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Nuovo colonialismo «verde»: si compra fetta di Amazzonia per salvarla

Nuovo colonialismo «verde»: si compra fetta di Amazzonia per salvarla

Nuovo colonialismo «verde»: si compra fetta di Amazzonia per salvarla

 

Giovedì 30 Marzo 2006, 20:28

02 Febbraio 2016, 19:25

SAN PAOLO - Il miliardario anglo-svedese Johan Eliasch ha comprato a suon di dollari una fetta vergine di Amazzonia per mantenerla così com'è ed ha ravvivato la polemica sul nuovo «colonialismo verde».
Eliasch, banchiere, produttore cinematografico, alto dirigente di una grande azienda di materiale sportivo e del Partito Conservatore britannico, ha comprato in questi giorni 1.618 chilometri quadrati di foresta pluviale vergine lungo il Rio Madeira, al centro del bacino amazzonico brasiliano. Secondo notizie non confermate, il 43enne Eliasch, proprietario di una fortuna stimata in 623 milioni di dollari, avrebbe pagato tra 8 e 14 milioni di dollari per un pezzo di Amazzonia più grande di Londra. Quando gli è stato chiesto che cosa intendeva fare con tanta terra in un angolo perduto dell'Amazzonia, ha risposto polemicamente: «Assolutamente nulla. E' un pezzo di terra con tanti alberi, e siccome a me piacciono gli alberi, l'ho fatto per evitare che fosse disboscato», ha dichiarato al Sunday Times.
L'annuncio dell'acquisto ha rinfocolato la polemica sul «colonialismo verde», che era già emersa nel corso della COP8 a Curitiba, la conferenza dell'Onu sulla preservazione della biodiversità: mentre prima ambientalisti e difensori della natura cercavano di convincere i governi a creare riserve e proteggere l'ambiente, adesso invece sono sempre più numerose le persone e le organizzazioni che assumono la responsabilità diretta per la preservazione comprando la terra che intendono proteggere. Molti ambientalisti e militanti di sinistra, in particolare nel Terzo Mondo, ritengono che si tratti di una nuova forma di colonialismo, nel quale i ricchi decidono del destino di grandi fette dell'ambiente dei Paesi sottosviluppati e in via di sviluppo.
Eliasch, ha messo le mani avanti, dicendo che vuole solo contribuire alla preservazione dell'Amazzonia, e anzi incentiva altri magnati e grandi aziende a fare altrettanto, e in particolare le assicurazioni: «In teoria, si potrebbe comprare tutta la foresta amazzonica per qualcosa come 50 miliardi di dollari - ha affermato - Un solo uragano come Katrina è costato alle assicurazioni una cifra neanche tanto inferiore in soli indenizzi. Se stabiliamo un nesso più o meno diretto tra la deforestazione in tutto il mondo e i cambiamenti climatici e l'effetto serra, vediamo che non è un calcolo così sballato».
Sono in molti a pensarla come lui. Gordon Moore, fondatore della Intel, ha donato attraverso la sua fondazione, vari milioni di dollari a Conservation International, che a sua volta li ha ripassati al governo di Brasilia per contribuire alla fondazione del Parque de Tumucumaque, il maggior parco nazionale del mondo, nello stato amazzonico dell'Amapa, e di numerose riserve sostenibili in tutto il Brasile. Anche tra gli ambientalisti sono in molti a credere che i privati facoltosi abbiano più mezzi e determinazione per salvare la foresta tropicale dei governi dei Paesi in via di sviluppo, per i quali nella maggior parte dei casi l'ambiente è l'ultima delle priorità.
Roberto Cattani
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