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In Puglia e Basilicata

L'intervista

Volley, Lucchetta e la sua S3: «Uccidiamo il minivolley»

Volley, Lucchetta e la sua S3: «Uccidiamo il minivolley»

Il campione-commentatore analizza la situazione in Puglia

13 Giugno 2022

Gianluigi De Vito

Benvenuti nella pallavolo che Sarà. Con la S maiuscola. Si chiama S3, si gioca in tre e ha la S in tutte le sue declinazioni anglofone (dalla Spike di schiacciata, al Sitting di seduta, alla Smart di intelligente). Ed è un cambio di paradigma. Firmato: Andrea Lucchetta, Lucky, per l’universo dei più piccoli che s’avvicina alla tv con Rai Yo Yo e adesso anche con due activity book (tradotto: libri che insegnano a fare leggendo). La differenza tra i cartoon e i due libri a fumetti (Raffello Editori)? La filosofia è la stessa, spike philosophy, schicciata-pensiero, il cui paradigma è che per sconfiggere la noia della tecnica è necessario incentivare il socratico conosci te stesso e spingere tutto, corpo e mente all’anima. Che nella pallavolo, è appunto la spike, la schiacciata.
L’ex schiacciatore della Generazione dei Fenomeni di Velasco gira da anni l’Italia sotto l’egida della federazione pallavolo per promuovere l’approccio nuovo dei bambini al volley. Sabato, in «riva» al Cus Bari, un’ondata di mille e passi bambini lo ha travolto.
Lucchetta, se l’aspettava uno «tsunami» così?
«Dopo il Covid questo che sta succendo deve fare riflettere»
Facciamo un bilancio della suo “verbo”, S3.
«Da dove cominciamo?»
Faccia lei
«Dal fatto che non è un caso che i giocatori brasiliani imparino a giocare dalla strada. E non è un caso che i giocatori africani con una palla di fortuna riescano a giocare in ogni campetto. Non è un caso che al campetto i giocatori di basket si vadano ancora cimentare».
Filosofia del campetto, ma ci vorranno anni per una nuova geenrazione di fenomeni?
«Abbiamo ripreso un percorso storico dopo un trentennio che ha cambiato le generazioni. Dobbiamo fare in modo che il nostro maschio alfa, così viene chiamato il capobranco nell’S3, sia capace ovviamente di guidare. Chi è che guida? Sicuramente il palleggiatore, che è l’interno della fantasia. ma è anche uno schiacciatore è colui che schiaccia. Ecco dobbiamo iniziare un percorso per migliorare l’opportunità che abbiamo per schiacciare meglio quel pallone».
Buttiamo il minivolley?
Linguaccia simpatica e dita della mano che s’attorcigliano in dedali scomposti «Non posso definire un piccolo giocatore un mini-volleista. La parola mini è stata cancellata dal naming. Ora c’è la filosofia di un brand che è S3. Il volley S3 è il percorso che separa dallo spikeball, il gioco della schiacciata con i piedi a terra. Un’evoluzione dove in più iniziamo a mettere dentro il tempo del salto. Con lo spikeball giochiamo con i piedi a terra così diamo subito uno strumento ai nostri schiacciatori per imparare velocemente a mettersi sotto la palla, e nella versione più evoluta possiamo generare un gioco con la veloce al centro, la palla spinta, possiamo generare il muro con i piedi a terra perché dove arrivano i piedi veloci arriveranno anche un domani le possibilità di staccare e di andare a leggere il pallone in salto. La S di salto viene applicata sul volley S3. La declinazione della S, di schiacciata, di snowball, di street ball, di sitting volley, di sandvolley, di spring volley, è ovunque. La volontà del presidente federale Giuseppe Manfredi è quella di andare sul territorio e declinare tutte queste S»

