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L'iniziativa con Osservatorio Banche e Imprese

Sud, qui è in gioco l’Italia: il forum della Gazzetta sull'Autonomia

Coro di no al federalismo differenziato chiesto da tre regioni del Nord. Si spera in Mattarella, che ha da sempre a cuore l’unità del Paese. La parola a economisti e politici

BARI - Nei giorni in cui il Carroccio cerca di imprimere una accelerazione al processo autonomista che tocca, in primis, Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, il Mezzogiorno continua a interrogarsi su prospettive (poche) e pericoli (tanti) offerti dal «federalismo rafforzato» di matrice leghista. E alza, in punta di diritto e dati alla mano, una barriera di obiezioni contro un’operazione che rischia non solo, banalmente, di premiare chi già è più forte, ma di mettere a repentaglio la stessa tenuta dell’unità nazionale.

Prospettiva, quest’ultima, denunciata dal forum - organizzato e ospitato dalla «Gazzetta del Mezzogiorno» in sinergia con l’Osservatorio Banche imprese Puglia - dedicato proprio all’autonomia rafforzata. Un momento di analisi e riflessione, non alieno dalla formulazione di proposte concrete, che ha messo a dialogo personalità del mondo del diritto, della politica e dell’economia, moderate dal direttore della «Gazzetta» Giuseppe De Tomaso. «È il tema più rilevante che si possa affrontare in questa fase - ha osservato quest’ultimo - e che di certo, più di altri, occuperà l’agenda del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, negli ultimi tre anni di mandato. D’altronde, è la stessa architettura di governo a reggersi su uno scambio che prefigura forme estremamente accentuate di autonomia al Nord e reddito di cittadinanza a Sud». A ragionare dopo le premesse, il presidente dell’Osservatorio Salvatore Matarrese, il presidente della Svimez, Adriano Giannola, lo storico dell’economia Federico Pirro, l’ex deputato Rocco Palese, già vicepresidente della Commissione Bilancio della Camera, l’economista siciliano Pietro Busetta, presidente della «Fondazione Curella», il docente napoletano Francesco Saverio Coppola, segretario generale dell’associazione internazionale «Guido Dorso», e l’esponente dei Riformatori Sardi, Pierpaolo Vargiu , l’economista Antonio Corvino, direttore dell’Obi (gli interventi sono riportati in dettaglio nel resto della pagine, ndr).

Un parterre composito per una questione, almeno nei suoi termini essenziali, già nota al grande pubblico: Veneto e Lombardia, seguite dall’Emilia, più defilata, chiedono competenza esclusiva su ben 23 materie, esigendo di finanziarla con il trattenimento sul territorio del cosiddetto «residuo fiscale», cioè la differenza fra le tasse versate a Roma dai contribuenti e quando rientrato in termini di spesa pubblica. Le ricadute, come emerso durante la discussione, potrebbero essere disastrose, soprattutto in assenza di una «legge quadro» capace di disciplinare l’intera faccenda. E permettere a tutti di accettare la sfida ad armi pari. Concetto quest’ultimo, secondo i relatori, finora non seguito dal governatore Michele Emiliano, orientato ad accettare la sfida dell’autonomia. I pericoli, come ovvio, non attengono solo ai nodi della fiscalità e al mantenimento dei livelli essenziali delle prestazioni civili e sociali, temi già essenziali, ma anche a quelli della formazione - il sistema scolastico nazionale rischia di disgregarsi - e del destino delle imprese meridionali. Far ripartire il Sud è dunque la parola d’ordine di un nuovo corso che, secondo gli intervenuti, dovrebbe muovere da una rinnovata sinergia tra i territori meridionali. 

Ecco il video integrale dell'incontro tra economisti e politici.

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