La procura di Taranto ha chiesto il processo per i quattro imputati coinvolti nell'inchiesta sul suicidio avvenuto l'11 gennaio dello scorso anno nell'ospedale Santissima Annunziata di un paziente psichiatrico in attesa da 13 ore di un ricovero. Il pubblico ministero Raffaele Graziano ha chiesto il rinvio a giudizio per i due medici e i due infermieri, difesi dagli avvocati Andrea Albanese, Antongiulio Leuzzi, Daniele D'Elia, Claudio Petrone e Raffaele Errico, finiti sotto accusa in una storia che ha messo nero su bianco le criticità strutturali e l'emergenza vissuta nella struttura sanitaria tarantina e in particolare nel reparto di Pronto soccorso.
Un anno fa un paziente psichiatrico in «codice arancione» ha infatti atteso per 13 ore al Pronto Soccorso «senza ricevere una visita medica», indice «di una situazione organizzativa-strutturale deficitaria» avevano infatti scritto i consulenti del pubblico ministero nella loro relazione. In quel documento medici legali Roberto Catanesi e Biagio Solarino avevano sostenuto che è «indubitabile» il fatto che le «criticità strutturali» del pronto soccorso «ingolfato da pazienti» possano aver inciso anche sulle scelte individuali dei singoli medici diventando un «un vulnus nel livello di auspicato modello di trattamento, ritardando apprezzabilmente le misure di prevenzione che sarebbe stato possibili adottare».
In quelle 89 pagine i due consulenti hanno ridotto al minimo le colpe dei medici finiti nell’inchiesta, ma hanno puntato il dito contro la situazione critica in cui si trova la sanità ionica e chiarendo che non solo il suicidio non era prevedibile, ma che quella sera in particolare, la situazione nel reparto di primo intervento era talmente drammatica che il personale in servizio aveva inviato persino una mail alla direzione generale per denunciare le condizioni in cui stavano operando.
Insomma, al di là del caso specifico, anche da un’inchiesta giudiziaria emerge il quadro difficile della sanità tarantina: «una attesa della prima visita medica, in codice “arancione”, pari a 13 ore; un arco di tempo – scrivono i consulenti della procura - davvero lungo, per qualsiasi colore di codice, ma davvero inaccettabile per un codice arancione». Un caso su cui i familiari, assistiti dall'avvocato Andrea Silvestre, ora chiedono giustizia.
















