Sono 60 gli infermieri che hanno già terminato il primo modulo formativo e hanno acquisito le competenze per diventare operatori sanitari di famiglia e comunità, senza però poter esercitare questo nuovo titolo sul territorio. Una situazione che, di conseguenza, ricade negativamente sulla salute del cittadino poco tutelata e sulla carenza dell’assistenza di prossimità. Secondo Pierpaolo Volpe, presidente dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Taranto, gli infermieri dovranno attendere ancora sette mesi prima di iniziare a lavorare nelle 17 case di comunità presenti nel capoluogo ionico, di cui una nella città dei Due Mari. «Tempi molto lunghi - ha detto Volpe - dovuti soprattutto alla burocrazia amministrativa, necessaria per concludere il concorso regionale infermieri del 2025, al quale ha partecipato anche l’Asl Taranto, e avviare le procedure di assunzione del personale medico. L’appello è rivolto al governatore Antonio Decaro e alla giunta per velocizzare i processi e garantire l’attivazione del Decreto Ministeriale 77/2022 con il quale è stata riformata l’assistenza di prossimità».
Una figura chiave, quella dell’infermiere di famiglia, capace di prendere in carico 3mila abitanti: «Non si tratta di singoli cittadini – ha spiegato Volpe – ma di interi nuclei familiari che vengono seguiti da un solo operatore sanitario. Stiamo vivendo è un momento tragico in campo medico, questa figura professionale è un vero e proprio “filtro” non solo nella cura dei pazienti, ma soprattutto per la gestione delle chiamate di codici bianchi e gialli che, oggi, purtroppo ingolfano il Pronto Soccorso».
All’interno delle case di comunità, luoghi d’aggregazione che prevedono standard di circa 11 infermieri, gli operatori sanitari si mettono a completa disposizione delle famiglie, con un servizio assistenziale a domicilio: evitando, così, gli accessi impropri al Pronto Soccorso e garantendo un primo decongestionamento della struttura ospedaliera. «Molto spesso il cittadino – ha detto il presidente dell’Opi Taranto- viene sopraffatto dalla paura e dall’ansia del sintomo che si manifesta a causa della scarsa conoscenza delle malattie cronico degenerative. Tutti eventi che generano diversi via vai del servizio di emergenza 118 che invece dovrebbe restare a disposizione per i codici rossi».
Una figura professionale, quindi, utile anche per alleggerire e supportare il sistema sanitario attraverso la gestione delle richieste di analisi, screening periodici e il monitoraggio costante della copertura medica dell’intera comunità appartenente al distretto unico di Taranto. Un passaggio che oltre ad abbattere le liste d’attesa e permettere l’intervento sanitario preventivo e diretto, consente principalmente la divulgazione di informazioni base per distinguere le patologie gravi da quelle che si possono curare in autonomia e rafforzando di conseguenza la cultura della medicina.
















