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Martedì 22 Agosto 2017 | 11:13

Gli esperti americani: i dati sull’inquinamento di Taranto non allarmano

di MARIA ROSARIA GIGANTE
Inquinamento, i dati a disposizione non confermano gli allarmismi. Ma soprattutto, stando a ciò che si conosce oggi, non è possibile stabilire un’esatta relazione tra i livelli di emissione dell’acciaieria dell’Ilva e gli effetti sulla salute della popolazione. Il Centro studi Ilva affida a tre studiosi americani della società di consulenza Exponent, ritenuta leader mondiale nelle ricerche legate a inquinamento e salute, una sorta di operazione verità. E’ stato questo, ieri a Taranto nella cornice dell’Histò San Pietro sul Mar Piccolo, l’obiettivo dell’incontro sul tema: «Diossina e salute: le esperienze internazionali» 
Gli esperti americani: i dati sull’inquinamento di Taranto non allarmano
di MARIA ROSARIA GIGANTE
Inquinamento, i dati a disposizione non confermano gli allarmismi. Ma soprattutto, stando a ciò che si conosce oggi, non è possibile stabilire un’esatta relazione tra i livelli di emissione dell’acciaieria dell’Ilva e gli effetti sulla salute della popolazione. Il Centro studi Ilva affida a tre studiosi americani della società di consulenza Exponent, ritenuta leader mondiale nelle ricerche legate a inquinamento e salute, una sorta di operazione verità. E’ stato questo, ieri a Taranto nella cornice dell’Histò San Pietro sul Mar Piccolo, l’obiettivo dell’incontro sul tema: «Diossina e salute: le esperienze internazionali». 

I tre relatori chiamati a sostenere le ragioni scientifiche di una posizione di prudenza e della richiesta di approfondimenti sono Walter J. Shields, scienziato e direttore della practice «Scienze della terra ed ambientali»; Donald G. Patterson, membro del Senior Biomedical Research Service nella divisione Organic Analytical Toxicology per la Salute ambientale presso i centri per il controllo e la prevenzione delle Malattie di Atlanta; Suresh H. Moolgavkar, professore di Epidemiologia e Corporate vice president e direttore del Centro di epidemiologia, biostatistica e biologia computazionale. A coordinare i lavori, in qualità di moderatore, Carlo Monti, senior managing scientist. Dai relatori al moderatore, tutti esperti e componenti della Exponent, la società a cui l’Ilva ha chiesto di studiare il caso Taranto e che per questo obiettivo ha messo in campo venti scienziati ed ingegneri. Senza che venga mai esplicitamente ammesso, è sin fin troppo evidente il tentativo di mettere in piedi una risposta forte e scientificamente solida alla perizia realizzata nell’ambito della maxi inchiesta condotta a Taranto dal gip Todisco contro l’inquinamento prodotto dall’Ilva. A spiegare, invece, gli obiettivi che l’Ilva si è posta con l’incontro di ieri e, più in generale, con i primi tre appuntamenti annuali già realizzati, è il direttore del Centro studi Ilva, Giancarlo Quaranta. 

«L'intento - dice - è quello di proporre alcune riflessioni sulla misurazione degli agenti inquinanti, sull'identificazione delle fonti e sulle possibili correlazioni con la salute umana. Solo pochi gli accenni alla situazione specifica di Taranto - continua Quaranta - . I dati a disposizione, così ci dicono gli studiosi, non confermano gli allarmismi di alcuni ma certo è necessario continuare il dialogo sforzandosi tutti di attenersi alle regole del dibattito scientifico che impone un continuo confronto tra metodologie, matrici di lettura dei dati, valutazione dei risultati. A tracciare un quadro veritiero non ci si arriva senza questo processo di confronto». L’operazione confronto e verità ha visto tre distinti momenti: martedì una prima giornata di riflessioni con il management industriale, ieri il dibattito pubblico con enti ed istituzioni, quest’o ggi un momento di confronto a Roma con parlamentari e autorità di controllo. Sostanzialmente questa la mission dei tre studiosi: Shields è stato chiamato ad illustrare metodi e limiti dei processi di misurazione della concentrazione di inquinanti, diossina-ipa-pcb. A Patterson è toccato raccontare dell'esperienza internazionale nella misurazione della concentrazione di diossina, pcb e furani negli organismi umani. Moolgavkar ha delineato, infine, la difficoltà nell’analisi degli impatti di lungo e breve termine dell'inquinamento dell'aria sulla mortalità

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