Adesso che non è più presidente della Regione ma un magistrato fuori ruolo, alla prima uscita dopo le elezioni a cui non l’hanno fatto partecipare, Michele Emiliano si dichiara «sollevato». La notizia è che è diventato puntuale (si ricordano appuntamenti in cui 300 persone lo hanno aspettato anche per tre ore). Arriva alle 20 precise nel ristorante alla periferia di Bari dove è stato invitato dal Rotary per parlare della sua «storia», dalla politica alla magistratura. E - garantisce - non si è affatto stancato di aspettare che qualcuno decida per lui del suo futuro da consulente giuridico di Antonio Decaro. «Sto benissimo - esordisce -. Come tutte le persone che ce l’hanno messa tutta e fanno il proprio lavoro con responsabilità, quando ti dicono “per adesso hai finito” hai un sollievo fortissimo».
A dispetto di ogni retropensiero Emiliano sembra in forma. Guarda al futuro («Vorrei essere ricordato per quello che farò nei prossimi 10 anni»), parla di guerra all’Iraq, si esercita sulla geopolitica sparandola un po’ grossa («Ho fatto il politico per fare in modo che l’Italia avesse il ruolo che le spetta nella storia») e indugia sulle decisioni personali, raccontando forse per la prima volta che «grazie alla mia compagna ho avuto il coraggio di fare la mia quarta figlia». «È un momento meraviglioso dal punto di vista personale - dice - perché sto tirando su mia figlia, sto studiando moltissimo, cosa che ovviamente quando sei in combattimento non riesci a fare, e ho ancora tantissima gente che vuole ragionare, perché il ruolo delle persone che hanno vissuto le esperienze è quello di aiutare gli altri a ragionare».
In platea tra oltre 200 persone ci sono tutti i fedelissimi a partire dall’inseparabile autista Gianni Paulicelli, da Antonio Vasile (Aeroporti) a Piero De Nicolo (Arca Puglia Centrale), dal dirigente regionale Rocco De Franchi a Simonetta Lorusso (Fiera del Levante), e poi Floriana Gallucci, i consiglieri regionali pd Mino Borraccino e Ubaldo Pagano e l’ex presidente del Consiglio comunale Pinuccio De Santis, e poi i tanti amici che lui dice di avere da sempre nel Rotary. Il tema centrale è, naturalmente, l’incertezza su quanto farà il Csm: la Regione ha chiesto all’organo di autogoverno di autorizzare Emiliano a svolgere il ruolo di consigliere giuridico del governatore Antonio Decaro. Decisione che non arriverà a breve, sicuramente non prima del referendum sulla giustizia. Dal suo punto di vista, dice l’ex governatore, è lui a fare un favore alla magistratura non rientrando in servizio. «Sto solo cercando di tutelare la magistratura da un assurdo giuridico, cioè il fatto che io sia uno dei pochi magistrati a dover rientrare nelle funzioni. Mi rendo conto che per un qualunque utente della giustizia il fatto che io mi ritrovi in udienza con la toga addosso mi sembrerebbe una cosa non utile, e quindi sto cercando di evitarlo. Poi ovviamente il ruolo di consigliere giuridico del presidente immagino di averlo ottenuto già prima che il Csm mi autorizzi: il presidente Decaro può fare di me e può chiedermi quello che vuole, in qualunque momento e sempre».
Gli chiedono se a volte si è sentito solo. «La solitudine te la vai a cercare - ha risposto Emiliano -. Bisogna parlare, chiedere aiuto. Ho sentito la solitudine dove non era possibile avere aiuto, cioè quando sei tu che devi decidere: puoi sentire il mondo intero ma poi sei tu a dover mettere la firma. E in quei secondi ho sempre pensato che sarebbe stato comodissimo chiamare qualcun altro e chiedergli di decidere per me». Poi passa a parlare di quando ha conosciuto la solitudine nella sua esperienza di magistrato. «Quando gli imprenditori di San Vito dei Normanni erano sotto estorsione, avevano paura di parlare. Io li chiusi in una stanza e dissi: o mi rivelate chi vi chiede i soldi o mi denuncerete per sequestro di persona. La costituzione dell’associazione antiracket fu una cosa epocale, perché a quel punto minacciare uno equivaleva a minacciare tutti».
E poi la lunga parentesi sui vent’anni tra Comune di Bari e Regione, con i momenti che hanno visto Emiliano in difficoltà. «Quando dissi stop al carbone per l’Ilva successe l’inferno nel mio partito, era il tempo di Renzi. Pigliai schiaffoni da tutti, compresi i Cinque Stelle. Questa roba mi è costata l’ira di Dio dal punto di vista politico. La decarbonizzazione è diventato un mantra con 12 anni di ritardo: ora se la storia dell’Ilva non finirà bene dovrò scrivere un libro per spiegare che se fosse stata fatta allora, avremmo tagliato le emissioni del 95% e avremmo avuto l’acciaio green che oggi è fondamentale per produrre». Non dimentica, Emiliano, nemmeno la prima grande crisi giudiziaria: quando da sindaco di Bari furono arrestati gli imprenditori Degennaro che lo avevano sostenuto alle elezioni. «Mi regalarono 5 chili di cozze, degli allievi, una bottiglia di spumante. Per questa storia sono stato sui giornali per non so quanto tempo. Sono dovuto andare alle Invasioni Barbariche a spiegare la differenza tra cozze nere e cozze pelose».
















