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Giovedì 19 Ottobre 2017 | 23:58

il fenomeno

Lecce, minori a rischio
sospetti di «Blue whale»

Choc in una scuola media: misteriosi tagli sul braccio di un ragazzo

Lecce, minori a rischio sospetti di «Blue whale»

di Pierangelo Tempesta

LECCE - I segni evidenti di tagli sul braccio di un ragazzino di scuola media hanno fatto correre subito il pensiero al «Blue whale». Il professore ha avvisato il dirigente scolastico. E, subito, è scattato l’allarme. Polizia postale e Servizi sociali. È stata informata anche la Procura presso il Tribunale per i minorenni, dove i fascicoli aperti per «Blue whale» sono due. Le indagini, coordinate dal procuratore Maria Cristina Rizzo, vengono condotte insieme con la Procura ordinaria. Sono in corso verifiche informatiche per il «tutor», colui che in chat avrebbe incitato all’autolesionismo.

«Nessun allarmismo, ma finora il fenomeno è stato sottovalutato» spiega il procuratore. Due sono i casi di rilevanza penale. Altri potrebbero essere seguiti solo nella sfera civile.

La storia arriva da un paese del Sud Salento, uno di quei centri in cui tutti si conoscono e in cui i problemi dei singoli vengono vissuti in maniera comunitaria. Nessuna indicazione sui luoghi, dunque. Altrimenti sarebbe fin troppo semplice risalire al ragazzo che, invece, va tutelato ad ogni costo.

Il legame di quei tagli con il «Blue whale», il gioco che istiga ad atti di autolesionismo via via sempre più gravi, fino a indurre al suicidio, sembra essere più di un’ipotesi investigativa. Il collegamento tra le ferite e il gioco della morte di cui tanto si sente parlare in questi giorni non è stato ancora accertato, ma è tutt’altro che escluso. Il ragazzo, si diceva, frequenta la scuola secondaria di primo grado di un istituto comprensivo. Ad accorgersi dei segni sospetti sul suo braccio è stato un professore, che non ha potuto fare a meno di notarli quando, con i primi giorni di caldo, lo studente ha iniziato a indossare maglie a maniche corte. Immediatamente il docente ha allertato il dirigente scolastico, che a sua volta ha chiesto l’intervento della polizia postale. Il caso è presto arrivato sui tavoli della Procura del Tribunale dei minorenni di Lecce. Naturalmente sono stati informati sia i genitori del ragazzo, sia l’ufficio dei Servizi sociali del Comune di residenza. Stando a quanto si è appreso, il ragazzino avrebbe ammesso di essersi procurato i tagli perché istigato da qualcuno in una chat sull’applicazione di messaggistica istantanea «WhatsApp».

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