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Baby gang

A Sava come a Manduria: così banda di bulli vessava un 61enne

I Carabinieri di Manduria (Ta) nelle prime ore del mattino hanno dato esecuzione a 20 misure cautelari personali a carico di altrettanti soggetti, tutti di Sava, nel Tarantino, ritenuti responsabili, a vario titolo, di estorsione continuata in concorso, furto aggravato, rapina, detenzione e porto illegale di arma da sparo, atti persecutori.

I provvedimenti - di cui 12 a carico di maggiorenni (5 in carcere, 5 agli  arresti domiciliari,  2 destinatari di divieto di avvicinamento alla persona offesa) e 8 nei confronti di minorenni (3 condotti in Istituti di Pena Minorile e 5 collocati in Comunità di recupero) - sono stati emessi dai gip del Tribunale Ordinario di Taranto e del Tribunale dei Minori.

L’indagine ha messo in luce una situazione di emarginazione, la cui vittima, un 61enne pensionato e affetto da disagi psichici, veniva preso di mira da giovani del luogo che gli estorcevano continuamente denaro. L'indagine è scattata anche per le numerose analogie con il "caso Stano", del pensionato che morì a Manduria dopo le angherie da parte di una baby gang.
Duravano da diversi anni gli atti persecutori e le estorsioni ai danni del pensionato 61enne di Sava, affetto da disagio psichico, finito nel mirino di più gruppi giovani che gli estorcevano piccole somme di denaro, solitamente dai 5 ai 20 euro, dietro la minaccia di dare alle fiamme la sua abitazione o il suo furgoncino. L’uomo, che percepisce una pensione di invalidità di circa 500 euro, era diventato una sorta di bancomat per tanti ragazzi, tra cui un vicino di casa.

E’ quanto spiegato dal procuratore di Taranto Carlo Maria Capristo, dal procuratore minorile Pina Montanaro, dai sostituti Francesco Ciardo (tribunale ordinario) e Lelio Fabio Festa (Tribunale minori) e dal comandante provinciale dei carabinieri Luca Steffensen, nella conferenza stampa in cui sono stati illustrati i dettagli dell’indagine che ha portato a 18 ordinanze di custodia cautelare (in carcere, domiciliari o in comunità) a carico di 10 maggiorenni e 8 minorenni. Per altri due maggiorenni è stato disposto il divieto di avvicinamento alla vittima.

INDAGINE DOPO INCENDIO IN CASA DELLA VITTIMA - E’ nata l’8 giugno scorso, dopo un incendio nell’abitazione della vittima, l’indagine dei carabinieri di Taranto sugli atti persecutori, le minacce e le estorsioni da parte di adulti e minorenni ai danni di un 61enne di Sava (Taranto) affetto da disagio psichico. L’uomo dichiarò ai militari e ai vigili del fuoco intervenuti che il rogo si era improvvisamente sprigionato dal camino mentre dava alle fiamme alcuni documenti che intendeva distruggere. Nel corso del sopralluogo, gli inquirenti avevano tuttavia notato la presenza di consistenti cumuli di rifiuti cartacei e di plastica. Dagli accertamenti è emerso poi che il 61enne raccoglieva materiali presso privati e attività commerciali in cambio di piccole somme di denaro per integrare la sua modesta pensione di invalido civile e anche per far fronte alle continue richieste estorsive di una banda di giovani del luogo.

Lo ha ammesso solo dopo l’insistenza dei carabinieri che avevano percepito il suo stato di disagio. L’indagine è stata supportata da testimonianze, servizi di osservazione e pedinamento e dall’esame dei contenuti multimediali dei telefonini di alcuni degli indagati. La vittima ha una sorella e un fratello che abitano a Sava e nella vicina Manduria, ma viveva - secondo quanto appurato dagli investigatori - in uno stato di emarginazione ed isolamento. Dei cinque maggiorenni finiti in carcere, tutti con precedenti penali, tre sono uomini adulti di 53, 51 e 33 anni, e due hanno 21 anni. Ai domiciliari un 44enne, due 31enni, un 24enne e un 22enne. Divieto di avvicinamento per un 22enne e un 19enne.

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