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Lunedì 23 Aprile 2018 | 17:27

L'editore Congedo fa volare il Sud da Galatina a Barcellona

Ed eccolo il «ragazzo» Mario Congedo, uomo dalla cultura ampia e dai modi pacati e gentili; ascolta il racconto animato della figlia, aggiungendo ogni tanto qualche dettaglio per rendere più completa la «sua» storia. Si racconta, tracciando il profilo di un giovane della fine degli anni Sessanta, laureatosi a Napoli in legge con l’obiettivo segreto, però, del giornalismo
• L’ultima opera, la ristampa della «Storia naturale» del Buffon
«Un libro entra nelle case, vi resta per generazioni, cammina di mano in mano raccontando di luoghi e persone, immortalandoli per sempre»: così Fiorella Congedo, insieme al padre Mario, inizia la nostra conversazione, alternando ricordi e aneddoti della vicenda della sua famiglia, contemporaneamente storia di una casa editrice e rappresentazione di una idea. Una chiacchierata a più voci, che vede insieme due età diverse, una unica strada, due grandi passioni: le regioni di Puglia e Lucania, e attraverso loro, i libri che le trasportano altrove. Mario Congedo è quel che si dice un «letterato» nel senso puro del termine, appassionato di storia, grande collezionista di stampe e acquerelli del «suo Sud»; ha impostato la sua vita su libri e giornali e da queste direttrici non si è mai mosso. Giornalista prima, editore poi, è diventato un testimone di quel Salento che vuole recuperare posizioni di avanguardia economica e culturale. 

Ci incontriamo a Galatina, in quella che è ormai la casa della Congedo Editori, un palazzetto ottocentesco accanto alla stazione: soffitti a volta, mura bianche, libri e libri ovunque, da cui emerge la convinzione che la cultura, la conoscenza possa diventare vera impresa producendo mutamento. «Volevamo che da questa terra continuasse a passare il mondo, come era in antico; volevamo che diventasse, non solo luogo di transito, ma anche luogo in cui fermarsi e stare». Di qui, un grande lavoro sulle masserie. Fiorella ce le mostra sfogliando le pagine di un volume pieno di atmosfere, diverse,ma forti nella loro unicità: «Chi arriva è più integralista, trasforma e prende; contamina ma recupera. Ne abbiamo censite circa seicento; molte erano state abbandonate, svuotate. Ecco, oggi sono ancora lì e raccontano come sono diventate, come sono di nuovo uno dei motori della vita e della economia della nostra regione». 

E le masserie parlano; restituiscono l’odore della vendemmia, della raccolta delle olive, la vita modesta e faticosa del bracciante, del massaro; «ma dimostrano anche come recupero e valorizzazione siano un formidabile ingrediente per lo sviluppo». 

La conversazione si anima e si arricchisce delle suggestioni dei vari testi che, di volta in volta, vengono freneticamente aperti, illustrati e poi richiusi: c’è tutto, la memoria delle tradizioni, gli ulivi, la terra rossa, la ceramica, sempre però con la tensione verso un orizzonte ampio, ben oltre il Salento, oltre la Puglia. Fiorella è chiara su questo punto: «Il nostro è un Sud geografico, non un Sud culturale e questo da qualche parte prima o poi si sconta. Chi, invece, ha avuto il coraggio di andare via da qui negli anni della formazione, attraversando e penetrando città, elaborando e sintetizzando esperienze, ha potuto rivedere poi con occhi nuovi la propria terra». 

Ecco, continua Fiorella, «in queste persone mi riconosco». Lo sguardo, quindi, vola oltre, segnando con straordinaria energia un passaggio generazionale, che ha prodotto, intanto, due sedi: Via Brera 4, nel cuore di Milano, e Barcellona con soci catalani, nuovi marchi collegati, venticinque distributori nel mondo. Tutto dal Salento… in Europa, di padre in figlie. 
«Nessun passaggio», precisa però Fiorella, «il vero editore è lui, parlerei, semmai, di un affiancamento. Mia sorella Maria Elena, bocconiana a Milano, io, archeologa, qui, ma una volta al mese tutti a Barcellona. Mio padre è stato un ragazzo di grande lungimiranza, uno di quelli che, andato via e con un futuro importante fuori, ha scelto invece di tornare e scommettere sul sud». 

Ed eccolo il «ragazzo» Mario Congedo, uomo dalla cultura ampia e dai modi pacati e gentili; ascolta il racconto animato della figlia, aggiungendo ogni tanto qualche dettaglio per rendere più completa la «sua» storia. Si racconta, tracciando il profilo di un giovane della fine degli anni Sessanta, laureatosi a Napoli in legge con l’obiettivo segreto, però, del giornalismo: «Mi trasferii ad Urbino infatti, anni dopo, di nascosto da mio padre». 

Da qui l’inizio di quella che pensava sarebbe stata la sua strada, ma fu proprio Lecce a segnare il passaggio decisivo della sua vita, professionale e sentimentale: «Mi aspettava una ragazza», sua moglie Lucia Lazari, filosofa, forte temperamento e autrice di uno dei best seller della Congedo. Da giornalista ad editore, quindi: «In quegli anni la città era un centro vivace e luogo di incontro di intellettuali, storici, artisti: Nicola Vacca, medico e umanista, studioso di fama internazionale, ne fu l’ecce zionale animatore. Intorno a lui, nella sua casa, nella piazzetta Castromediano si formò un vero cenacolo culturale, un salotto in cui si fondevano idee e progetti ampi e circolari. Proprio lì, gli incontri che furono risolutivi per le scelte, come Gerhard Rohlfs, Carl Arnold Willemsen, Aldo Vallone». 

E iI pensiero dominante di quegli incontri appare limpido e trasparente, se Nicola Vacca, allora, scriveva: «Il mio sogno: poter documentare iconograficamente, quello che erano le città e il nostro Salento, come adesso non si vedono più, ai tempi in cui i fatti storici si sono svolti». Nasce, dunque così, su questo presupposto, l’avventura di un editore, «vero» e di una casa editrice, tanto radicata nella storia di questo angolo di Sud, fino a diventarne parte integrante, con una caratteristica tutta sua nell’essere profondamente, salentina: non aver mai ceduto all’effimero, aver lavorato sodo, silenziosamente, con signorilità, tanto discreta da apparire talvolta un po’ sdegnosa: «Quarant’ anni fa - continua Mario - decisi che avrei fatto conoscere al mondo la ricchezza del barocco leccese e penso, di esserci riuscito: attraverso i nostri libri ho esportato ovunque, la nostra arte, le nostre masserie, il nostro cibo, il nostro modo di essere attraverso secoli e vicende dalla fortuna alterna». 

Recuperare la nostra storia, raccontarla ovunque, significava e significa ancora, portare qui energie nuove, creare curiosità, occasioni di studio e di viaggio, aprirsi a nuove e imprevedibili opportunità: «In poche parole, usare il passato per trasformarlo in futuro. Questo il metodo». Dietro un grande impegno, non sempre riconosciuto. Dicono: «Non è poi così facile lavorare da questa parti, te ne accorgi proprio quando vai altrove, in Italia e ancora di più, fuori». Da Galatina, quindi, i Congedo continueranno a scandire con le loro voci e i loro libri, le tappe di una storia familiare che è anche storia di un territorio e della sua vita intellettuale. 

di ALESSANDRA BOCCHINO

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