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Primefilm - L'anima attesa - Recensione pubblicata sulla Gazzetta del Mezzogiorno del 18 aprile 2013.

Papa Francesco sarà a Molfetta il 20 aprile 2018 per ricordare don Tonino Bello  

Non è solo un film. È passaparola, è contagio salubre, è voglia di testimoniare un’appartenenza al «popolo di don Tonino». Da quando un mese fa venne presentato al «Bif&st», il festival di Bari, con la gente in fila poi accontentata da un paio di proiezioni fuori programma, L’anima attesa di Edoardo Winspeare ha intrapreso un viaggio di sala in sala, di paese in paese, di memoria in memoria. E di speranza, secondo il magistero del vescovo pacifista pugliese morto a 58 anni il 20 aprile 1993. Una serie di appuntamenti, al culmine nei giorni del ventennale, coerenti con la singolare forma produttiva del mediometraggio (40 minuti). L’anima attesa è stato infatti prodotto da Pax Christi, da Mosaico di Pace e dal regista leccese che da ragazzo conobbe il Bello parroco tricasino, grazie a un azionariato popolare: «Adotta un fotogramma», con offerte da pochi euro in su.

L’anima attesa, ideato dal regista di Il miracolo insieme con l’attore Carlo Bruni che ne è il protagonista, rifugge l’agiografia del sacerdote nato ad Alessano per il quale è in corso il processo di beatificazione. Winspeare già dieci anni gli aveva dedicato un documentario biografico, mentre stavolta mette in scena gli affanni di un uomo d’affari di mezza età (Bruni, appunto). In crisi economica ed esistenziale, il Nostro decide tuttavia di concedersi un fine settimana libero dall’assillo delle telefonate dei creditori, dalla giostra crudele e insensata di cui tutti, chi più chi meno, siamo partecipi e vittime. Prende un treno da Molfetta, la città di cui don Tonino fu vescovo negli ultimi anni, e viaggia verso un Salento assolato ed epifanico.

È un percorso scandito da incontri banali eppure prodigiosi, fino all’arrivo «a casa», dove la sorella del protagonista (Nunzia Antonino) - un’allieva ed erede di don Tonino - lo invita a concentrarsi finalmente sull’essenziale. L’ultima sequenza mostra Tonino bambino - o forse non lui, ma un’«anima attesa» - con una festosa fisarmonica nei pressi della «sua» stessa lapide, nel piccolo cimitero del paese natio. Seguono alcune immagini di «repertorio» di don Tonino: pugnace, tenace, popolare, profetico ed esegeta acuto delle Scritture che egli voleva concretare ogni giorno nella prassi. E, credete, è impossibile non pensare a papa Francesco.

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