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Lunedì 21 Maggio 2018 | 05:22

la visita del pontefice in Puglia

Papa Francesco da Alessano a Molfetta: tappe sui luoghi di don Tonino Bello

«La Pace è mangiare il pane insieme con gli altri, senza separarsi, mettersi a tavola tra persone diverse, dove l'altro è un volto da scoprire, da contemplare, da accarezzar»

MOLFETTA - Terminata la concelebrazione eucaristica dal palco allestito a ridosso del porto di Molfetta, il Papa ha ascoltato il saluto del vescovo Domenico Cornacchia che gli ha donato una rosa d’oro realizzata fondendo gli ex voto dei fedeli. Si è soffermato in raccoglimento dinanzi alla statua della Madonna dei Martiri dove ha deposto la rosa donatagli poco prima. Ha salutato uno per uno i vescovi ed è poi sceso tra i fedeli. Sulla papamobile percorrerà il tragitto che si snoda sul lungomare e alcune strade della città tra la folla che lo attende da questa mattina per salutarlo. In città si sono radunate più di 40.000 persone che hanno assistito alla messa attorno al palco o dai maxischermi dislocati in diversi punti della città

LA MESSA A MOLFETTA CON I SIMBOLI DI DON TONINO BELLO - I simboli più amati di don Tonino, un albero di ulivo, la croce in legno e il pastorale sempre di ulivo del vescovo di Molfetta, accompagneranno la messa che il Papa celebrerà tra pochi minuti dal palco allestito a ridosso del porto della città dove don Bello visse da vescovo. Il legno di ulivo rappresentava per «il vescovo degli ultimi» la semplicità, la vicinanza alla terra, è il simbolo del pastore.

Sul palco che si affaccia sul mare, a sinistra dell’altare c'è l’albero, al centro la riproduzione del crocefisso che don Tonino indossava, e a destra una statua della Madonna dei Martiri che è abitualmente custodita nella omonima Basilica di Molfetta. Ma il simbolo più importante è quello che il Papa impugnerà durante la celebrazione su invito del vescovo di Molfetta, mons. Domenico Cornacchia: il pastorale d’ulivo di don Tonino, un bastone che reca in alto un ramoscello scolpito e la croce alata che era il simbolo del vescovo di Molfetta.

«Il messaggio che noi vogliamo cogliere dal 25/o anniversario della morte del servo di Dio - ha spiegato nei giorni scorsi il vescovo - è proprio questo: la croce non è mai pesante se noi mettiamo delle ali ai suoi piedi, le ali della speranza, della fiducia e della gioia»

L'ARRIVO IN MATTINATA AD ALESSANO  - Il Pontefice era arrivato alle 9 ad Alessano, nel Salento, la cittadina che diede i natali a don Tonino Bello il 18 marzo 1935, prima tappa della sua odierna visita in Puglia. L'elicottero del Pontefice, proveniente dall'aeroporto militare "Fortunato Cesari" di Galatina (il Papa vi è giunto in aereo da Roma), è atterrato nel parcheggio adiacente il cimitero di Alessano, dove don Tonino Bello, che fu vescovo di Vescovo di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo- Terlizzi e di cui oggi ricorre il 25/o anniversario della morte, è sepolto.

Il Papa è accolto da mons. Vito Angiuli, vescovo di Ugento-Santa Maria di Leuca, e dal sindaco di Alessano, Francesca Torsello. Il Pontefice si reca quindi presso la tomba di don Tonino Bello per un momento di preghiera, quindi ne saluta i familiari. Successivamente, raggiunge il piazzale antistante il Cimitero per l'incontro con i fedeli. 

Papa Francesco, nel cimitero di Alessano, si è raccolto in preghiera sulla tomba di don Tonino Bello, semplice e spoglia, rimanendovi in raccoglimento per alcuni minuti. Il Papa vi ha deposto un mazzo di fiori bianchi e gialli.
Il Pontefice saluta quindi i familiari dell’ex vescovo di Molfetta, di cui oggi ricorre il 25/o anniversario della morte, in particolare i due fratelli Trifone e Marcello.

 Sulla tomba c'è scritto, semplicemente, «Don Tonino Bello, terziario francescano, vescovo di Molfetta-Rivo-Giovinazzo-Terlizzi». Dopo aver pregato per cinque minuti davati alla tomba, il Papa si è raccolto in preghiera anche davanti alla vicina tomba della madre del presule.

Francesco ha poi salutato nel cimitero un gruppo di familiari di don Tonino, i fratelli Trifone e Marcello e i nipoti con i rispettivi figli, scambiando con tutti strette di mano, parole di ricordo del vescovo scomparso 25 anni fa, e accarezzando e baciando i bambini. 

