanno sospeso gli stipendi, versando soltanto una quota del dovuto per il mese di novembre.

Le forme di mobilitazione fin qui messe in atto per questo giornale sono un misto di tradizione e di innovazione, nel tentativo di offrire risposta (ma, invero, sono più le domande) all’inedito «commissariamento» di un quotidiano. I lavoratori della Gazzetta hanno più volte ricordato la natura fragile e preziosa dell’informazione. Perché nulla più dell’informazione, dell’opinione pubblica, della libertà di stampa ha a che fare con la democrazia. L’articolo 21 della Costituzione è lì a ricordarlo.

Allora, dopo la lettera aperta dei giornalisti al presidente Sergio Mattarella, ecco il #Gazzettaday di ieri con una tiratura straordinaria di 53.000 copie diffuse e, a spanne, un milione di persone raggiunte. D’altro canto, fa testo la prima riunione della task force regionale pugliese per le crisi aziendali, convocata venerdì scorso dal presidente Michele Emiliano, il quale alla fine dell’incontro s’è detto «un po’ più ottimista». Ma a mobilitarsi sono stati soprattutto i Lettori, i cittadini pugliesi e lucani che vivono nelle due regioni, in luoghi lontani o all’estero. Con le forme proprie dei social network - Facebook, Twitter, Instagram -, i Lettori stanno dando vita a una straordinaria carica di identità comunitaria. È un sentimento ritrovato di appartenenza che si concreta non solo in nome dei 130 anni di storia della Gazzetta, ma in prospettiva, guardando al domani.

Mai il Sud è stato tanto «di moda» come in questi ultimi anni al cinema, in libreria, nella musica: da Gianrico Carofiglio a Checco Zalone, da Elena Ferrante a Giuliano Sangiorgi dei Negramaro, da Emma Marrone a Maurizio De Giovanni, da Andrea Camilleri a Roberto Saviano, da Mario Martone a Sergio Rubini e a Rocco Papaleo... E mai come in questi ultimi anni il Sud è stato tanto mortificato o assente nell’agenda della politica. Qui la crisi economica iniziatasi nel 2008 ha compiuto dieci anni senza i timidi segnali di controtendenza che si sono registrati al Nord. Qui il lavoro scarseggia per i giovani, le Università meridionali continuano a deperire e i nostri ragazzi ad andarsene per non tornare. All’orizzonte incombe il progetto di una fiscalità «regionalizzata» che destini maggiori risorse alle regioni più ricche. Chi sta meglio, starà sempre meglio, e chi sta peggio, sempre peggio: di fatto, la fine dell’idea di unità nazionale.

La battaglia per la Gazzetta parla di un possibile riscatto rispetto a tale scenario. Non è solo emotività, corrisponde a un interesse collettivo. Una testata indipendente che non percepisce contributi pubblici (è stampato in blu sulla nostra prima pagina) è un formidabile mezzo perché il Sud non scivoli verso l’oblio di sé e l’indifferenza altrui. Certo, la stampa dovrebbe rivolgersi di più e meglio alle generazioni dei nativi digitali con il loro anelito «barbarico» e «l’insurrezione mentale» segnalata da Alessandro Baricco nel recente saggio The Game (Einaudi ed.). E bisogna giocare la partita del coraggio e della fantasia sia sul web sia con la carta stampata, che non è affatto finita. Se non ora, quando?

Michele Emiliano ha ricordato che «la Gazzetta è un giornale militante il cui ruolo è stato importantissimo nella lotta contro le mafie». Ci permettiamo di aggiungere: un giornale sempre dalla parte dei cittadini pugliesi e lucani nei passaggi più difficili, in varie stagioni della nostra storia, dal tumulto post 8 settembre 1943, quando fu il primo quotidiano dell’Italia libera, fino a oggi. Da ultimo, per fare solo un esempio, la Gazzetta è stata al fianco dei tarantini messi di fronte alla tragica alternativa tra la salute e il lavoro. Un dilemma post-moderno, che, come l’emigrazione, si è palesato in Puglia prima che altrove.

La Gazzetta, al pari del Mezzogiorno iscritto nella testata, non è affatto un ferro vecchio da soccorrere secondo logiche assistenziali. È un foglio di futuro. Volete leggerlo nel 2019 e oltre? Si direbbe proprio di sì.

Articolo apparso sulla Gazzetta del Mezzogiorno di domenica 30 dicemebre 2018

Twitter: @IarosOscar

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