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Brindisi, una città sotto
inchiesta su edilizia e rifiuti

Brindisi, una città sotto  inchiesta su edilizia e rifiuti

di NICOLA PEPE
Dall’annoso business dei rifiuti travolto da scandali, attentati e processi, all’affare del mattone, al rischio infiltrazioni della mala nelle società pubbliche, passando per il «nodo» gasdotto e i voli Ryanair. E, per finire, l'assessore figlio del boss ucciso. Brindisi, appena 90mila abitanti, è ormai a un bivio e rappresenta un «caso regionale». Da un lato il Governatore (nonchè segretario regionale del Pd) Michele Emiliano, dall'altro, il sindaco Mimmo Consales, che resta in sella e continua a incassare i colpi, tra inchieste giudiziarie dirette e indirette, e «sfiducie» politiche del Pd. Tra i due, i rapporti sembrano ormai arrivati ai titoli di coda, all'indomani del commissariamento del partito cittadino (dopo le dimissioni del segretario) e alla vigilia di un ritiro della fiducia al governo brindisino dopo l’ultimatum natalizio del Pd regionale (le delibere saranno votate «caso per caso»). Emiliano, nel frattempo, continua a masticare amaro perché i «suoi» due assessori e 5 consiglieri di Brindisi sembrano rispondere picche. E poiché Consales sa di avere una maggioranza border line (17 consiglieri su 32 lui compreso), la vera partita da giocare è quella del congresso del Pd cittadino per cui sono iniziate le grandi manovre. A cominciare dal congelamento del tesseramento un mese fa (causa «esaurimento delle tessere», la motivazione ufficiale), al rafforzamento della posizione del segretario provinciale brindisino del partito, il dimissionario sindaco di Francavilla Fontana entrato in crisi con Sel.

IL PASSATO di MISTER PREFERENZE - Cominciamo col dire che Pasquale Luperti, 38 anni, irremovibile assessore all'Urbanistica, ha una fedina penale immacolata così come lui stesso dichiara nelle autocertificazioni di legge. Il padre, Tonino, negli anni Novanta, era considerato un boss e, il 12 luglio del 2000, fu ammazzato dal (pentito) Vito D'Emidio, detto «Bullone» nell'ambito di una faida tra clan della Scu (come riferisce la Dia nel 2008) che due anni prima falciò anche lo zio, Salvatore Luperti. In comune, i due avevano l'allora pm antimafia Michele Emiliano che indagò su di loro. Che adesso – precisamente dal 2013 quando è diventato segretario regionale del Pd - ha aperto un fascicolo, politico, su Luperti junior.


Ma chi è «Lino» Luperti? Ufficialmente è assunto come «analista chimico di laboratorio» dipendente alla LyondellBasell, società che produce resine di polipropilene e opera a Brindisi all'interno del complesso petrolchimico. Ma Luperti è anche il mister Preferenze di Brindisi. Alle elezioni del 2012, che hanno incoronato Consales sindaco, ha fatto il pieno di voti (bissando l'elezione del 2009) risultando il primo degli eletti in assoluto con oltre mille preferenze nella lista del Pd. Una campagna elettorale, a quanto pare, basata sulla «conoscenza» personale della gente in alcuni quartieri, poiché Luperti ha rendicontato solo 300 euro di spese elettorali. Ma se è vero che le colpe dei padri non devono ricadere sui figli, è altrettanto vero che in politica le ragioni di opportunità prevalgono sul resto. Ne è un esempio recente il caso Boschi (per il coinvolgimento del padre nello scandalo della Banca Etruria) o, per restare in Puglia, la flagellazione cui fu sottoposto l'allora candidato sindaco di Bari Decaro quando «scoprì» che nella lista di un municipio c'era una presenza femminile scomoda (subito rimossa).

A Brindisi, invece, la storia è diversa. Non a caso, nei cinque rimpasti in questi tre anni e mezzo della (burrascosa) amministrazione Consales, uno dei pochi sopravvissuti all'epurazione è stato proprio Luperti, rimasto sempre aL suo posto sin dalla nomina, il 18 giugno 2012, un giorno prima l'attentato alla scuola di Brindisi che costò la vita alla 16enne Melissa Bassi.

«1 MILIONE DI MQ COME MILANO» Ma se Luperti non merita di essere giudicato per il suo passato (era maggiorenne quando il padre era in auge nel mondo della mala brindisina), l’unica certezza è che non ha la benchè minima competenza tecnica in materia urbanistica: due terzi del suo curriculum di una paginetta scarna, è dedicato all'impegno politico dal 2009, poi c'è il posto di analista di laboratorio e il diploma di programmatore. Nonostante ciò, Luperti sembra essere l'uomo chiave dell'amministrazione Consales. E' lui l'assessore di riferimento per il nuovo Pug (Piano urbanistico generale), per il quale non più tardi di tre mesi fa è stato mandato a casa il prof. Giorgio Goggi, il professionista incaricato di redigere il Documento preliminare programmatico e il Dpp dall'amministrazione del compianto sindaco (dal 2004 al 2011) Domenico Mennitti. Un «divorzio» culminato con tanto di esposto alla procura di Brindisi da parte del tecnico a causa di «incomprensioni» con il municipio - e l'assessore Luperti - per l'inserimento di qualche «retino» di fascia edificabile a ridosso della costa. Tradotto, un milione di metri quadrati in più – gigantesca edificazione non condivisa dal professionista - la stessa espansione decisa da Milano che ha 1 milione e 300mila abitanti, cioè 13 volte la popolazione brindisina (90mila). Per Luperti, quella di Goggi è una «interpretazione» che non corrisponde ad alcuna volontà di cementificare. Ma quei «retini» direbbero altro. Alla fine, è stato individuato un altro tecnico – incarico diretto di 39.900 euro, sotto la soglia - che in 6 mesi dovrà (o dovrebbe) consegnare il Pug.