Dopo la sosta nel cimitero di Alessano, la preghiera sulla tomba di don Tonino Bello e il saluto ai familiari, papa Francesco è salito su una piccola 'papamobilè elettrica per recarsi nel piazzale antistante dove incontra i fedeli. Oltre ventimila le persone presenti, che lo hanno accolto calorosamente, con applausi e ovazioni, grida «Viva il Papa» e sventolii di bandiere.

LA CHIESA SI ACCODI AI POTENTI - «Capire i poveri era per lui vera ricchezza. Aveva ragione, perché i poveri sono
realmente ricchezza della Chiesa. Ricordacelo ancora, don Tonino, di fronte alla tentazione ricorrente di accodarci dietro
ai potenti di turno, di ricercare privilegi, di adagiarci in una vita comoda». «Il Vangelo - eri solito ricordarlo a Natale e a Pasqua - chiama a una vita spesso scomoda, perché chi segue Gesù ama i poveri e gli umili», ha aggiunto.

«Una Chiesa che ha a cuore i poveri rimane sempre sintonizzata sul canale di Dio, non perde mai la frequenza del Vangelo e sente di dover tornare all’essenziale per professare con coerenza che il Signore è l'unico vero bene». «Grazie, terra mia, piccola e povera, che mi hai fatto nascere povero come te ma che, proprio per questo, mi hai dato la ricchezza incomparabile di capire i poveri e di potermi oggi disporre a servirli».

GUERRA GENERA POVERTA' -  «Se la guerra genera povertà, anche la povertà genera guerra».  «La pace, perciò, si
costruisce a cominciare dalle case, dalle strade, dalle botteghe, là dove artigianalmente si plasma la comunione», ha
aggiunto. 

«Diceva, speranzoso, don Tonino - ha spiegato il Papa -: Dall’officina, come un giorno dalla bottega di Nazareth, uscirà il verbo di pace che instraderà l’umanità, assetata di giustizia, per nuovi destini». «Don Tonino - ha proseguito - ci richiama a non teorizzare la vicinanza ai poveri, ma a stare loro vicino, come ha fatto Gesù, che per noi, da ricco che era, si è fatto povero. Don Tonino sentiva il bisogno di imitarlo, coinvolgendosi in prima persona, fino a spossessarsi di sé. Non lo disturbavano le richieste, lo feriva l’indifferenza».

«Non temeva la mancanza di denaro, ma si preoccupava per l’incertezza del lavoro, problema oggi ancora tanto attuale - ha aggiunto -. Non perdeva occasione per affermare che al primo posto sta il lavoratore con la sua dignità, non il profitto con la sua avidità». «Non stava con le mani in mano: agiva localmente per seminare pace globalmente, nella convinzione che il miglior modo per prevenire la violenza e ogni genere di guerre è prendersi cura dei bisognosi e promuovere la giustizia», ha detto ancora Francesco.

IL PAPA A MOLFETTA - «Don Tonino ha vissuto così: tra voi è stato un Vescovo-servo, un Pastore fattosi popolo, che davanti al Tabernacolo imparava a farsi mangiare dalla gente». Così papa Francesco nell’omelia della messa celebrata nel porto di Molfetta, a 25 anni dalla morte di don Tonino Bello, che fu vescovo della diocesi pugliese.

«Sognava una Chiesa affamata di Gesù e intollerante ad ogni mondanità - ha aggiunto -, una Chiesa che 'sa scorgere il corpo di Cristo nei tabernacoli scomodi della miseria, della sofferenza, della solitudinè».
«Vivere per», ha detto ancora il Papa, è il «marchio di fabbrica» del cristiano. «Si potrebbe esporre come avviso fuori da ogni chiesa: 'Dopo la Messa non si vive più per sé stessi, ma per gli altrì», ha osservato, ribadendo poi 'a bracciò: "Sarebbe bello che in questa diocesi di don Tonino Bello ci fosse questo avviso alle porte della chiesa perché sia letto da tutti: 'Dopo la messa non si vive più per sé stessi, ma per gli altrì».

«Don Tonino sosteneva che 'la pace non viene quando uno si prende solo il suo pane e va a mangiarselo per conto suo. (...) La pace è qualche cosa di più: è convivialità'. È 'mangiare il pane insieme con gli altri, senza separarsi, mettersi a tavola tra persone diverse, dove l'altro è un volto da scoprire, da contemplare, da accarezzare».

