Giovedì 15 Novembre 2018 | 08:09

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50 anni del rione Paolo VI

Il Vescovo di Taranto: «Avete
tanti problemi ma siete generosi»

vescovo di Taranto, Filippo Santoro

TARANTO - «Al Paolo VI, luogo sferzato dalla disoccupazione e da mille problemi, primo fra tutti quello della droga, voglio indirizzare la mia gratitudine per l’accoglienza e per la generosità verso i poveri, ad esempio nei riguardi dei migranti. Siete un esempio di integrazione nonostante manchino tanti mezzi e tante persone vivano situazioni economiche precarie». Così si è rivolto l’arcivescovo di Taranto, Filippo Santoro, ai residenti del rione Paolo VI celebrando ieri sera nel quartiere una messa per i 50 anni dalla fondazione del rione. «In questo anniversario - ha affermato l’arcivescovo - ci promettiamo reciprocamente di continuare a crescere, guardando in faccia alla dura realtà, senza rassegnarci ad essa, ma impegnandoci a cambiarla partendo dalle persone buone, che sono tantissime». 

«Il quartiere - ha rammentato Santoro - prese il nome da quel Pontefice, ora beato, che volle visitare l’Italsider nella notte di Natale 1968. Allora egli venne a sanare l’equivoco di una Chiesa lontana dai lavoratori e con umiltà varcò i cancelli del siderurgico in una notte solenne celebrata fra gli altoforni anziché sotto la cupola di San Pietro. In questo quartiere un coraggioso monsignor Motolese pensò di costruire il seminario liceale regionale con una struttura grande e accogliente. Il mio amato e stimato predecessore interpretò il vento del Concilio con quel movimento che Papa Francesco chiama Chiesa in uscita». E ancora, ha detto l’arcivescovo, «qui sono nate tante parrocchie, anche prima delle stesse case, chiese ai margini di una città in espansione ma mai marginali secondo il criterio del Vangelo che sa di trasformare pietre di scarto in testate d’angolo. Godo della generosità dei miei giovani parroci diocesani in piena comunione e l’esempio luminoso delle comunità religiose maschili e femminili che voglio incoraggiare e ringraziare». 

Tuttavia, ha aggiunto l’arcivescovo, «non dobbiamo negare che Paolo VI è stato scenario di delinquenza, di criminalità. Ci sono a tutt’oggi storie di degrado morale e sociale, l’emergenza minori è sempre molto alta e in tanti angoli il quadro viene completato da uno degrado urbano che non può essere giustificato solo con la contestualizzazione periferica. Da pastore, però - ha affermato l’arcivescovo -, vedo anche tante famiglie giovani, di lavoratori, tanti ragazzi di comunità operose che possono trasmettere il bene e il bello. Non ci sono più periferie nell’era dei social e possiamo attivare processi di rigenerazione urbana, pensando nuovi luoghi e custodire spazi belli di gioco, di socialità, di crescita». E «oggi - ha concluso - voglio ribadire l’affetto di sempre della Chiesa a questo quartiere». 

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