Non svii, i risultati?
«Il bilancio è molto positivo. Dobbiamo essere in grado però di far parte di una squadra. Molte volte però la Federazione italiana Pallavolo si è arroccata su dei feudatari che hanno nel loro feudo delle regole che movimentano quella che è una parte circoscritta: “ho fatto sempre così, farò sempre così perché so fare questo e sono convinto che il mio metodo funzioni”. I metodi devono essere destrutturati, destabilizzati, messi a confronto. Gli americani hanno disintegrato il minivolley dodici anni fa, l’hanno ucciso. Hanno capito che le generazioni non potevano aspettare questo percorso noioso. Hanno introdotto l’abbassamento della rete, la chiusura dell’angolo e l’inizio del blocco. Non è un caso che gli olandesi abbiano introdotto lo smash volley perché libera completamente la possibilità di attaccare e schiacciare come si vuole. E noi, tutto lo staff del settore Scuola e Promozione della Fipav, abbiamo introdotto questo tipo di sistema per dare gli strumenti e quindi il bilancio è molto positivo. Ora dobbiamo cancellare e ripartire, fermo restando che i dati, dopo la pandemia, abbiano segnato un implemento del tesseramento maschile perché lo spikeball introdotto anche nella scuola secondaria di primo e secondo grado toglie l’elemento salto, con la rete alta, elemento difficoltoso per tutti i ragazzi che si avvicinano alla pallavolo. Lo spikeball con i piedi a terra può coinvolgere un baskettaro, un tennista, un canoista, un regbista e farlo giocare subito. Poi lo introduci con le facilitazioni togliendolo dal percorso del volley S3. E quindi ecco che noi recuperiamo anche i ragazzi degli altri sport. L’importante è non togliere l’autostima e non dire che sei uno minischiacciatore»

Saltiamo le pagine, passiamo al capitolo azzurri. Fefé De Giorgi è un altro rivoluzionario a quanto pare. O no?
«De Giorgi ha azzerato completamente quelle aderenze che se non vengono curate e aumentano, finiscono come le osteofiti della mia anca, che va operata da quelle escrescenze. Fefè ha realizzato la sua rivoluzione nel post Olimpiade che ha dimostrato proprio una scarsa opportunità di rappresentanza da parte della vecchia guardia. Stessa cosa successe con la nazionale di Berruto e il diciassettesimo posto all’Olimpiade. C’erano troppe aderenze che hanno generato una serie di situazioni che non hanno fatto giocare al meglio la nostra nazionale. Non è un caso che a distanza di un mese e mezzo con l’ingresso di Ferdinando e le chiavi date dal buon palleggiatore, Giannelli, la nazionale non abbia giocato con i nomi sulle maglie ma abbia giocato per la maglia. Tutti rappresentavano una nazionale intera. Chi arriva in nazionale deve giocare per le compagne e i compagni, per la maglia e non più per se stessa o se e stesso»
Superlega. Dentro Siena, al posto di Reggio Emilia. Prisma Taranto: previsioni?
«Vedo Taranto sempre nella lotta per salvarsi. Spero che Siena si riempia di giocatori in grado di poter giocare da protagonisti, Pinali per esempio, e quindi cercare di ottimizzare quello che un gruppo di giocatori può dare»
E che cosa dire allora dell’azzurro Romanò a Piacenza?
«Gioca titolare?»
Speriamo di sì
«Spero anche io. L’unico dato positivo è che Piacenza almeno ha fatto giocare Recine. Ovvio che non bisogna garantire un posto a nessuno»
Tommaso Stefani, per restare a Taranto?
«Se continua così, fra un anno verrà preso da Fefé e inserito all’interno di un percorso dove dietro a Romanò e Pinali, Stefani, che è un prodotto del Club Italia, avrà un ruolo definito. Non ci sono modelli che valgono nella Superlega, ma ci possono essere inserimenti molto interessanti»
A2. Più il Castellana di coach Cannestracci o il Lagonegro di coach Barbiero?
Sorrisino e smorfia Lucky. «Cannestracci si è nutrito di uova fritte per un anno quando giocava a Modena»
Sia serio
«Barbiero ha avuto la possibilità di dare continuità al suo lavoro. Allenatori come lui bisogna avere il coraggio di lasciarli lavorare e affiancarli in maniera tale che riescano poi a ridisegnare e a creare delle basi di costruzione dei giocatori. È abituato a lavorare con le nuove generazioni, trovo assurdo che nessuno dei grossi club, non voglio con questo sminuire Lagonegro, non gli abbia dato la verticalità giusta per progettare»
Torniamo alla New Mater Castellana, ma senza le uova di Cannestracci
«Ci sono sempre, nel volley, situazioni di imprevedibilità. Vediamo cosa accadrà. A me piacciano i canestrelli, sono quelli che vengono dalle conchiglie. Dai, magari il cuore di Cannestracci diventa un canestrello, che fritto potrebbe essere molto gustoso. Se però non apri la conchiglia il cuore del canestraello rimane lì...»

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