«Perché i conflitti e tutte le guerre 'trovano la loro radice nella dissolvenza dei voltì - ha aggiunto -. E noi, che condividiamo questo Pane di unità e di pace, siamo chiamati ad amare ogni volto, a ricucire ogni strappo; ad essere, sempre e dovunque, costruttori di pace».

DON GALANTINO: DON TONINO GIA' SANTO - «Dovunque si chiede che don Tonino venga fatto santo. Ma questo è il segno che lui è già santo. Il santo è colui che viene indicato come un esempio, un modello, un compagno di strada. E la gente sente tutto questo». Lo ha detto il segretario generale della Cei, mons. Nunzio Galantino, ospite dello speciale del 'Diario di Papa Francesco su Tv2000 in occasione della visita di Papa Francesco nei luoghi di don Tonino Bello ad Alessano e Molfetta per i 25 anni dalla scomparsa del sacerdote e vescovo pugliese avvenuta il 20 aprile del 1993.

«Il fatto che la sua figura sia presente in tante case e bar», ha aggiunto mons. Galantino ricordando le sue origini pugliesi, è «segno che la gente lo sente come compagno di strada. Essere santi significa camminare con gli altri senza presunzione e arroganza».

«E' bello - ha concluso mons. Galantino - questo moto dal basso. La cosa bella che non dobbiamo dimenticare è che in questi tempi di grande fatica e confusione ci sono alcune cose che la gente del popolo quella semplice sente. Non quella sofisticata, gli sconfitti della vita o gli scontenti seriali ma la gente semplice sente queste cose».

IL VESCOVO DI MOLFETTA: DON TONINO VESCOVO DELLA PORTA ACCANTO - «Don Tonino non ci ha mai lasciati. Egli, che era per tutti il santo 'della porta accantò, come Vostra Santità ha recentemente scritto (nella Gaudete et exsultate, ndr), ora è più che mai vivo nel cuore della nostra gente. Un segno della sua presenza è in ogni casa, nelle parrocchie e negli ospedali, nei bar e nei luoghi di lavoro, perfino nelle strade delle nostre città». Così il vescovo di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi, mons. Domenico Cornacchia, si è rivolto a papa Francesco nel suo indirizzo di saluto al termine della messa celebrata nel porto di Molfetta a 25 anni dalla morte di don Tonino Bello.

Il vescovo ha detto al Pontefice che don Tonino «in piena sintonia con Lei, ha coltivato il sogno di una Chiesa povera e per i poveri». «Se oggi don Tonino fosse con noi, avrebbe appena un anno in più di Lei, Santo Padre, e come sarebbe felice di ascoltarla e di vedere tradotto, nei suoi gesti, il discorso sulla 'Chiesa del grembiulè», ha osservato. «Venticinque anni fa - ha proseguito -, proprio in questo giorno, calava sulla nostra città un velo di profonda mestizia per la prematura morte del pastore da tutti amato, stimato e ammirato. Per le strade c'era un grande silenzio. Tutti erano in preghiera per accompagnare il trapasso del Vescovo che profumava di popolo e che veniva acclamato già santo».

«Oggi l’atmosfera è diversa - ha aggiunto -. Si respira aria di esultanza perché sentiamo che don Tonino è vicino a noi e con noi glorifica il Cristo buon Pastore, che egli - ne siamo certi - ormai contempla direttamente». 

MESSA SI CHIUDE CON CANTO PREGHIERA - Venticinque anni fa, al passaggio del feretro di don Tonino Bello, alla fine delle sue esequie, due ragazzi, Elvira e Felice, cantarono una sua preghiera, «L'ala di riserva": oggi i due ragazzi di quel tempo, divenuti adulti, lo rifaranno alla fine della cerimonia che si sta tenendo a Molfetta alla presenza di Papa Francesco, che in Puglia visita i luoghi di Don Tonino Bello.

Erano due ragazzi Elvira Zaccagnini e Felice Spaccavento, due giovani molfettesi, quando don Tonino Bello fu vescovo nella loro diocesi e viveva nella loro città. Erano due dei tantissimi giovani che seguivano il presule. Una delle sue preghiere più famose, «Un’ala di riserva», incentrata sulla fragilità degli uomini, fu musicata da quel ragazzo, da Felice Spaccavento. "È emozionante - dice Spaccavento - che oggi in tanti ascoltino le parole di don Tonino con la mia musica».

Oggi Felice Spaccavento è un medico, primario della rianimazione nell’ospedale di Corato, ma è prima di tutto un volontario. Elvira Zaccagnini è stata con lo stesso don Tonino e con l’ex sindaco di Molfetta Guglielmo Minervini, una dei fondatori della casa editrice La Meridiana

PER LA DIRETTA SI RINGRAZIA TV 2000

Puglia, Italia

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