BARI - L'hanno allontanata dalla sua bambina e dalla sua famiglia, hanno ignorato un ordine del giudice e chissà se adesso quelle stesse «stellette» che rappresentano uno Stato rispettoso delle regole si adegueranno ad una sentenza di merito che li ha persino condannati alle spese, ritenendo aribitrario, irragionevole e incostituzionale il provvedimento di trasferimento. La storia di Giuseppina Cristallo, è diventata ormai una sorta di guerra fra Davide e Golia. Lei, giovane caporalmaggiore arruolata nell'Esercito nel 2010; di fronte, l'Amministrazione militare. La sua vicenda, di cui la «Gazzetta» si è già occupata più di un anno fa, inizia quando - dopo aver partorito una bambina - a fine del 2011 viene destinata da Bari a Bologna, senza se e senza ma. Un ricorso cautelare al Tar culmina con un'ordinanza con la quale i giudici baresi chiedono all'amministrazione militare di riesaminare il provvedimento: un invito alla ragionevolezza, tenuto conto delle disposizioni emanate dal Ministero della Difesa, ma che evidentemente si prestano a una diversa interpretazione in periferia.
Sta di fatto che l'Amministrazione militare conferma la sua decisione: il caporalmaggiore va trasferito e viene emesso un altro provvedimento. Nuovo ricorso, ma nel frattempo la giovane è costretta a trasferirsi e separarsi dalla sua famiglia su cui si abbatte una vera tragedia. Il marito, infatti, a sua volta assiste una parente disabile, quindi deve dividersi tra questa assistenza e la cura della figlioletta, costretta a restare lontana dalla mamma. La giovane, nel frattempo, ricorre a una serie di «benefici» messi a disposizione dalla legge sulla maternità: congedi parentali e quant'altro necessario per stare il più possibile vicino alla bambina, arrivando a dover sceglere di ridursi persino lo stipendio.
L'altro giorno, la sentenza di merito del Tar che ha accolto il ricorso presentato dall'avvocato Pierangelo V. Ladogana. A scriverla, una donna, Giacinta Serlenga, relatore della prima Sezione presieduta da Corrado Allegretta. Con un'articolata motivazione, i giudici non risparmiano una stoccata ai vertici militari.
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