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Martedì 17 Ottobre 2017 | 10:03

doccia fredda

Xylella, Bruxelles rimanda
il Salento a settembre
per nuovi impianti di ulivi

Slitta l'autorizzazione, un colpo per gli agricoltori. La fitopatia, con il focolaio di Rosa Marina (Ostuni) è arrivata a meno di 10 chilometri dalla piana di Fasano

ulivi malati di xylella

di DANIELA PASTORE

Slitterà con ogni probabilità a settembre il via libera da Bruxelles all’impianto di ulivi nel Salento. L’abrogazione dell’articolo 5 della Decisione europea, che vieta la messa a dimora di 28 specie suscettibili a Xylella fastidiosa (tra cui l’ulivo) nell’area infetta, era attesa per il 19 giugno. Data poi spostata a luglio dal Comitato fitosanitario permanente. Ma da alcune indiscrezioni è trapelato che il via libera non arriverà prima dell’autunno. Una doccia fredda per i tanti agricoltori, soprattutto del Leccese, che rincuorati dalla comprovata resistenza di varietà come Leccino e Favolosa (Fs17) erano pronti a sostituire distese di piante ridotte ormai a scheletri (un pugno nello stomaco anche dal punto di vista paesaggistico), con nuovi impianti.

A Bruxelles i riflettori sono puntati in queste settimane sui due progetti di ricerca internazionali, «Ponte» e «XF-actor», per i quali sono stati stanziati circa 10 milioni di euro destinati allo studio del batterio che sta distruggendo l’olivicoltura della Puglia meridionale. Ed in prima linea nella ricerca internazionale ci sono gli enti pugliesi: Cnr di Bari, Università di Bari, centro «Basile Caramia» ed Istituto agronomico mediterraneo, che stanno profondendo ogni sforzo per studiare il comportamento dell'insidioso batterio e del suo vettore, la «sputacchina».

Il mondo agricolo pugliese non nasconde però l’apprensione per l’avanzata della fitopatia, che con il focolaio di Rosa Marina (Ostuni) è arrivata a meno di 10 chilometri dalla piana degli ulivi di Fasano, area che vanta un patrimonio incalcolabile di ulivi monumentali. Quello che è certo è che in meno di 4 anni il batterio si è spostato in linea d’aria dal Capo di Leuca verso il Nord Salento percorrendo 134 chilometri.

L’ultimo monitoraggio della Regione, avviato a settembre 2016, si è concluso a fine aprile. Sono stati rilevati 900 alberi positivi alla «fastidiosa». Solo uno, quello per l’appunto di Rosa Marina, nella zona cuscinetto, ovvero la barriera più a Nord creata per fermare il patogeno che ha ormai distrutto l’olivicoltura Leccese. I positivi di questa fascia, va ricordato, devono essere immediatamente eradicati ed è obbligatorio creare una zona franca di 100 metri attorno al focolaio. Gli altri positivi rilevati dal monitoraggio sono tutti nella zona di contenimento, ovvero per la provincia di Taranto, oltre al capoluogo, nei comuni di Manduria, Fragagnano, Martina Franca e Grottaglie, e nel Brindisino, oltre al capoluogo, a Francavilla Fontana, Latiano, Oria, San Vito dei Normanni, Carovigno, Ceglie Messapica.

Intanto il batterio da quarantena continua a far tremare altri Paesi europei, in particolare la Spagna. Oltre che nelle isole baleari, è stato recentemente ritrovato anche sulla terraferma, su mandorli nella regione di Valencia.

Il dipartimento dell’agricoltura ha comunicato all’Ue la presenza di Xylella in un mandorleto di oltre 30 anni in cui, a seguito di un sensibile calo produttivo pur in assenza di sintomi evidenti, sono state condotti campionamenti ed analisi nel laboratorio nazionale di riferimento dell’Istituto valenciano di ricerca agricola. Dopo alcune analisi, il 22 giugno scorso si è avuta conferma che 12 piante su 17 campionate sono risultate infette dal batterio, pur non essendo stata ancora comunicata la sottospecie di appartenenza di xylella. Segno che la temibile fitopatia è un problema sempre più diffuso in Europa e per la quale è necessario trovare quanto prima una soluzione.

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