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Inchiesta sull'Ordine

Taranto, rimborsi non dovuti
Procura indaga sugli avvocati

Riflettori accesi su 93mila euro spesi tra il 2014 e il 2015 dopo un esposto del Consiglio

ordine avvocati taranto

MIMMO MAZZA
Finiscono all’attenzione della Procura della Repubblica i conti dell’Ordine degli avvocati di Taranto. A rivolgersi alla magistratura è stato lo stesso Consiglio, presieduto da Vincenzo Di Maggio, dopo che sarebbero emerse irregolarità contabili riguardanti le anticipazioni e i rimborsi alle cariche istituzionali nell’anno 2014, l’ultimo da presidente per Angelo Esposito, ora membro dal Consiglio nazionale forense.
Il fascicolo è stato assegnato al sostituto procuratore Maurzio Carbone, l’ipotesi di reato è quella di peculato essendo l’Ordine degli avvocati ente di diritto pubblico (altrimenti si procederebbe per appropriazione indebita ma il pm non sarebbe Carbone in quanto quest’ultimo fa parte del pool reati contro la pubblica amministrazione).
La situazione anomala è venuta a galla nel settembre del 2015, quando furono approvati il bilancio consuntivo del 2014 e quello preventivo del 2015. In particolare, fu evidenziata la criticità relativa ad anticipazioni e rimborsi cariche istituzionali per un importo complessivo di 78mila euro, a cui poi si sono aggiunti altri 15mila euro relativi ai mesi di gennaio e febbraio del 2015: una situazione della quale si sono detti all’oscuro, dimostrandolo funzionalmente e documentalmente, il consigliere Fedele Moretti, all’epoca dei fatti tesoriere dell’Ordine, e l’attuale presidente Vincenzo Di Maggio, vice di Esposito per tanti anni.
L’Ordine degli avvocati decise così di richiedere all’avvocato Angelo Esposito, quale presidente del precedente Consiglio, la documentazione contabile e fiscale mancante relativa alle spese da lui sostenute per conto dell’organismo. Esposito assicurò in quella occasione che avrebbe provveduto alla ricerca e alla raccolta di quanto richiesto. Poi è entrato in campo il revisore dei conti, l’avvocato Francesco Paolo De Giorgio, che il 28 gennaio scorso ha proceduto alla verifica trimestrale, alla presenza del consulente fiscale dell’Ordine Cosimo D’Elia, riscontrando in tale data che non risultavano documenti di spesa, né indicazioni riguardanti il beneficiario per gli oltre 93mila euro riguardanti anticipazioni e rimborsi per la presidenza dell’Ordine stesso.
Il consiglio dell’Ordine degli avvocati a quel punto ha deciso di ascoltare nel corso di una seduta svoltasi il 22 marzo scorso l’ex presidente Esposito il quale, stando a quanto si è appreso, avrebbe detto di aver sostenuto spese per lo svolgimento del mandato istituzionale e di essere pronto a fornire il relativo giustificativo oltre che l’eventuale rimborso, se fosse riconosciuta la non istituzionalità delle stesse spese. Il 29 marzo, sette giorni dopo, in Consiglio si sono presentati invece, a nome di Esposito, gli avvocati Soggia e Tata per chiarire ulteriormente l’accaduto.
Il Consiglio dell’Ordine degli avvocati, però, ha deciso di interessare della vicenda la Procura della Repubblica allo scopo di fare piena luce sulla vicenda ed accertare eventuali responsabilità, così come sollecitato dalla maggioranza dei consiglieri.
I 93mila euro di «buco» non mettono a rischio la tenuta dei conti dell’Ordine, né tantomeno il pagamento degli stipendi degli 11 dipendenti dell’ente ma ovviamente rappresentano una cifra importante, sulla quale non si potrà non fare chiarezza.

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