Venerdì 19 Agosto 2022 | 08:06

In Puglia e Basilicata

VOCE POPOLARE

Alessia Tondo canta il Salento tirandone fuori i frutti dal suo deserto interiore

Il debutto discografico da solista vale alla cantante folk leccese il Premio Loano Giovani: «Il mio Sita è l'esorcizzazione del male pensiero»

23 Luglio 2022

Alessandro Salvatore

« … mi potrebbe bastare la luce della luna/mi potrebbe bastare quella sfera bianca e piena/mi potrebbe bastare lei e le stelle lucenti/mi potrebbe bastare e non mi basta niente… ».

Alessia Tondo canta attraverso l’anima (è anche la sua) del Salento. Attingendo da una delle sue liriche del primo album da solista, come Me putia bastà, hai l’impressione di specchiarti in quel Ruscellu chiaru (titolo di un brano) che la voce penetrante della world music definisce un diamante supraffinu che paragona alla bellezza interiore dell’uomo il quale però fa in modo di far arrivare nel suo petto «il buio peggiore». Alessia Tondo (sotto nella foto di Sandro Rizzo), a sei anni voce popolare al fianco della nonna nel gruppo Mera Menhir, lanciata sulla scena dai Sud Sound System, respiro della popolarità internazionale col Canzoniere Grecanico Salentino, ugola solista tredicenne dell’Orchestra della Notte della Taranta, dalla cui diramazione nasce la suggestiva versione «parlata» delle Nuvole Bianche di Ludovico Einaudi. Un percorso tra gli anfratti di un Salento il cui problema più grosso racconta alla «Gazzetta» è la sua «desertificazione, peculiarità tanto fascinosa quanto allarmante», che la porta a vincere il «Premio Loano Giovani», riservato al miglior disco under 35 per il suo esordio da solista Sita edito da Ipe Ipe Music.

Otto tracce «che sono una metabolizzazione dei vari stati del mio flusso emotivo» sottolinea Tondo, che il prossimo 29 luglio vedrà consacrato il suo successo discografico, esibendosi al 18° premio nazionale «Città di Loano». La trentunenne leccese dividerà il palco con Fausta Vetere, probabilmente la più influente cantante della musica popolare italiana. Un contesto che sottolinea l’altra affermazione al «Premio Città di Loano», dove l’artista pugliese ha ottenuto anche un importante terzo posto nella classifica del più prestigioso riconoscimento per la musica di tradizione in Italia, assegnato ogni anno alla migliore produzione di ambito folk da una giuria composta da oltre cinquanta giornalisti specializzati e studiosi. Il palco ligure è l’acuto di un approdo interiore, basato sulla ricerca nella terra «tarantolata» nella quale Alessia Tondo dice di non sentirsi paragonabile alle Sacerdotesse guaritrici del male in ballo della sua terra, «ma semplicemente l’urlo delle mie emozioni che vengono sprigionate da questo disco che costituisce in me l’esorcizzazione del “malepensiero”, il mio rito di guarigione che si compie col racconto».

Le pagine su cui scorre l’inchiostro di Tondo scrittrice di una catarsi salvifica, sono quelle della terra più ad Est dell’Italia, porto umanitario di razze prima ancora che Lampedusa diventasse un «sacrificato» lembo di salvezza di anime in fuga da dittatura e carestia. «Qual è il vero Salento per me? Io amo molto la mia terra - risponde l’artista di Merine - nelle vene scorre la sua acqua luce, le sue rocce, la contraddizione di un Sud che è in permanente ricerca del riscatto. Sinceramente è complicato racchiudere la vera essenza salentina, per un lembo d’Italia che si fa amare per l’iconico mare, le pizziche e i tarallucci da sagra, ma che al suo interno palpita e arranca per via dei propri limiti. Ciò mi fa pensare che noi salentini dobbiamo sgrassarci di dosso l’idea di essere una popolazione che cerca il suo rilancio, come se giungessimo da una terra remota. Dovremmo vivere semplicemente il presente, tirandone fuori il meglio». La soluzione immediata richiamata da Tondo risiede ad esempio nel potere della parola, cantata, «che colpisce al petto dell’interlocutore e può guarirlo con la sua verità». Musica salvifica dunque? «Meglio una musica veicolo del bisogno, dei perché, del vuoto cosmico da riempire».

Sita, in dialetto salentino significa melagrana, frutto tipico del Mediterraneo, dalle sue radici considerato simbolo di condivisione, generosità e fertilità. Sita è il titolo dell’album di Alessia Tondo nato quasi un anno fa (settembre 2021) sotto una «stella» che brilla sul cielo della cantautrice. E’ quella di Nick Drake, mondo-musica fatto di echi e risonanze che ammalia e commuove. Arcipelago di contaminazioni che sono nelle corde della cantante salentina la quale dice di non paragonarsi «minimamente a questo mostro sacro, ma semplicemente - racconta in una intervista intima - i suoi dischi mi hanno detto che se avessi avuto voglia di dire qualcosa avrei potuto farlo anche senza alzare troppo la voce e senza dover per forza dimostrare quali competenze tecniche avessi acquisito negli anni».

Dare voce alle proprie emozioni, condurre un viaggio solitario, senza preziose collaborazioni come quelle prestigiose che Tondo (sotto nella foto di Ilenia Tesoro) ha avuto ad esempio coi Radiodervish e Admir Shkurtaj, la fanno sentire conquistatrice di quel porto libero dal tormento delle onde che lei racconta con stile visionario nella Filastrocca di Sita? «Da un lato sì, dall’altro mi è stato insegnato negli anni che avevo una visione distorta della forza. Riesce difficile nella quotidianità a proteggersi, quando si hanno delle collaborazioni ci si sente più forti. Poi col tempo discerni la tua interiorità, riesci a battere la paura e ti ritrovi su un percorso che ti porta in un’accogliente zona d’ombra. Ma il mio Sita, attraverso il quale non racconto nulla di trascendentale bensì il quotidiano di una donna di trent’anni, costituisce uno stato di solitudine apparente». Sì perché il premiato esordio discografico da solista di Alessia Tondo è un mondo popolare a cui più bocche possono abbeverarsi. Come una sorgente nel «deserto» salentino.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

PRIMO PIANO

 
 
 
 
- News dai Territori -
 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725