«Con la riforma della giustizia, i magistrati non saranno controllati dalla politica, perché la politica uscirà dai Csm, ma soprattutto usciranno le correnti. l’appartenenza correntizia non sarà più la copertura assicurativa per negligenze e inadempienze»: il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei Ministri Alfredo Mantovano, intervenendo ieri a Lecce ad un dibattito promosso dal Comitato SÌ Riforma, ha puntualizzato che la missione del provvedimento è quella di liberare i magistrati dallo strapotere delle correnti. Alla manifestazione sono intervenuti anche il sindaco Adriana Poli Bortone, i parlamentari Roberto Marti ed Erio Congedo, la senatrice Giulia Bongiorno e il procuratore capo di Lecce, Giuseppe Capoccia. In prima fila anche il parlamentare di Fdi Antonio Gabellone e il capogruppo alla Regione, Paolo Pagliaro.
«I motivi del sì - ha sintetizzato Mantovano sono: sottrarre l’amministrazione della giustizia a condizionamenti costituiti dall’appartenenza a una corrente. Il magistrato deve avanzare in carriera per il suo merito, senza condizionamenti da parte di nessuno». «La riforma - ha aggiunto - certamente elimina i condizionamenti della politica: per esempio la corte disciplinare avrà un quinto di rappresentanti eletti dal Parlamento al posto del terzo attuale della sezione disciplinare. E il sorteggio sarà uno degli strumenti per far sì che si diventi presidente di tribunale o procuratore della Repubblica non più per fedeltà ad una corrente, e quindi al suo portato ideologico, ma per ciò che di buono si è fatto nella propria carriera». «Mi paiono - ha chiosato il magistrato salentino - motivi più che sufficienti per immaginare maggiore efficienza nell’amministrazione della giustizia». Poi ha ribadito il metodo della condivisione per la fase post referendaria in caso di vittoria del Sì: «Il giorno dopo chiameremo tutti i protagonisti del sistema giudiziario, dai magistrati e chi li rappresenta, agli avvocati, all’accademia, per ricevere da loro suggerimenti a proposito della legge attuativa». L’ultima considerazione è un invito a non politicizzare il voto: «Tutti dovrebbero concentrarsi sul merito della riforma: se la si condivide per illustrarla, se non la si condivide per dire perché no, ma il “perché no” non può essere perché voglio che vada a casa il governo Meloni. Questa è una cosa esterna rispetto alla riforma. I nostri propositi non sono mere intenzioni: dopo la riforma della Corte dei Conti, sembrava che dovesse cadere il mondo, ma siamo già a sette - otto riunioni a Palazzo Chigi per dare attuazione ai decreti». In platea era presente anche Daniela Fumarola, segretario generale della Cisl, ringraziata da Mantovano per «come svolge il suo lavoro di segretaria di una delle più importanti organizzazioni sindacali in Italia».
Giulia Bongiorno, esponente della Lega ed ex ministro, ha illustrato le ragioni del provvedimento chiarendo che «con questa riforma, si vuole evitare che ci siano condizionamenti da parte delle correnti politiche nei confronti dei magistrati». Applaudito l’intervento di Giuseppe Capoccia, procuratore della Repubblica di Lecce: «Che il pubblico ministero possa finire sotto l’esecutivo non c’è scritto da nessuna parte. È stato paventato un pericolo assolutamente inesistente, una falsità che sta circolando e non capisco come le persone possano crederci».
