I RIFIUTI E LE INCHIESTE Ma tra un botta e risposta tra l'approdo della Tap (Emiliano lo vorrebbe spostare a Brindisi, Consales la avversa) e Ryanair (il primo cittadino sta sollevando un fronte contro il Governatore sul caso del vettore irlanese che ha basi a Bari e Brindisi mentre monta l’indagine giudiziaria), il vero bubbone è esploso per la monnezza, altro tema finito sotto i riflettori della magistratura. Due i fronti caldi: il servizio di nettezza urbana e la gestione della discarica di Autigno (finita sotto sequestro) e dell'impianto di biostabilizzazione e cdr. Un caos totale di contestazioni, risarcimenti e comuni inferociti per l'aumento della Tari per cui è stato necessario «rimuovere» di fatto Consales dalla regìa dei rifiuti nell'ambito brindisino affidando tutto a un commissario che dovrà gestire un appalto da 230 milioni.

Un problema che affonda le radici nel passato quando, nel 2010, lo scomparso sindaco Mennitti si ritrovò a fronteggiare picchettaggi, minacce, attentati, tutti orbitanti attorno al servizio di raccolta dei rifiuti. Basti pensare che, poco più di un anno fa, 29 persone sono state condannate dal tribunale penale brindisino per le occupazioni di marzo del 2011 che impedirono ai camion della nettezza urbana di uscire dal capannone. Il motivo della protesta? Le assunzioni nell’azienda dei rifiuti. Per non parlare di infiltrazioni della mala nelle società che hanno a che fare con il Comune. Nel cono d’ombra di alcune indagini, vi è la Multiservizi, società comunale in cui lavorano 140 persone, la stessa forza lavoro della società gemella del Comune di Bari che è quattro volte Brindisi. Eppure, la Multiservizi è stata recentemente destinataria di iniezioni di capitali per nuovi servizi (i cittadini giudicheranno).

Per i rifiuti, Consales, dopo aver revocato la gara alla Monteco (l’azienda che fino a quel momento aveva gestito il servizio) indisse una gara di sei mesi che impegnava le imprese a importanti investimenti: parteciparono diverse ditte perchè tutti sapevano che quei sei mesi si sarebbero moltiplicati, come effettivamente è accaduto. La prima classificata, la Aimeri, si ritrovò fuori per motivi «organizzativi» cedendo il passo alla barese Ecologica pugliese. Il cambio di gestione si rivelò un problema – con l'aumento spaventoso della Tari per i brindisini - anche a causa di problemi con la gestione dell'altro nervo scoperto dei rifiuti brindisini: la discarica e l'impianto di biostabilizzazione e cdr.

IL COMMISSARIAMENTO E qui va aperto un altro capitolo. L’impianto di cdr, costato 23 miliardi di vecchie lire, collaudato nel 2004 (oltre a qualche milione di adeguamenti negli anni successivi), non hai mai fatto in fondo il suo dovere perché ha lavorato a scartamento ridotto proprio per la (scarsa) quantità di rifiuti trattati che invece finivano tutti in discarica. Al momento del suo insediamento, Consales affidò la gestione della discarica e dell’impianto di biostabilizzazione, alla ditta Nubile di S. Pietro Vernotico, di Luca Screti, vincitrice di una gara poliennale bandita dal commissario prefettizio insediatosi dopo la morte di Mennitti. L'affidamento diretto servì a evitare una fase di stallo dovuta a obblighi contrattuali che avrebbe dovuto impegnare l'impresa vincitrice per mettere l’impianto a regime e svuotarlo. Della serie, iniziate a lavorare fino a quando non terminate le opere necessarie previste.

Ma l'idillio si è subito infranto sulle carte bollate e sulle minacce di risarcimento. Infatti, a partire da ottobre del 2014, il Comune di Brindisi – che è capofila dell'Oga (l'organo di governo d'ambito del ciclo rifiuti) – ha contestato alla Nubile diversi inadempimenti minacciando la rescissione del contratto. Cosa mai accaduta, fino a quando – due mesi fa – il Governatore Emiliano è intervenuto a gamba tesa commissariando l'Oga e, di fatto, mandando a casa la Nubile (la rescissione l'ha dovuta fare il Comune di Brindisi) cui dovrà subentrare nei prossimi giorni l'Amiu Puglia di Bari.

L'azienda municipalizzata barese, prima di fare quello che finora non è stato fatto, dovrà svuotare l'impianto di circa 2mila tonnellate di rifiuti: di queste, 1200 sono di cosiddetto tal quale (indifferenziato) che non può essere più trattato quindi è destinato a finire in discarica; stessa sorte toccherà alle altre 800 tonnellate di biostabilizzato che è già nelle celle. Per farla breve, l'Amiu – per superare le criticità sollevate da Asl, Arpa e Vigili del fuoco – dovrà sostenere opere urgenti quantificate in circa 900mila euro.

Mettete insieme tutto questo e ne viene fuori un quadro a dir poco esplosivo su Brindisi che mette in imbarazzo il Pd e lo stesso Emiliano che per molto meno – vedi il caso Liviano – ha messo alla porta un assessore fresco di nomina. Cosa farà il Governatore-segretario-magistrato che ha fatto della legalità il suo cavallo di battaglia? Per ora sta alla finestra.

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