Cittadini e associazioni sono in piazza oggi a Taranto per dire no al salvataggio dell’ex Ilva e chiedere una riconversione economica del territorio. Nel capoluogo ionico è in corso la manifestazione 'L'ora di Taranto', partita da piazza della Vittoria e diretta al varco est del porto con cinque tappe che ospitano «testimonianze di chi sta già costruendo un futuro diverso per Taranto. Perché il cambiamento non arriva da solo. Ce lo prendiamo insieme», dicono.
Tra striscioni e slogan per «Taranto libera», i promotori spiegano: «Taranto torna in piazza. È una città ferita, ma viva. E piena di possibilità».
Numerose le associazioni aderenti, tra cui Giustizia per Taranto, Ail, Altamarea, Anpi, Afo6, Codacons, Isde, Lilt, Mare Vivo, Peacelink, Taranto Grand Tour, Taranto Respira, Veraleaks e Wwf. «Taranto - sostengono - è una città splendida, con potenzialità straordinarie ignorate da decenni per rendere accettabili fabbriche che inquinano e causano dolore». Critiche al governo: «Ancora una volta si cerca di salvare l’ex Ilva nonostante nessuno la voglia e piani di decarbonizzazione non credibili».
Il movimento chiede «un accordo di programma per un grande piano di riconversione», lo stop definitivo alla produzione siderurgica e all’ipotesi di una fabbrica di Dri (preridotto di ferro per alimentare i forni elettrici). «Non esiste più alcuna contrapposizione fra salute e lavoro, perché mancano entrambi».
Per gli attivisti di Giustizia per Taranto «non è la solita manifestazione: è diversa perché nasce dai cittadini e punta su ambiente, turismo, cultura, lavoro pulito. È l’ora di Taranto, davvero».
Depositato un ricorso contro l'Aia
È stato depositato presso il ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica un «ricorso straordinario al presidente della Repubblica» (uno strumento previsto nel diritto amministrativo che consente al ricorrente di chiedere una pronuncia urgente del consiglio di Stato) per l'annullamento del decreto con cui il Mase ha rinnovato l’Aia allo stabilimento siderurgico Acciaierie d’Italia di Taranto.
Il ricorso è stato presentato da alcuni residenti del quartiere Tamburi che si trova a ridosso del siderurgico, che sono iscritti al Movimento 5 stelle e assistiti dagli avvocati Fabrizio Serrano e Federica Serio. L’iniziativa è stata promossa da Mariano Domenico e Mariella Cilo, con il sostegno del gruppo territoriale M5s Taranto. L’impugnazione denuncia «gravi violazioni ambientali e sanitarie», tra cui «carenze nella valutazione di impatto sanitario», «criticità nella valutazione del rischio», «violazioni del diritto europeo e internazionale" e «inadeguate garanzie finanziarie». Su quest’ultimo punto viene richiamata la sentenza del Consiglio di Stato n. 4442/2025, che lega «in modo inscindibile» l’Aia alla presenza di coperture economiche adeguate. Per i ricorrenti, molte delle garanzie risultano scadute, non accettate dalla Provincia di Taranto o giudicate insufficienti, «come già segnalato in una interrogazione del senatore M5s Mario Turco». Il ricorso è ora all’esame del Mase per la fase istruttoria preliminare, prima della successiva trasmissione al Consiglio di Stato per il parere obbligatorio. Il M5s Taranto afferma che «i cittadini dei Tamburi vivono ogni giorno l’emergenza ambientale e sanitaria dell’ex Ilva. Questo ricorso serve a tutelare la loro salute e a chiedere che l’Aia rispetti pienamente le norme a protezione della collettività»
USB: «VERTENZA NEL LIMBO»
«Vertenza ancora in balia dell’incertezza». Così l’Usb commenta l’esito dell’incontro di ieri al Mimit sull'ex Ilva, definito «inconcludente, soprattutto per lo stabilimento di Taranto, al quale sono legati ben 18mila lavoratori». Il sindacato rileva che «l'unica novità è la prosecuzione delle attività presso i siti di Genova e Novi Ligure, mentre Racconigi continua ad essere ferma». Per l’Usb "già questo dovrebbe bastare per imporre tavoli congiunti e unitari».
Il coordinamento spiega di aver assistito «a uno scambio tra diversi livelli istituzionali che avrebbe dovuto precedere l'incontro al Mimit, così da portare soluzioni concrete davanti a noi che rappresentiamo il dramma dei lavoratori». La richiesta è netta: «Non si può continuare a temporeggiare: va scelta la strada della nazionalizzazione».
Il sindacato richiama il precedente francese: «Nel giorno in cui in Francia la proposta di nazionalizzare ArcelorMittal France avvia il suo percorso, ribadiamo che questa strada è percorribile». L’Usb sottolinea inoltre che Genova «rivendica la centralità della banda stangata, cuore produttivo e strategico per il futuro del gruppo», e senza un piano «anche Genova, Novi e Racconigi rischiano di essere trascinati nel declino di Taranto».
In conclusione, il sindacato chiede «una soluzione alternativa al privato» e «strumenti straordinari per la messa in sicurezza dei lavoratori», ricordando che «si parla di circa 18mila unità con relative famiglie»
















