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Mercoledì 22 Novembre 2017 | 00:20

esclusivo

«Valenzano, con la malavita
il Comune chiude gli occhi»

Il mercatino delle pulci di un pregiudicato: abusivo e senza licenze

di GIOVANNI LONGO

e MASSIMILIANO SCAGLIARINI

BARI - A Valenzano anche i muri conoscono Nicola Settanni. Secondo gli inquirenti è stato uno degli uomini più vicini al boss Chelangelo Stramaglia, avendone peraltro sposato la figlia oggi divorziata e legata a un Capriati. E certo lo conoscevano bene anche in Comune. Eppure, fino a quando la commissione d'accesso della Prefettura non ha messo il naso nei documenti, a questo pluripregiudicato di 45 anni è stato consentito di gestire di fatto un mercatino delle pulci abusivo sui suoli agricoli di proprietà della famiglia.

Secondo la relazione di accesso, il Comune guidato dal sindaco Antonio Lomoro non mostrava alcuna solerzia quando si trattava di sanzionare gente legata alla malavita. Nel caso del mercatino sulla provinciale 74, l'alibi è un contratto di locazione firmato con un 51enne, ritenuto dai Carabinieri disoccupato e nullafacente. Ebbene, su quei suoli fin dal 2013 erano stati accertati dalla polizia urbana lavori abusivi per realizzare l'area di vendita e i parcheggi, ed era stata emessa un'ordinanza di ripristino dei luoghi prontamente riposta in un cassetto. Tre anni dopo, nel 2016, un cittadino fa presente che il mercatino si era «mangiato» anche una strada pubblica. I nuovi accertamenti stabiliscono l'ovvio: era rimasto tutto come prima, la «Scia» presentata dalla sorella di Settanni nel 2013 era stata rigettata ma i lavori erano stati fatti lo stesso e, già che c'erano, erano stati realizzati pure 20 box in lamiera. La ricostruzione burocratica è lunga e penosa, e assomiglia al vecchio gioco delle tre scimmiette («non vedo, non sento e non parlo»). Per ottenere che qualcuno intimasse al prestanome di Settanni di chiudere tutto è stato infatti necessario aspettare il 7 marzo scorso: dopo che la Prefettura ha chiesto spiegazioni.

Ma siccome la fantasia non ha limiti, a Valenzano qualcuno è stato in grado di realizzare un fast food nell'area del cimitero. Siamo sempre sulla provinciale 74, e oltre all'ampio parcheggio c’è pure un parchetto per bambini. Il titolare, tale Tommaso Picerna, è un ambulante con precedenti di polizia: un esposto ne mostra una foto a cena con Lomoro e il cugino del sindaco, l'assessore ai Lavori pubblici, Giovanni Giuliano. Anche qui, il Comune si è svegliato il giorno prima dell'arrivo della Prefettura, con un giro di carte che certificano l'ovvio: la struttura è abusiva, le autorizzazioni non ci sono e l'ordinanza di ripristino dei luoghi è giusto un pezzo di carta.

L'apoteosi però si raggiunge in un episodio già noto, quello della sala scommesse abusiva di via Brunelleschi cui il deputato pd Dario Ginefra ha dedicato una articolata interrogazione parlamentare: nonostante questo, è ancora lì. A Valenzano poteva infatti accadere che un'attività commerciale - senza alcuna autorizzazione - aprisse a dieci metri dal Comune in un immobile sequestrato alla mafia (a Michele Labellarte, storico riciclatore del clan Parisi legato anche agli Stramaglia). Un posto che era, e secondo i Carabinieri ancora è, ritrovo dei pregiudicati della zona. E questo nonostante a marzo la giunta Lomoro avesse approvato una delibera chiedendo all'Agenzia per i beni sequestrati l'assegnazione del locale.

Si potrebbe continuare ricordando l'esistenza di un asilo («I cuccioli dell'aquilone») cui il Comune continua a erogare contributi pubblici (40mila euro l'anno fino al 2020) nonostante sia tecnicamente abusivo. La proprietaria si chiama Rosa Agostinelli ed è la moglie del consigliere comunale Massimo Sollecito, eletto nel 2013 con l'opposizione e poi convertito alla maggioranza. Nel 2011 un altro fedelissimo di Lomoro, Donato Amoruso, aveva presentato denunce contro l'asilo per lo sperpero di soldi pubblici: due anni dopo, Amoruso - come abbiamo visto ieri - è entrato a pieno titolo tra i sostenitori del sindaco.

***

È il momento di tirare le conclusioni. E di farlo con le parole di chi - il ministro Minniti - ha definito Valenzano «un’amministrazione pervicacemente gestita nel mancato rispetto del principio di legalità e comunque sulla base di interessi personali e logiche familistiche», evidenziando un «quadro di cointeressenze tra la compagine politica, l’apparato amministrativo e la locale criminalità organizzata». O anche di chi (il prefetto di Bari, Marilisa Magno) ha stigmatizzato i «comportamenti deferenti e permissivi assunti dagli amministratori, oltreché dall’apparato amministrativo, nei confronti di persone appartenenti alla criminalità organizzata radicata sul territorio»: a Valenzano, le elezioni sono in realtà «una procedura di reclutamento politico-parentale finalizzato ad una reciproca compiacenza oltreché soggezione a sodalizi criminali». Se tutto questo verrà confermato nelle aule dei tribunali, resta però un quesito: perché ai clan era consentito prendere le redini di una amministrazione, inquinarne gli appalti, orientarne le assunzioni e ottenerne l'omerta? La domanda, per ora, resta senza risposta.

[3. fine. Le precedenti puntate sono state pubblicate il 19 e 20 ottobre]

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Commenti all'articolo

  • RobinHood

    RobinHood

    22 Ottobre 2017 - 07:07

    Francamente mi pare un pò poco per parlare di infiltrazioni mafiose. Mi sembrano più casi di ordinaria corruzione del tutto simili a quello che avviene in comuni limitrofi. Forse c'era la necessita di far lavorare un questore vicino casa.

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