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«Sos Valbasento» Solfati e manganese nelle falde acquifere

di PIERO MIOLLA
MATERA - Nella falda del Sin (sito di interesse nazionale) Valbasento vi è una notevole presenza di solfati e manganese, in concentrazione ben superiore ai limiti normativi, il cui contributo varia significativamente nel corso del tempo. Lo rivela lo «Studio Geologico e delle Caratteristiche Geochimiche delle acque sotterranee della Val Basento», effettuato da Grazia Moliterni, tirocinante Arpab, Maria Lucia Summa e Mario Scarciolla, entrambi dell’Ufficio Suolo e Rifiuti dell’Arpab, dipartimento di Matera
«Sos Valbasento» Solfati e manganese nelle falde acquifere
di PIERO MIOLLA

MATERA - Nella falda del Sin (sito di interesse nazionale) Valbasento vi è una notevole presenza di solfati e manganese, in concentrazione ben superiore ai limiti normativi, il cui contributo varia significativamente nel corso del tempo. Lo rivela lo «Studio Geologico e delle Caratteristiche Geochimiche delle acque sotterranee della Val Basento», effettuato da Grazia Moliterni, tirocinante Arpab, Maria Lucia Summa e Mario Scarciolla, entrambi dell’Ufficio Suolo e Rifiuti dell’Arpab, dipartimento di Matera.

Nella relazione, realizzata per ricostruire struttura geologica e stato geochimico delle acque sotterranee del Sin attraverso il data base costituito dai dati dei piani di caratterizzazione e bonifica, oltre che dalle attività di monitoraggio della falda realizzati dalle aziende che ivi insistono, state analizzate ben 687 stratigrafie di pozzo. Tre le aree analizzate: Salandra scalo, interessata dalle attività della centrale di desolforazione Eni (ex Agip), Macchia di Ferrandina, polo chimico interessato anche dalla presenza di aziende che lavoravano amianto (Materit), produzione di biodisel (Mythen), chimiche (Liquichimica e Pozzi, oggi Syndial) e Pisticci scalo, altro polo chimico oltre che farmaceutico, con presenza di aziende di produzione di principi attivi (Biosearch), materie plastiche e fibre chimiche (Dow, Nylstar, Politex, Equipolymers), impianti di trattamento reflui industriali (Tecnoparco) ed aree di discarica (discarica 2C, pista Mattei).

Lo studio ha preso in considerazione il manganese, i solfati ed composti alifatici clorurati cancerogeni, questi ultimi riscontrati solo a Ferrandina e Pisticci. La presenza di solfati e manganese è “variabile nel tempo: tale variabilità potrebbe essere addebitabile alla diversa mobilità geochimica di fattori sia interni che esterni alla falda che alterano l’equilibrio chimico-fisico del sistema determinando una maggiore mobilitazione dei metalli”. Ulteriore elemento di valutazione è stato quello costituito dalla presenza dei “clorurati alifatici cancerogeni: tra di essi, lo studio si è concentrato sulla presenza del tricloroetilene (trielina, ndr), presente a Ferrandina e Pisticci scalo».

Il tricoloroetilene è un solvente per composti organici utilizzato nell’industria chimica nella Valbasento negli anni ’80: il suo rinvenimento nella falda del Sin, dunque, sarebbe addebitabile alle produzioni operanti all’epoca sul sito. La sua distribuzione, «fatte salve le eterogeneità di condizioni chimico–fisi - che del prelievo di acqua di falda, mostra un andamento decrescente sia a Pisticci Scalo che a Ferrandina. Tale distribuzione potrebbe essere attribuita, nel caso di Pisticci alla, seppur parziale, attivazione del progetto consortile di Mise delle acque di falda nel comparto industriale di Pisticci scalo, sviluppato Tecnoparco. Al contrario nell’area di Ferrandina scalo, il trend di decrescita sembrerebbe una attenuazione naturale non essendo attivo, attualmente, nessun progetto di Mise e/o bonifica della falda». In ogni caso, come si può ben comprendere, la situazione delle acque di falda appare molto compromessa.

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