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Il rap «in divisa» di Revman, poliziotto che canta la legalità

Sebastiano Vitale, in arte Revman, scrive rime su temi sociali importanti, dalla violenza contro le donne ai pericoli della guida in stato di ebbrezza

«Voglio dimostrare che si può essere fighi anche andando contro le tendenze, voglio trasmettere messaggi positivi con un'arte troppo spesso considerata prerogativa di "cattivi ragazzi": il rap». È questo il nobile obiettivo di Sebastiano Vitale, poliziotto che con il nome d'arte di Revman scrive rime e "rappa" su temi sociali importanti, dalla battaglia contro la violenza sulle donne alla sensibilizzazione per una guida sicura. La storia di questo speciale rapper in divisa profuma di Salento: Sebastiano ha 29 anni, è nato a Palermo da papà leccese, poliziotto come lui, e all'età di 7 anni è tornato a vivere a Lecce: «Da quando ero ragazzino mi piace il rap - ci ha raccontato - ho iniziato ascoltando Eminem, Tupac, e le prime canzoni le ho composte nella mia cameretta. Lecce e la sua musica hanno avuto grande influenza su di me, il mio brano "Non sai cosa darei" ospita anche un'intro dei Sud Sound System e una strofa di Inoki».

Nel 2010 supera il concorso per Vfp1 (Volontario in ferma prefissata di un anno, ndr.) e ha come destinazione Bologna, in quel periodo patria del rap italiano: «Quando sono entrato nell'esercito non ho mai smesso di fare musica. Ho registrato tre album, uno insieme a un cantante del Congo». Poi vive per un periodo a Toronto, in Canada, dalla sua ragazza, ma presto torna in Italia, vincitore del concorso in Polizia. La vera svolta, ciò che fa incontrare i due volti di Sebastiano, quello di poliziotto e quello di rapper, è la pubblicazione del brano "Riduci la velocità": «L'ho composto per tutte le vittime della strada - racconta - e in ricordo di un mio amico. È una canzone sul rispetto delle regole, sui pericoli della guida in stato di ebbrezza, un monito per i giovani a usare la testa e a non mettersi al volante ubriachi». In quell'occasione la Polizia di Stato «scopre» il talento di Revman e comincia ad apprezzare la sua musica, specialmente per i contenuti: «La prima volta che ho cantato i miei brani con la divisa è stato quando il questore di Palermo mi ha invitato al Teatro Massimo, il terzo più grande in Europa dopo quelli di Parigi e Vienna, per la festa della polizia. Ho portato la canzone "Musica contro le Mafie", il cui video racconta la foto "La Bambina con il Pallone", e in quella foto c'è mia madre, ritratta dalla fotoreporter Letizia Battaglia. La mia esibizione, in cui ho cantato i miei ideali di lotta alla mafia, è stata proiettata su un maxischermo anche all'esterno. Un'emozione enorme».

Tanti temi importanti quelli toccati da Sebastiano nei suoi brani; "Questo non è amore" è stato scritto appositamente per l'omonima campagna della Direzione centrale anticrimine per sensibilizzare sulla violenza contro le donne: «La canzone è nata grazie all'incontro con l'attuale questore di Pavia, che mi ha invitato a un evento a riguardo. Pochi mesi dopo ho realizzato anche il videoclip del brano:  c'è una ballerina che danza su uno sfondo costituito da un muro di bambole, un'opera realizzata da Jo Squillo, che si chiama proprio "Wall of Dolls". Lei stessa ha apprezzato il brano e l'ha condiviso sui suoi profili social. È stato gratificante».

Ultimo in ordine di tempo è stato, invece, l'impegno a Spoleto (Pg) del 15 maggio scorso, con la premiazione del concorso "Pretendiamo legalità", in cui Revman si è esibito in divisa davanti a studenti di tutte le età. Il progetto - giunto alla seconda edizione - è nato dalla collaborazione tra il Dipartimento di Polizia di Stato e il MIUR, e ha coinvolto migliaia di ragazzi in tutta Italia per parlare di bullismo, cyberbullismo, dipendenze e altre tematiche sociali. I ragazzi hanno vissuto una giornata da veri poliziotti, con sveglia all'alba, alzabandiera, dimostrazioni operative, e poi hanno assistito alla premiazione condotta da Emanuela Aureli e dal campione di scherma Stefano Pantano. Non è infine mancato il momento dedicato alla musica, con Revman, appunto: «Quando i ragazzi hanno visto un rapper in divisa c'è stata grande sorpresa, in fondo si tratta di uno stereotipo che si rompe, ma poi tutti si sono concentrati sul messaggio dei testi. È un'esibizione che fa riflettere». Nel corso dell'evento, Sebastiano ha conosciuto anche il Capo della Polizia, il Prefetto Franco Gabrielli: «Gli ho stretto la mano, l'ho trovato favorevole a iniziative del genere e alla mia musica. Ha fatto un discorso molto in linea con i miei ideali».

Tirando le somme, Sebastiano ammette di aver finora fatto musica per se stesso, e già in questo modo il rap gli ha regalato tutte queste meravigliose esperienze: «Continuerò sicuramente a diffondere messaggi: non so dove mi porterà tutto questo, ma so cosa voglio fare con la mia musica, esprimere i miei ideali, in cui credo fortemente». Lo ritroveremo un giorno sul palco del Festival di Sanremo? «Se il capo della polizia fosse d'accordo...»  

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